Categorie approfondimento: Fallimentare
20 Febbraio 2010

Concordato preventivo e transazione fiscale

Di cosa si tratta

In giurisprudenza si è detto che la transazione fiscale sia regolata al fine di dettagliare la procedura in sede di concordato preventivo, ma riteniamo che si tratti di qualche cosa di più che sole norme di procedura.
Il decreto del Tribunale di Roma del 27 gennaio 2009 (est. Dott. La Malfa) afferma che: “L’istituto della transazione fiscale di cui all’art. 182 ter Legge Fall. non si configura come un accordo transattivo distinto ed autonomo rispetto al concordato preventivo, tale da conferire all’erario un potere di veto sulla proposta. La norma in questione si limita infatti a prevedere esclusivamente una disciplina procedurale per consentire l’espressione del voto agli uffici fiscali, i quali, come gli altri creditori, sono soggetti e vincolati all’esito delle votazioni ed all’eventuale omologazione del concordato”.
La norma prevede che con il piano concordatario di cui all’art. 160 L. Fall. il debitore possa proporre il pagamento, anche parziale, dei tributi amministrati dalle agenzie fiscali e dei relativi accessori, limitatamente alla quota di debito avente natura chirografaria anche se non iscritti a ruolo, ad eccezione dei tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea e che la proposta possa prevedere la dilazione del pagamento. Se il credito tributario è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore o a quelli che hanno una posizione giuridica ed interessi economici omogenei a quelli delle agenzie fiscali; se il credito tributario ha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari.
La disposizione prosegue con il dettaglio della procedura da seguire e individua le competenze a pronunziarsi sulla proposta e nella procedura.
Il decreto romano aggiunge anche che: “In sede di omologa del concordato preventivo, il tribunale può procedere, pur non modificandone il contenuto, ad una “riqualificazione” della proposta al fine di stabilire quali tra le classi nella stessa indicate abbiano diritto al voto”. Nel caso di specie, il Tribunale ha escluso che, ai fini del voto, potesse essere considerata classe quella formata da creditori privilegiati per i quali era previsto il pagamento integrale ed ha altresì escluso dal voto altra classe formata da creditori erariali pagati in percentuale in considerazione del fatto che tali creditori, per la restante parte del credito degradata a chirografo (Concordato preventivo: le classi dei privilegiati), andavano a formare altra classe; il Tribunale ha evitato che il loro voto venisse conteggiato in entrambe le classi.
Il decreto esamina l’effetto della mancata espressione del voto da parte dell’Agenzia delle Entrate e afferma che, in caso di inerzia degli uffici, la proposta concordataria anche per la parte dei creditori fiscali prosegua considerando ai fini del voto tale comportamento come voto contrario, ma l’approvazione del concordato vincola gli uffici al contenuto della proposta.
Nel caso in concreto trattato, gli Uffici finanziari centrali non avevano interloquito nella procedura ed ottemperato alle incombenze previste dall’art. 182-ter L. Fall., nonostante l’attivazione della procedura da parte del proponente e solleciti da parte del commissario giudiziale anche con un rinvio dell’adunanza dei creditori, disposto per consentire a tale parte di esprimere il voto; l’inerzia manifestata con disinteresse nella vicenda concordataria, è stata ritenuta rappresentare una violazione colpevole di tali disposizioni. Non avendo l’Agenzia delle Entrate espresso alcun voto, il tribunale ha ritenuto che si dovesse procedere al conteggio dei voti ai sensi dell’art. 177 L. Fall.. In tale modo la classe ove il credito era considerato non ha conseguito la maggioranza, ma la maggioranza delle classi era stata raggiunta, come la maggioranza complessiva dei crediti, che avevano votato favorevolmente, e quindi è stato approvato il concordato.
In ordine al trattamento dei crediti fiscali la classe formata solamente dai creditori privilegiati, per la quale era stato proposto il pagamento integrale e dunque non è stata ammessa a votare ai sensi dell’art. 177 L. Fall. è stata ritenuta “inesistente”, in quanto composta totalmente da soggetti che non partecipano alla formazione delle maggioranze.
