Categorie approfondimento: Fallimentare
20 Settembre 2012

Concordato preventivo con continuità aziendale

Di cosa si tratta

Uno dei peggiori effetti che si produceva quando l’impresa entrava in difficoltà ed era oggetto di ricorso a procedure concorsuali era il blocco, magari momentaneo, della sua attività; talora scaturivano effetti devastanti perché, facendo parte di un sistema produttivo, andava a interrompere una catena nella quale l’impresa era inserita.
Per cercare di ridurre questi importanti pregiudizi è intervenuta la recente, ennesima, riforma delle procedure concorsuali (D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in Legge 7 agosto 2012, n. 134) che ha prestato attenzione al concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione dei debiti, definendo anche un nuovo istituto, quale il “concordato con continuità aziendale”.
Già nel suo titolo l’art. 33 afferma che si vuole compiere “la revisione della legge fallimentare per favorire la continuità aziendale”. L’operazione passa attraverso un dettato normativo lungo ed analitico per coordinare il quale, trattandosi anche di interventi frammentari, sarebbero necessarie molte riflessioni. Ci limitiamo ad una prima illustrativa.
L’imprenditore ora può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato riservandosi di presentare la proposta, il piano e la documentazione entro un termine che verrà fissato dal giudice compreso fra sessanta e cento venti giorni, prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni (in totale potenzialmente sei mesi). Nello stesso termine, in alternativa e con conservazione sino all’omologazione degli effetti prodotti dal ricorso, il debitore può depositare domanda per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti. In mancanza di presentazione di quanto indicato, rifiutato il concordato, vi è la pronuncia di fallimento.
Tutte le situazioni improvvise di crisi, che possono derivare anche da condotte di altri che determinano un improvviso pregiudizio, possono ora avere uno strumento volto ad impedire una progressione di effetti negativi alla produzione e ai creditori dell’impresa.
Dopo il deposito del ricorso e fino al decreto di apertura della procedura il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione previa autorizzazione del tribunale il quale può assumere sommarie informazioni; nello stesso periodo e a decorrere dallo stesso termine il debitore può compiere gli atti di ordinaria amministrazione. I crediti di terzi eventualmente sorti per effetto degli atti legalmente compiuti dal debitore sono prededucibili e quindi i fornitori sanno che non temono gli effetti di potenziali revocatorie ed hanno diritto di ricevere l’intero compenso delle forniture o delle prestazioni.
Dopo l’art. 186 L. Fall. è stato aggiunto un art. 186-bis (Concordato con continuità aziendale) che, nel caso di “piano di concordato contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento della proposta”, prevede ora la prosecuzione dell’attività di impresa da parte del debitore, l’alternativa della cessione dell’azienda in esercizio ovvero il conferimento dell’azienda in esercizio in una o più società, anche di nuova costituzione; altra disposizione consente che il piano preveda la liquidazione di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa; queste cessioni, che possono consentire di monetizzare e conferire nuova liquidità, potranno avvenire rimanendo fermi gli effetti anche nel caso di fallimento successivo.
Questo piano deve contenere anche un’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura; la relazione del professionista qualificato ed indipendente, che deve attestare che la prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato deve essere funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori. Il piano può prevedere una moratoria fino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione.
Gli effetti che si producono col deposito di questa domanda diventano importanti; citiamone alcuni: i contratti in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso, anche stipulati con pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell’apertura della procedura e anche eventuali pattuizioni che prevedano tale effetto diventano inefficaci; l’ammissione al concordato non impedisce la continuazione di contratti pubblici se il professionista indipendente ha attestato la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento; di tale continuazione può beneficiare anche la società cessionaria o conferitaria d’azienda o di rami d’azienda cui i contratti siano trasferiti. Il giudice delegato, all’atto della cessione o del conferimento, dispone la cancellazione delle iscrizioni e trascrizioni esistenti sugli immobili.
L’ammissione al concordato non impedisce la partecipazione a procedure di assegnazione di contratti pubblici, quando l’impresa presenta in gara:
a) una relazione di un professionista abilitato che attesta la conformità al piano e la ragionevole capacità di adempimento del contratto;
b) la dichiarazione di altro operatore in possesso dei requisiti di carattere generale, di capacità finanziaria, tecnica, economica, nonché di certificazione, richiesti per l’affidamento dell’appalto, il quale si impegni nei confronti del concorrente e della stazione appaltante a mettere a disposizione, per la durata del contratto, le risorse necessarie all’esecuzione dell’appalto e a subentrare all’impresa ausiliata nel caso in cui questa fallisca nel corso della gara ovvero dopo la stipulazione del contratto, ovvero non sia per qualsiasi ragione più in grado di dare regolare esecuzione all’appalto.
