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19 Marzo 2018

Cessione ramo d’azienda e licenziamento dei dipendenti: risarcimento

Abbiamo già considerato l’automatismo del passaggio del lavoratore in occasione del trasferimento di un ramo aziendale (nel sito: “Cessione ramo di azienda e dipendenti”); è ora necessario precisare le sorti nel caso di illegittimità del licenziamento che fosse stato comminato al lavoratore in occasione della cessione del ramo aziendale e gli effetti che produce la sua invalidità.
Il tema è stato oggetto di una pronunzia della Corte di appello di Milano in data 7 marzo 2018 che ha riqualificato una situazione come cessione di ramo d’azienda in luogo di essere una mera revoca dell’affidamento di alcune lavorazioni, assegnate ad un consorzio che a propria volta le aveva ricevute in appalto da terzi per affidarle a una società consorziata.
Su questo primo punto la Corte ha confermato la ricostruzione del Giudice di primo grado che si trattava di una cessione di ramo aziendale in quanto in occasione dell’operazione era stato ceduto l’intero complesso di attrezzature, beni e personale che ha consentito la prosecuzione dell’attività senza interruzione e modifica alcuna. Trattandosi di cessione del ramo aziendale il licenziamento diveniva illegittimo in quanto la lavoratrice avrebbe dovuto passare automaticamente alla società cessionaria che in concreto proseguiva l’attività imprenditoriale.
Quale successivo punto il Giudice doveva decidere se le tutele indennitarie riconosciute in primo grado dovessero essere entrambe applicate; era infatti stata disposta la condanna al pagamento dell’indennità di cui all’art. 18, co. V Statuto Lavoratori nella misura pari a dodici mensilità che aveva come presupposto la declaratoria di illegittimità del licenziamento, e al pagamento delle retribuzioni maturate dal licenziamento all’effettivo ripristino del rapporto, che, a dire dell’appellante, non avrebbero dovuto essere attribuite in ragione del carattere omnicomprensivo dell’indennità.
È stata ritenuta insussistente le violazioni all’art. 18 S.L. in quanto ad avviso del giudicante non si trattava di una duplicazione di tutele; la condanna la pagamento delle indennità di cui al comma V ha quale presupposto la declaratoria di illegittimità del licenziamento, mentre la condanna al pagamento delle retribuzioni maturate e non corrisposte fino al ripristino del rapporto poggia sull’accertata successione della società nel rapporto di lavoro a seguito del trasferimento del ramo d’azienda.

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