Le classi invece formate dagli stessi creditori fiscali, alle quali era proposto il pagamento in misura percentuale e la classe ancora composta dagli stessi crediti, per la parte degradata a chirografo, cui era offerta una diversa percentuale per la parte di credito non compresa nell’altra classe (quindi tre volte) si è ritenuto che, applicando il piano come proposto, ne sarebbe derivato che gli stessi creditori fiscali avrebbero votato per ben tre volte, e cioè nell’ambito della maggioranza complessiva e nell’ambito di due classi; il riconoscimento del voto in due distinte classi avrebbe determinato una inammissibile reiterazione del voto ed una dilatazione del potere di tale creditore.
Ciò ha portato a considerare di “riqualificare” la proposta, senza modificarne il contenuto per stabilire le classi votanti e quindi valutare correttamente il voto espresso dai creditori nel loro ambito.
Il Tribunale ha escluso dal voto i crediti fiscali ritenendo che non dovessero conteggiarsi al fine del voto delle classi di cui all’art. 177, primo comma, secondo periodo L. Fall. escludendo la moltiplicazione del voto di taluno dei creditori attraverso la frammentazione del suo trattamento.
Affrontando il tema dell’autonomia della “transazione fiscale”, si hanno due risposte diverse dalla dottrina e dalla giurisprudenza. Per la dottrina il suo perfezionamento e la sua validità sono condizioni essenziali della possibilità di pervenire alla falcidia dei crediti privilegiati fiscali nel concordato preventivo; quella che assume la non autonomia dell’istituto di cui all’art. 182-ter L. Fall. rispetto al concordato preventivo, ritiene che il voto contrario dell’agenzia fiscale non impedisca che il concordato possa spiegare pienamente i suoi effetti e che, ove sia approvato, il pagamento percentuale previsto per i crediti fiscali divenga obbligatorio verso tutti i creditori.
Condividiamo la tesi della non autonomia in quanto l’art. 182-ter L. Fall. non si discosta dall’art. 160 L. Fall. nel prevedere la possibile falcidia dei crediti privilegiati tributari, ma aggiunge la disciplina procedurale attraverso la quale gli uffici fiscali pervengono al voto; inoltre non ci troviamo di fronte ad un negozio a contenuto transattivo, perché non è prevista la stipula di un accordo contenente reciproche concessioni e non si tende a risolvere o prevenire una lite tra il fisco e il debitore; in tal senso sarebbe improprio parlare di autonomia del negozio rispetto al diverso negozio costituito dal concordato.
Il contenuto precettivo dell’art. 160 L. Fall. sulla falcidia dei crediti privilegiati è sufficiente a consentire il superamento del principio d’indisponibilità dei crediti tributari; dal punto di vista funzionale, la transazione fiscale si atteggia come procedura predisposta per consentire agli uffici fiscali di partecipare al concordato col loro voto e per dettare le regole attraverso le quali legittimamente gli uffici esprimono il voto; formalmente quello espresso dagli uffici fiscali è un voto, reso come quello degli altri creditori in applicazione del principio maggioritario, e non è un’espressione di volontà alla stregua dell’accettazione di un negozio; è qualcosa di più e di diverso da un atto negoziale.
La disciplina dell’art. 182-ter L. Fall. non contiene una fase volta alla definizione di trattative tra le parti, come sarebbe stato necessario se si fosse trattato di una transazione; di contro si attribuirebbe al fisco un potere di veto insindacabile con violazione dei diritti del proponente e degli altri creditori; il concordato ha una sua funzione autonoma rispetto alla transazione fiscale e può vivere di vita propria, cosa che non è per la transazione che può essere proposta solamente nell’ambito di altra procedura del sistema concorsuale.
In caso di voto negativo e di mancato voto, ove il concordato venga omologato, diviene vincolante anche per il fisco, che subisce la falcidia ivi prevista.

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