L’impresa in concordato può concorrere all’aggiudicazione di appalti anche riunita in raggruppamento temporaneo di imprese, purché non rivesta la qualità di mandataria e sempre che le altre imprese aderenti al raggruppamento non siano assoggettate ad una procedura concorsuale. In tal caso la dichiarazione può provenire anche da un operatore facente parte del raggruppamento.
Se nel corso di una procedura iniziata l’esercizio dell’attività d’impresa cessa o risulta manifestamente dannosa per i creditori, il tribunale provvede alla revoca dell’ammissione alla procedura. Resta comunque salva la facoltà del debitore di modificare la proposta di concordato.
Altro nuovo effetto è dato dal fatto che le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato.
Il debitore nel ricorso può chiedere che il Tribunale o, dopo il decreto di ammissione, il giudice delegato lo autorizzi a sciogliersi dai contratti in corso di esecuzione alla data della presentazione del ricorso. Su richiesta del debitore può essere autorizzata la sospensione del contratto per non più di sessanta giorni, prorogabili una sola volta. In tali casi, il contraente ha diritto ad un indennizzo equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento. Tale credito è soddisfatto come credito anteriore al concordato. E’ detto poi espressamente che lo scioglimento del contratto non si estende alla clausola compromissoria in esso contenuta. Queste ultime disposizioni non si applicano ai rapporti di lavoro subordinato.
Ora l’imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione necessaria per il concordato, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso di specifici requisiti, sulla veridicità dei dati aziendali e sull’attuabilità dell’accordo con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nei rispetto dei seguenti termini: a) entro cento venti giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data; b) entro cento venti giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione.
Al fine di dare respiro alle imprese in crisi sono state date disposizioni sui finanziamenti per consentire la continuità aziendale nel concordato preventivo e negli accordi di ristrutturazione dei debiti.
E’ ora previsto che il debitore che presenta una domanda di ammissione al concordato preventivo o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o una proposta di accordo ai sensi dell’art. 182 bis, sesto comma, possa chiedere al tribunale di essere autorizzato, assunte se del caso sommarie informazioni, a contrarre finanziamenti, prededucibili, se un professionista designato dal debitore in possesso dei requisiti necessari, verificato il complessivo fabbisogno finanziario dell’impresa sino all’omologazione, attesta che tali finanziamenti sono funzionali alla migliore soddisfazione dei creditori. L’autorizzazione può riguardare anche finanziamenti individuati soltanto per tipologia ed entità, e non ancora oggetto di trattative; il tribunale può anche autorizzare il debitore a concedere pegno o ipoteca a garanzia dei medesimi finanziamenti.
Il debitore che presenta domanda di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale può chiedere al tribunale di essere autorizzato, assunte se del caso sommarie informazioni, a pagare crediti anteriori per prestazioni di beni o servizi, se un professionista in possesso dei requisiti attesta che tali prestazioni sono essenziali per la prosecuzione della attività di impresa e funzionali ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori. L’attestazione del professionista non è necessaria per pagamenti effettuati fino a concorrenza dell’ammontare di nuove risorse finanziarie che vengano apportate al debitore senza obbligo di restituzione o con obbligo di restituzione postergato alla soddisfazione dei creditori.
Il debitore che presenta una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o una proposta di accordo ai sensi dell’art. 182-bis, sesto comma, può chiedere al tribunale di essere autorizzato a pagare crediti anche anteriori per prestazioni di beni o servizi e questi pagamenti non sono soggetti all’azione revocatoria.
Il legislatore, in vista dell’ampio spazio per il risanamento e pensando alla ripresa dell’attività, ha preso in considerazione la necessità di operare la riduzione o perdita del capitale della società in crisi, prevedendo che dalla data del deposito della domanda per l’ammissione al concordato preventivo, della domanda per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione di cui all’art. 182 bis ovvero della proposta di accordo e sino all’omologazione, non si applicano gli art. 2446, commi secondo e terzo, 2447, 2482-bis, commi quarto, quinto e sesto, e 2482-ter cod. civ. e per lo stesso periodo non opera la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale.
Dei tanti provvedimenti che si sono succeduti in questi anni, questo intervento è il più significativo nel considerare le vicende di crisi aziendale come un fatto fisiologico che in certi momenti, come l’attuale, ha anche sensibili accentuazioni. A queste situazioni le nuove norme vengono a favore nel non disperdere le utilità che ancora si possono trarre da strutture produttive ove è necessario ridurre il passo quando il mercato non sostiene l’impresa.
La riforma riteniamo che non sia finita e, a puntate come sta accadendo, ci attendiamo che altri miglioramenti intervengano soprattutto per fare maggiore chiarezza sulla figura di quel professionista, che più volte abbiamo citato, che è chiamato a dichiarare ed ad assumersi responsabilità importanti nello sviluppo delle procedure.

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