27 Settembre 2018

La clausola contrattuale che attribuisce la competenza al giudice straniero

Un’interessante sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del luglio 2018 ha fatto il punto in merito al contenuto delle clausole contrattuali che stabiliscono la competenza e la giurisdizione di un giudice straniero in caso di controversie.
La vicenda aveva ad oggetto contratti relativi ad operazioni finanziarie e la questione verteva in ordine alla restituzione di somme investite. Introdotta la causa davanti al Giudice italiano, il convenuto eccepiva il difetto di giurisdizione del giudice italiano, stante l’espressa previsione nei contratti della competenza giurisdizionale del Tribunale di Bamberg in Germania e, di conseguenza, l’applicazione della legge tedesca.
Il Tribunale di Milano nel 2013 dichiarava il difetto di giurisdizione, cioè riconosceva di non poter decidere sulla questione che era stata sottoposta. La Corte d’appello di Milano nel 2016 confermava tale decisione, ritenendo che la clausola contrattuale relativa alla giurisdizione e alla scelta del foro non fosse affatto generica, ma molto chiara nello stabilire che “Foro competente è Bamberg. Vale il diritto tedesco”. Rilevava altresì che non risultavano patti successivi intesi alla scelta di un diverso foro e che non poteva ritenersi applicabile l’art. 6, n. 1, del Regolamento CE 44/2001, poiché il foro individuato dalle parti è esclusivo, salvo patto contrario, ex art. 23 Regolamento CE 44/2001.
Con il ricorso in Cassazione “per motivi attinenti alla giurisdizione”, il ricorrente contestava l’interpretazione della Corte d’appello della clausola contrattuale secondo cui “Foro competente è Bamberg. Vale il diritto tedesco”, sostenendo che tale pattuizione non riguardasse affatto la giurisdizione (cioè, in termini generali, a quale Giudice nazionale dovesse essere sottoposta la questione), ma solo la competenza per territorio nel caso in cui le parti avessero voluto adire il Giudice tedesco; sosteneva altresì che la clausola non fosse sufficientemente chiara, tale da dimostrare la volontà delle parti di rinuncia alla giurisdizione italiana; evidenziava che il foro di Bamberg non fosse stato neppure indicato come esclusivo e riteneva quindi la piena applicabilità del Regolamento CE 44/2001, che consente all’attore di adire un unico giudice, a prescindere da eventuali pattuizioni sulla competenza, prevalendo anche sulla competenza eventualmente esclusiva ex art. 23, proprio per evitare i conflitti tra giudicati.
La Cassazione rileva che a norma dell’art. 23 del Regolamento CE n. 44/2001 qualora le parti, di cui almeno una domiciliata nel territorio di uno Stato membro dell’Unione Europea, abbiano attribuito la competenza al giudice di uno Stato membro, la competenza esclusiva spetta a questo giudice. Questa competenza è esclusiva salvo diverso accordo tra le parti.
Nel caso di specie, all’interno del testo contrattuale, le parti avevano inserito la clausola sopra riportata, che, pur nella sua essenzialità, indicava in modo chiaro ed univoco la scelta delle stesse di optare per la competenza giurisdizionale del foro tedesco. Secondo la Corte non si può sostenere che tale clausola attribuisse la sola competenza per territorio, nel caso in cui si fosse scelto di adire l’Autorità giudiziaria tedesca, condizione che non risulta in alcun modo dal testo contrattuale. Secondo la Corte, poiché la competenza, secondo un orientamento consolidato, costituisce “una frazione o misura della giurisdizione, l’indicazione di un determinato giudice, appartenente a un determinato Stato, deve intendersi normalmente intesa a conferire la giurisdizione esclusiva ai giudici appartenenti al sistema giurisdizionale di quello Stato.
Ciò posto, la Corte ha poi rilevato la natura esclusiva della clausola e ha osservato che non risultava un diverso accordo delle parti, ad esempio per la scelta della cd. “clausola di proroga asimmetrica”, che cioè vincola una parte alla giurisdizione dei giudici di uno Stato membro ed autorizza invece l’altra ad adire, a sua scelta, anche giudici di un diverso Stato membro o individuati dalle convenzioni internazionali,
La Suprema Corte ha infine esaminato la questione se la clausola attributiva di competenza giurisdizionale possa derogare non solo ai criteri generali, ma anche a quelli speciali, e, nel caso concreto, a quanto previsto dall’art. 6 n. 1 del Regolamento citato, che dispone che la persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro: “1) in caso di pluralità di convenuti, davanti al giudice del luogo in cui uno qualsiasi è domiciliato, sempre che tra le domande esista un nesso così stretto da rendere opportuna una trattazione unica ed una decisione unica onde evitare il rischio, sussistente in caso di trattazione separata, di giungere a decisioni incompatibili”. Sul punto, le pronunce Corte giustizia europea hanno affermato che l’art. 6 n. 1 deroga alla competenza generale del foro del domicilio del convenuto di cui all’art. 2 del Regolamento, ma non può derogare alla competenza esclusiva stabilita dalle parti.
Le Sezioni Unite rigettavano quindi il ricorso.
In conclusione, la sentenza esaminata pone il tema della verifica e dell’attenzione da porre alle clausole attributive della competenza (e della giurisdizione) nei rapporti contrattuali e sul loro carattere di esclusività, nel momento in cui non sia disposto diversamente dalle parti. Ciò vale quando ci si accinge a sottoscrivere un contratto con un partner commerciale straniero, ma in termini generali ogniqualvolta ci sia almeno una parte domiciliata in uno Stato membro dell’Unione Europea, quindi anche la parte domiciliata in Italia.
Vale la pena riportare l’articolo 23 del Regolamento CE 44/2001: “Qualora le parti, di cui almeno una domiciliata nel territorio di uno Stato membro, abbiano attribuito la competenza di un giudice o dei giudici di uno Stato membro a conoscere delle controversie, presenti o future, nate da un determinato rapporto giuridico, la competenza esclusiva spetta a questo giudice o ai giudici di questo Stato membro. Detta competenza è esclusiva salvo diverso accordo tra le parti.”
L’articolo stabilisce che la clausola deve essere conclusa per iscritto e che “la forma scritta comprende qualsiasi comunicazione con mezzi elettronici che permetta una registrazione durevole della clausola attributiva di competenza”. L’attenzione che va prestata è quindi doppia, perché riguarda anche le modalità di comunicazione adottate dalle parti nella negoziazione del rapporto contrattuale.

(Visited 1 times, 42 visits today)