Categorie approfondimento: Fallimentare
19 Marzo 2013

Concordato preventivo in bianco: altre opportunità

Di cosa si tratta

Da più parti si dice che, a seguito delle ultime modifiche intervenute nel corso del 2012, il nuovo concordato sia divenuto di una portata troppo ampia nel consentire di cercare di portare avanti proposte che offendono il ceto creditorio ed in particolare quello chirografario; in tale senso si legge di frequente sulla stampa il riporto di percentuali talmente ridotte da fare suggerire al legislatore di introdurre dei minimi non superabili.
Nell’evoluzione degli istituti concorsuali in atto e di allineamento alle discipline esistenti in altri Paesi non condividiamo il solito invito al fatto che sia il legislatore ad intervenire, anche perché non è vero che non esistano strumenti a tutela dei creditori e sacrifici, anche importanti, possono essere imposti dal risultato della votazione sulla proposta concordataria quando questo sacrificio abbia un fondamento.
Ricordando quanto si sia discusso in ordine alla possibilità di entrare nel merito della proposta concordataria e quando questo possa avvenire sospingendosi alla considerazione della c.d. meritevolezza, le opportunità che il nuovo strumento del concordato in bianco offre sono nei fatti maggiori di quanto possa sembrare nella loro applicazione in concreto.
A volte la scelta del ricorso a questo concordato è o sembra un mero tentativo, ma altre volte può dare soddisfazione di quella convinzione dell’imprenditore che vi sia qualche cosa di buono da salvare anche in una situazione che oramai lascia poche speranze.
Convincere il Giudice che sia opportuno autorizzare la gestione provvisoria dell’impresa dopo il tentativo di gestire la fase di organizzazione di una proposta di concordato con un esercizio del periodo che porti ad un esito positivo, può costituire la prova che la prosecuzione può non fare male e salvare il salvabile.
È importante questa fase di dimostrazione che consente di dare un’altra opportunità a quella continuità che è talora l’unico modo di impedire lo sfascio successivo al fallimento.
Sulla base della convinzione di un imprenditore che almeno una linea dell’attività aziendale potesse essere salvata, abbiamo seguito un caso immediatamente successivo alla novella dell’agosto 2012 (Legge 7 agosto 2012, n. 134) di un’impresa ove l’istanza di fallimento era sta presentata dal Pubblico Ministero per la segnalazione di un grande numero di procedure esecutive, alla quale si è accodato anche un creditore.
Situazione impossibile per la formulazione di una proposta, si è voluto chiedere ugualmente il concordato e nei due mesi accordati, bloccata la produzione di macchinario nuovo, l’impresa si è limitata ad effettuare l’assistenza al macchinario venduto presso i clienti.
Dichiarato il fallimento per la mancata presentazione del concordato ed anzi formulando istanza di fallimento in proprio, si è insistito per l’esercizio provvisorio, che è stato disposto dopo avere considerato da parte del giudice i positivi esiti di un breve periodo caratterizzato da una diversa conduzione.
Autorizzato l’esercizio provvisorio dell’impresa, salvati tutti i posti di lavoro durante questo arco temporale con la continuazione dell’attività, ora l’impresa andrà all’asta e già molti sono i soggetti che hanno cauzionato il loro interessamento ad acquistarla.
Così facendo l’azienda è rimasta attiva, ha funzionato, non ha perso i clienti, ha rassicurato quelli che avevano comprato le sue macchine per l’assistenza che non è venuta meno, ha ricevuto ordini per produrre nuove macchine.
Se quindi quella domanda di concordato non fosse stata presentata, se quel pensiero di un imprenditore coraggioso e convinto non vi fosse stato, questa sarebbe stata una delle tante imprese fallite e disfatte, il cui patrimonio sarebbe stato perso e dove il mercato avrebbe raccolto solo qualche briciola di quello che invece era ancora un valore per quanto sommerso dai debiti, soprattutto privilegiati dello stato per fisco e previdenza.
Anche quando un’azienda sta fallendo non bisogna “buttare l’acqua sporca con il bambino dentro”, come si diceva una volta; bisogna guardarci dentro e, se c’è qualche cosa da salvare, va esperito il tentativo operando per rimuovere la bollatura di una cattiva gestione aziendale.
Nel caso illustrato l’imprenditore credeva di riprendersi l’impresa, ma non lo ha fatto perché questa valeva più di quanto lo stesso pensasse e la domanda di altri si è fatta avanti con offerte maggiori delle attese; però il nostro imprenditore ha realizzato una duplice utilità: ha recuperato un valore che in sede fallimentare andrà distribuito ai creditori, risolvendo con una operazione il realizzo di tutto l’attivo, e ha conservato un’impresa.
Prima di arrendersi, è necessario guardare l’impresa da un diverso punto di vista perché possa essere considerata appetibile, anche in parte, e bisogna dimostrarlo; crediamo che ci vogliano due cose: un giudice adeguato e una convinzione che abbia dato un inizio di dimostrazione.

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