Categorie approfondimento: Assicurazioni
21 Maggio 2012

Claims made: validità

Di cosa si tratta

Quasi un anno è passato da quando ci siamo occupati di un caso di “claims made” (a richiesta fatta), invocato da una assicurazione su una vicenda articolata di uno spedizioniere. La clausola opera in modo che l’assicuratore assume la garanzia solo per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta nel corso del periodo di assicurazione. Se ne è affermata la validità anche con riferimento a richieste che, presentate nel corso di validità del contratto, attengano a fatti accaduti prima della sua conclusione.
Nel caso sottoposto a giudizio e deciso da una sentenza del Tribunale di Milano (18 marzo 2010, n. 3527) si verteva di un evento accaduto durante il periodo contrattuale dell’assicurazione, ma segnalato all’assicurato dopo la scadenza del periodo.
Lo schema ricorrente nella pratica è il c.d. loss occurrence (insorgenza del danno) che dà copertura per i fatti occorsi durante la vigenza del contratto anche se la contestazione e la richiesta di risarcimento vengono formulate dopo la scadenza e questo entro il limite della prescrizione decennale. Con il claims made sono assicurati i fatti antecedenti la cui contestazione all’assicurato nasca in corso dell’assicurazione.
Per l’art. 1917, comma 1° cod. civ. “l’assicuratore è obbligato a tenere indenne l’assicurato di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell’assicurazione, deve pagare ad un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto”; in pratica la norma chiama a rispondere l’assicurazione per tutti i fatti occorsi nel corso del contratto. Il patto “claims made” collega la copertura assicurativa alla richiesta di risarcimento e, se questa è successiva, l’assicurazione non risponde.
Il Tribunale di Milano ritiene valida la clausola in quanto si tratta di una deroga lecita, consentita dal fatto che la norma non è imperativa in quanto l’art. 1932 cod. civ. dichiara l’inderogabilità solo dei commi terzo e quarto, ma non il primo.
Posta la rilevanza di questa deroga il Giudice ha affrontato il tema della natura tipica o meno del relativo contratto e, contrariamente alla tesi della Cassazione (n. 5624 del 15 marzo 2005, che comunque la ritiene lecita), ne ha ritenuto la tipicità. Tale qualificazione comporta l’appartenenza al tipo contrattuale la cui peculiarità è legata al momento della denunzia e non al fatto materiale produttivo di effetti risarcitori. Il fatto che si tratti di contratti aleatori comporta solamente la differenza di regime sul punto, ma non l’esclusione dell’alea. Se quindi è tipico, è riconosciuto dall’ordinamento e quindi la clausola non può essere nulla, né il contratto.
Altro motivo fondante la validità sarebbe per il Giudice dato dal fatto che questo nuovo schema contrattuale consente di gestire in modo più idoneo le riserve e consente anche di adeguare i premi richiesti ai massimali di polizza; questa è la lettura dal punto di vista diciamo anche di interesse pubblico alla garanzia.
La clausola “claims made” pura non richiederebbe neppure l’espressa sottoscrizione come patto vessatorio in quanto non è limitativa della responsabilità, ma delimita solamente che cosa copra come oggetto e periodo; potrebbe infatti essere più opportuna di altre forme quando sia usata nella forma “pura” per coprire il tempo antecedente trascorso ove l’assicurato non avesse avuto altra polizza; resta il fatto che quando si arriva a scadenza la copertura è finita.
Diverso discorso vale per la “claims made” mista, cioè quelle combinazioni assieme a “loss occurrence” o “act committed” concluse al fine di limitare l’estensione della garanzia, che si avrebbero con l’applicazione della “claims made”. In questi casi il Giudice di Milano ne ha affermato la vessatorietà e quindi l’inefficacia laddove non espressamente sottoscritte nel contratto; l’effetto però è limitato nel senso che non dispiega efficacia solamente la limitazione temporale, ma il contratto resta valido con gli effetti della “claims made” e quindi, se la contestazione è successiva alla scadenza dell’assicurazione, questa non risponde.
Il consiglio che ne discende, per chi non fosse ancora assicurato e all’inizio dell’attività e per qualche anno dopo, è quello di usare una “claims made” pura, senza limitazioni per il periodo antecedente l’assicurazione, in sede di conclusione del nuovo contratto e proseguire con analogo tipo; mentre quando ci si avvicina al momento nel quale si intende cessare l’attività, per stare sicuri su riprese di responsabilità antecedenti optare per un’assicurazione “loss occurrence”, risparmiando denaro per il premio ed estendendo la copertura all’attività antecedente che si è cessata, stando tranquilli.

(Visited 15 times, 3 visits today)