Categorie approfondimento: Ricerca e innovazione
4 Febbraio 2012

Claim system: limitazione della tutela brevettuale

Di cosa si tratta

Nel diritto industriale si individua un fenomeno da reprimere con il quale, apportando differenze marginali, si pensa di eludere la tutela brevettuale; viene comunemente chiamato “claim system” o “principio degli equivalenti”.
Nasce in ambiente di common law e al fine di non vanificare la tutela brevettuale si propone di reprimere quelle forme di contraffazione che poggiano su prodotti brevettati che da questi si discostano per elementi marginali quali la forma o la dimensione.
Nel tempo il tema si evolve in parallelo a quanto accade nella normativa dei vari Paesi europei, che introducono accanto alla descrizione, anche le “rivendicazioni” ed assieme concorrono a definire l’individuazione del contenuto dell’esclusiva.
Il cuore della tutela era quindi costituito da quel fulcro caratterizzante la parte innovativa del prodotto, che si individuava con la descrizione, le rivendicazioni e i disegni.
La crescente importanza delle rivendicazioni ha portato ad un diverso modo di redigerle cercando di andare a descrivere i limiti e i confini di quanto oggetto di copertura; l’ambito dell’invenzione protetta trovava attraverso le rivendiche l’individuazione della tutela e non la sola descrizione, anche attenta delle peculiarità differenziali. Si inverte quindi il piano che vede con la delimitazione compiuta dalle rivendiche l’esclusione da protezione per ciò che sta al di fuori di quanto rivendicato.
Con la Convenzione di Strasburgo adottata dagli stati membri del Consiglio d’Europa il 27 novembre 1963, trasfusa poi nella Convenzione sul Brevetto Europeo (CBE) del 1973 all’art. 69, comma 1, si dice che “i limiti della protezione conferita dal brevetto sono determinati dal tenore delle rivendicazioni. Tuttavia la descrizione e i disegni servono a interpretare le rivendicazioni”. Si sposta quindi anche in Europa l’attenzione ai confini di quanto rivendicato piuttosto di quanto sia positivamente descritto come centro dell’invenzione.
In Italia l’adeguamento concettuale nuovo è avvenuto solo di recente con l’art. 52, 2° comma del Codice della Proprietà Industriale (CPI), che lo ha codificato.
L’equilibrio viene individuato nell’ambito del descritto e rivendicato con il tentativo di individuare l’equilibrio tra la protezione accordata e la ragionevole certezza per i terzi (comma 3° art. 52 CPI).
“Per determinare l’ambito della protezione conferita dal brevetto si tiene nel dovuto conto ogni elemento equivalente ad un elemento indicato nelle rivendicazioni” (art. 52, comma 3°-bis, aggiunto dal D.Lgs. n. 131 del 2010). Con il percorso che possiamo ritenere ultimato è quindi nell’ambito dei confini dati dalle rivendicazioni che assume ruolo la descrizione che non è del concetto inventivo, ma della concreta invenzione realizzata.
Al fine di accertare l’equivalenza dovrà essere deciso come trattare il materiale brevettuale (descrizione, rivendiche), come interpretarlo. Era stato anche proposto il ricorso ai principi interpretativi dei contratti, ma l’assenza di pertinenza pare ovvia. Più adeguato è certo attribuire un senso oggettivo di quanto esposto, raccordato al linguaggio usato all’epoca della richiesta di protezione dagli esperti nel settore; questo è meglio di quanto non sia una anche molto qualificata interpretazione dottrinale adeguata magari per un ambiente universitario.
I modi di individuazione dell’equivalenza possono essere individuati: a) in quello che individua lo “stesso lavoro”, “sostanzialmente nello stesso modo”, arrivando ad un risultato simile, e b) il raggiungimento di uno stesso effetto tecnico del trovato in contraffazione; la soluzione del trovato contestato in relazione alle conoscenze tecniche medie esistenti.

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