Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
14 Marzo 2015

Cessione di ramo d’azienda senza il marchio

Di cosa si tratta

Il negozio di trasferimento d’azienda può essere autonomo rispetto agli accordi, contenuti nel medesimo contratto, relativi alla licenza del marchio di titolarità dell’alienante e può rimanere in essere nonostante questi ultimi perdano efficacia.
Qualora il contratto di cessione d’azienda non contenga garanzie dell’alienante in ordine alla redditività dell’azienda ceduta, un andamento inferiore alle aspettative dell’acquirente rientra nella alea contrattuale di quest’ultimo.
Lo afferma il Tribunale di Milano “Sezione specializzata in materia di impresa A” in data 6 marzo 2014, est. dott. Pierluigi Perrotti. Il caso è interessante in quanto è ricorrente nella pratica che si realizzino accordi come quelli che si illustreranno.
Era stato concluso un contratto avente ad oggetto un ramo d’azienda costituito da un negozio di centro estetico con un particolare marchio che chiameremo “Benessere”. A margine del contratto, le parti si accordavano anche per l’acquisto di prodotti e arredi non compresi nella cessione.
Si lamentava la violazione degli obblighi contrattuali in forza di una clausola del contratto di commercializzare in via esclusiva per cinque anni solo prodotti a marchio “Benessere” forniti dalla cedente.
Quanto alla violazione del vincolo di esclusiva, l’acquirente evidenziava che il venditore aveva disposto la revoca unilaterale della concessione in licenza d’uso del marchio “Benessere”, con conseguente superamento degli obblighi correlati a questa parte del contratto.
In sede di svolgimento delle trattative, il venditore avrebbe dato un rappresentazione artata, fittizia e inesatta della reale redditività dell’azienda ceduta, inducendo in questo modo l’acquirente ad impegnarsi nelle trattative e a concludere il contratto. Vi sarebbe stata responsabilità precontrattuale e/o dolo ex artt. 1337 e 1440 cc..
L’esecuzione del contratto era stata invece molto problematica a causa della condotta e dei ripetuti inadempimenti del venditore e comunque, nonostante la revoca della licenza d’uso del marchio, il venditore aveva preteso il rispetto del patto di esclusiva per la vendita dei prodotti.
Queste condotte costituivano grave inadempimento della parte del contratto riferita alla licenza d’uso ed illecito concorrenziale ex art. 2598 n. 3) cod. civ. e il venditore chiedeva la declaratoria di inammissibilità e comunque il rigetto di tutte le domande avversarie e la pronuncia di risoluzione parziale del contratto, limitatamente ad alcune clausole, per grave inadempimento nonché l’accertamento della responsabilità precontrattuale e del dolo del venditore con il risarcimento di tutti i danni.
Il venditore ha lamentato anche l’inadempimento della clausola sull’esclusiva, in quanto l’acquirente avrebbe violato l’obbligo di esclusiva in tema di acquisto e rivendita di prodotti estetici, con conseguente facoltà per il venditore di avvalersi della collegata clausola risolutiva espressa contenuta nel testo negoziale.
Era provato che il venditore avesse revocato in via unilaterale la licenza d’uso del marchio concessa a titolo gratuito già sei mesi prima.
Il Tribunale ha ritenuto che l’obbligo di rispettare il vincolo di esclusiva per l’acquisto dei prodotti a marchio “Benessere” abbia la ragion d’essere solo in costanza di licenza d’uso del medesimo marchio. In caso contrario, vi sarebbe un’imposizione iugulatoria a carico dell’acquirente che sarebbe infatti costretta a rispettare l’esclusiva per le forniture, senza però poter più contraddistinguere il proprio punto vendita con l’insegna “Benessere” e con il rischio di subire la reazione del titolare del marchio per la commercializzazione di prodotti recanti il medesimo segno distintivo poiché offerti al pubblico al di fuori dei limiti della licenza preesistente.
Veniva riconosciuto un collegamento indissolubile tra l’obbligo di approvvigionarsi in esclusiva, assunto dall’acquirente, e la concessione della licenza d’uso del marchio da parte dell’acquirente. La revoca della licenza aveva comportato l’automatico e del tutto consequenziale venir meno del correlato impegno contrattuale del convenuto che ha avviato legittimamente la vendita di beni e l’offerta di servizi concorrenti, in quanto i limiti di esclusiva non erano più operanti.
In tema di risoluzione parziale del contratto per inadempimento, limitata ad alcune clausole il tribunale riteneva di accertare se fosse possibile attribuire a questa porzione del contratto una sua compiuta autonomia, in modo tale da scindere tali contenuti negoziali dalla rimanente parte dell’accordo.
In astratto ha riconosciuto plausibile configurare un collegamento tra le clausole che regolamentano la vicenda traslativa dell’azienda da quelle inerenti la licenza d’uso del marchio. La fidelizzazione dell’acquirente all’acquisto per un quinquennio e in regime d’esclusiva dei prodotti a marchio “Benessere” forniti dal venditore potrebbe avere inciso sulla determinazione del prezzo di vendita del centro estetico. I proventi conseguiti dall’acquirente per le vendite di prodotti avrebbero costituito una quota di remunerazione differita del corrispettivo della cessione d’azienda, spalmato sul quinquennio successivo. Non erano emersi elementi idonei a suffragare questa tesi.
Assume poi un significato univoco e dirimente la condotta tenuta dalle parti successivamente alla stipula del contratto; il venditore aveva manifestato l’espressa volontà di recedere dall’impegno di concedere in licenza d’uso gratuito il marchio “Benessere”, senza conseguenze di sorta sulla rimanente parte del contratto ed in particolare sulle clausole relative al trasferimento dell’azienda, sulle quali non aveva svolto alcuna contestazione.
Il venditore ha chiesto in giudizio la risoluzione parziale del contratto, facendo espressamente salva la validità e l’efficacia delle altre clausole.
Il tribunale ha ritenuto possibile interpretare il contratto in base alla comprovata e palese intenzione comune delle parti, ricavabile soprattutto dal comportamento tenuto dalle stesse dopo la sua sottoscrizione. La concorde volontà delle parti era stata indirizzata a far confluire in unico testo negoziale due distinti, autonomi e separati assetti regolamentari: il primo riferito alle vicende traslative dell’azienda, il secondo concentrato sulla distribuzione di prodotti e servizi in regime di licenza d’uso di marchio e con vincolo di esclusiva per l’acquirente.
?Questa seconda parte è venuta meno in concomitanza alla revoca unilaterale della licenza da parte del venditore, effettuata in aderenza alle previsioni contrattuali che non prevedevano condizioni, obblighi di preavviso né penali o altri disincentivi economici a carico del licenziante.
Queste clausole hanno cessato di produrre effetto e di vincolare le parti già dalla data di revoca della licenza d’uso. La prosecuzione degli ordinativi dopo tale momento non contrastava con la ricostruzione in punto di diritto. Dopo la revoca nulla ha vietato all’acquirente di continuare a rivolgersi al venditore per l’acquisto dei prodotti, fermo restando che era già venuto meno l’obbligo di farlo e di farlo in regime di esclusiva.

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