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5 Febbraio 2012

Comunione della proprietà industriale

Di cosa si tratta

Un tema che aveva dato da discutere era quali fossero le facoltà relative alla proprietà di più soggetti su un marchio, brevetto od altro.
Il legislatore con il Codice della Proprietà Industriale ha inserito una affermazione in ordine alla proprietà e nel 2010 ha ritenuto di intervenire aggiungendo un comma alla precedente previsione (l’art. 6-bis CPI), comma che, anziché chiarire, ha posto dei problemi interpretativi.
In precedenza nel Codice era detto solamente che, quando un diritto di proprietà industriale era di più persone, si applicavano le norme relative alla comunione, dettate dal codice civile.
Il principio resta valido “salvo convenzioni in contrario”.
Il nuovo comma aggiunge che una serie di attività, espressamente indicate, possono essere effettuate da ciascuno di tali soggetti “nell’interesse di tutti”.
I casi specifici elencato sono: “la presentazione della domanda di brevetto o di registrazione, la prosecuzione del procedimento di brevettazione o registrazione, la presentazione della domanda di rinnovo, ove prevista, il pagamento dei diritti di mantenimento in vita, la presentazione della traduzione in lingua italiana delle rivendicazioni di una domanda di brevetto europeo o del testo del brevetto europeo concesso o mantenuto in forma modificata o limitata e gli altri procedimenti di fronte all’Ufficio italiano brevetti e marchi”.
L’ordine dei commi già dovrebbe consentire di dire che la regola è la comunione e, salvo diversi accordi, le norme da applicare vanno tratte da quella sede.
I poteri attribuiti anche a uno solo dei comproprietari pongono il quesito di quanto il sistema si discosti dal regime prescelto.
Posto che l’elencazione contempla anche il compimento di scelte che in regime di comunione avrebbero dovuto essere condivise, l’impressione che si ricava è che l’elenco non rappresenti un precetto tra le parti, ma una abilitazione al compimento di atti che possono essere stati adottati da tutti i comproprietari d’intesa tra loro, senza l’opposizione di nessuno di essi od ancora previsti come dovuti da accordi intervenuti tra loro.
Chi si avvantaggia del precetto è in molti casi non tanto la parte o le parti comproprietarie, ma l’ufficio che riceve correttamente la domanda e non compie indagini sul titolo abilitante, l’attività compiuta nei confronti di terzi in relazione al procedimento di brevettazione, l’ufficio il ricevimento dei diritti pagati, la presentazione di documenti, le variazioni e le modifiche al testo del brevetto.
Sembra che soprattutto questa estesa legittimazione individuale a compiere atti specificamente individuati interessi la certezza della loro validità nei confronti dei destinatari dei comportamenti.
Se poi chi ha operato non lo ha fatto “nell’interesse di tutti”, si apre una questione che non inficia l’atto e il conseguente effetto; dovrebbe essere l’atto conforme a quello che dovrebbe essere l’interesse di tutti, ma qualora non lo fosse non è il destinatario degli atti indicati che debba attivarsi, ma toccherà a quel comproprietario che voglia fare valere le proprie ragioni il cui titolo resta fondato sulla qualità del suo diritto, regolato dalla comunione.
Questo porta a ritenere che l’elencazione compiuta abbia natura eccezionale e valga per i casi espressamente considerati e non per altri, essendo il secondo comma solo apparentemente diretto a regolare la comproprietà dei titoli, ma soprattutto volto a soddisfare ragioni pratiche, infelicemente affrontate in una sede impropria.
Sono stati sul tema affrontati soprattutto due temi: gli atti di disposizione del titolo e l’uso fatto solo da qualcuno dei titolari.
Alla prima domanda se uno dei comproprietari possa disporre del titolo a favore di altri anche nei confronti del comproprietario, traendo fondamento dall’art. 6-bis C.P.I., la risposta va tratta dalla comunione, che, se ad esempio di origine ereditaria, pone il tema del rispetto del diritto di prelazione del comproprietario coerede ai sensi dell’art. 732 cod. civ..
Alla seconda se l’uso fatto anche solo da uno dei comproprietari avvantaggi anche gli altri, a nostro avviso ha risposta affermativa, come nel caso di uso del marchio che salvi dalla decadenza per mancato impiego dello stesso.
Le risposte non derivano dalle norme del C.P.I., ma dal regime della comunione.

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