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17 Giugno 2018

Commissione bancaria di massimo scoperto

Saranno le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, a breve, a pronunciarsi sulla questione della rilevanza o meno, nella determinazione del TEG (tasso effettivo globale) e, dunque, ai fini della verifica di usurarietà, delle commissioni di massimo scoperto previste o addebitate nei rapporti di conto corrente.
Il problema -di estrema importanza visto che l’inclusione o meno di tale voce di costo nel calcolo del tasso effettivo influisce sul risultato che ne consegue in termini percentuali e quindi, sul superamento o meno del tasso soglia- è stato oggetto, soprattutto nell’ultimo decennio, di due opposti orientamenti giurisprudenziali dei quali abbiamo già dato conto.
La Commissione di Massimo Scoperto è il corrispettivo dell’obbligo della banca di tenere a disposizione del cliente una certa somma per un certo lasso di tempo e non dipende dalla utilizzazione del credito ricevuto.
Discende da questo che la Commissione di Massimo Scoperto deve essere computata solo ed unicamente nel caso in cui il cliente non abbia mai utilizzato l’apertura di credito. Nel caso invece che sia stata utilizzata la disponibilità, la banca non può applicare la commissione, in quanto la Commissione di Massimo Scoperto risulta essere priva di una giustificazione causale, in quanto il corrispettivo della messa a disposizione del cliente di una certa somma è rappresentato dagli interessi corrispettivi applicati.
Consegue che la Commissione di Massimo Scoperto vada calcolata o sull’intera somma messa a disposizione dalla banca (accordato) ovvero sulla somma rimasta disponibile in quel dato momento e non utilizzata dal cliente.
Quindi la Commissione di Massimo Scoperto, applicata sull’utilizzato, non è dovuta perché priva di causa. È anche priva di giustificazione causale in caso di chiusura del conto, che determina il venir meno anche dell’apertura di credito in esso regolata.
Già prima della L. n. 2/2009, in ottemperanza al disposto di cui all’art. 1 della legge n. 108/96, la Commissione di Massimo Scoperto avrebbe dovuto essere considerata un onere aggiuntivo ed essere calcolata come tale nella determinazione del TEG, trattandosi di una forma di remunerazione della somma messa a disposizione che rientra pienamente nella previsione della L. n. 108/96, fonte primaria, che è prevalente sulle circolari della Banca d’Italia.
Non può neppure obiettarsi che non essendo stata la Commissione di Massimo Scoperto compresa nel calcolo del TEGM sino al 2009 si raffronterebbero categorie non omogenee, posto che l’art. 644 co. 5 c.p. ha carattere di onnicomprensività e nega, quindi, i principi di omogeneità e simmetria del TEGM e del TEG.

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