Categorie approfondimento: Lavoro
21 Dicembre 2012

CO.CO.PRO. dopo la riforma Fornero

Di cosa si tratta

All’entrata in vigore della Riforma Fornero ci siamo subito occupati del c.d. contratti di lavoro CO.CO.PRO (nel sito Cfr.: Riforma “Fornero”: collaborazioni coordinate e continuative). Si voleva capire la portata della modifica e i nostri commenti non sono stati molto favorevoli nell’esprimere un giudizio sull’adeguatezza delle norme.
È ora intervenuta la Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 11/12/2012, n. 29, che è volta a impartire direttive agli Ispettorati ed elenca – a titolo meramente esemplificativo – le attività difficilmente inquadrabili nell’ambito di un vero rapporto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, che dovranno essere trasformati dal personale ispettivo in contratti di lavoro subordinato.
Il fine evidente è quello di restringere l’ambito applicativo dell’istituto per lasciarlo a quelle forme di attività che abbiano quell’apporto del “lavoratore” differenziale da quello di lavoro subordinato e che abbiano a concretarsi in un “progetto” vero. I rapporti devono essere riconducibili ad “uno o più progetti specifici”, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal lavoratore. Il concetto di programma di lavoro od una sua fase vanno definitivamente archiviati. Va quindi compiuta puntualmente la descrizione del progetto, che sostituisce la precedente “indicazione del progetto” e individuato il risultato finale, quindi il raggiungimento di un risultato finale obiettivamente verificabile.
La Circolare usa espressioni quali “un risultato inteso quale modificazione della realtà materiale che il collaboratore si impegna a realizzare in un arco temporale”; deve essere quindi un risultato che porti ad un “risultato finale che sia idoneo a realizzare uno specifico e circoscritto interesse del committente”.
Al fine di espletare da parte degli Ispettorati un’attività ispirata ad uniformità di comportamento del personale ispettivo sull’intero territorio nazionale, il progetto non può consistere in una riproposizione dell’oggetto sociale del committente; non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi in quanto si deve porre in relazione all’attività dell’impresa come un affiancamento all’attività principale che da questa si distingua e non si confonda con essa.
A fondare l’impossibilità che i compiti siano ripetitivi, l’attività non deve consistere in una mera attuazione di quanto impartito dall’imprenditore, anche di volta in volta senza che possa esprimersi un margine di autonomia e di autodeterminazione nelle modalità esecutive dell’attività.
Viene sottolineato che, se anche l’autonomia collettiva avesse espresso indicazioni per individuare il rapporto, queste consistono in una facoltà di individuazione nei C.C.N.L., ma non condizionano la presunzione di subordinazione che è l’alternativa di qualificazione.
Si afferma che sulla base della giurisprudenza si possono individuare funzioni dove il personale ispettivo dovrà ricondurre alla subordinazione i rapporti posti in essere, adottando i conseguenti provvedimenti sul piano lavoristico e previdenziale in quanto difficilmente possono essere oggetto di un vero progetto e, a titolo esemplificativo, si elenca: addetti alla distribuzione di bollette o alla consegna di giornali, riviste ed elenchi telefonici; addetti alle agenzie ippiche; addetti alle pulizie; autisti e auto trasportatori; baristi e camerieri; commessi e addetti alle vendite; custodi e portieri; estetiste e parrucchieri; facchini; istruttori di autoscuola; letturisti di contatori;- magazzinieri; manutentori; muratori e qualifiche operaie dell’edilizia; piloti e assistenti di volo; prestatori di manodopera nel settore agricolo; addetti alle attività di segreteria e terminalisti; addetti alla somministrazione di cibi o bevande; prestazioni rese nell’ambito di call center per servizi cosiddetti in bound.
La Circolare prende in considerazione anche il corrispettivo nel contratto a progetto e chiarisce che il compenso minimo del collaboratore a progetto va individuato dalla contrattazione collettiva, sulla falsariga di quanto avviene per i rapporti di lavoro subordinato, in applicazione dei principi di cui all’art. 36 Cost. In mancanza di una contrattazione collettiva specifica, il singolo committente dovrà garantire che il compenso non sia inferiore, a parità di estensione temporale dell’attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto.
Ricorda inoltre che l’assoggettamento contributivo è legato alle somme effettivamente erogate al collaboratore a prescindere da una valutazione di congruità di quanto viene corrisposto.
La circolare n. 29/2012 precisa la parte relativa ai profili sanzionatori, basati sull’art. 69, comma 1, D.Lgs. n. 276/2003, che dispone che la mancata individuazione del progetto determina la costituzione di un rapporto di lavoro di natura subordinata a tempo indeterminato, se non vi è un collegamento ad un preciso risultato finale, un’autonoma identificabilità dall’oggetto da quella dell’attività dell’impresa e i compiti non siano meramente esecutivi e ripetitivi; in questi casi entra in gioco la presunzione relativa di subordinazione e l’Ispettore dovrà interessare gli istituti previdenziali. Questo in particolare accadrà quando il lavoratore svolga la propria attività con modalità analoghe agli altri lavoratori subordinati dell’impresa; in pratica si afferma che se anche il lavoro fosse simile a quello degli altri, il lavoro a progetto dovrà prevedere modalità di effettuazione diverse da come gli altri lo svolgono.
Laddove le prestazioni attengano a soggetti che siano dotati di elevata professionalità, che verranno meglio precisate dalla contrattazione collettiva, in questi casi la presunzione semplice non andrà ad operare, anche se l’intervento delle parti sociali non è obbligatorio, ma facoltativo.

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