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15 Giugno 2018

Concessione del credito a impresa poi fallita: la responsabilità della banca

Nei fatti accade che il credito venga accordato dagli istituti di credito quando si ritengano garantiti; una prima situazione è quella dell’esistenza di garanzie prestate da terzi, ma anche con frequenza ricorre quando l’impresa versi in condizioni di controllo da altra che non abbia problemi di solvenza.
Il secondo è il caso considerato dalla sentenza (Cass. civ., Sez. I, 14 maggio 2018, n. 11695), che in materia di concessione abusiva del credito, afferma sussistere la responsabilità della banca, che finanzi un’impresa insolvente e ne ritardi in questo modo il fallimento, nei confronti dei terzi, che abbiano confidato nella sua solvibilità ed abbiano continuato ad intrattenere rapporti contrattuali con essa, quando sia provato che i terzi non fossero a conoscenza dello stato di insolvenza e che tale mancanza di conoscenza non fosse imputabile a loro colpa.
La Corte ha rigettato il ricorso della società controllata, che aveva citato in giudizio la banca, ritenendola responsabile di aver ritardato i tempi di fallimento dell’azienda controllante, in quanto le due società condividevano gli stessi amministratori infedeli che avevano, falsificando i bilanci, “ingannato” l’istituto bancario in merito al fatto che non ci fosse alcun stato di decozione, determinando quest’ultimo nella concessione senza colpa di un finanziamento alla controllante.
La Corte ha ribadito che si può affermare la responsabilità del soggetto a cui si imputa il fatto illecito fonte di pregiudizio, se ed in quanto l’affidamento che il danneggiato ripone nella condotta altrui sia immune da colpa, e ha statuito che nella concessione abusiva del credito, sussiste la responsabilità della banca, che continui a lasciare a disposizione somme a un’impresa insolvente e ne ritardi il fallimento nei confronti di terzi.
Nella sentenza la Corte ritiene che la società controllata possa essere terza, anche con analoghi soggetti operanti come amministratori, ed abbia la veste di creditore danneggiato e non di società danneggiata.
Il piano probatorio, che pone l’onere al creditore, comporta la necessità che “la consapevolezza della situazione economica della controllante era irrilevante se quella poteva manovrare a piacimento la controllata”.
È necessario quindi dimostrare di essere inconsapevole della situazione di insolvenza, ma anche che di ciò fosse incolpevole il terzo “posto che quella di concedere credito ad una società decotta costituisce un illecito se ciò provoca un danno ad un terzo contraente e nel concreto per averne incolpevolmente ignorato, a causa del comportamento della banca, l’effettiva situazione”.

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