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19 Gennaio 2019

Cessione quote Srl e acquisto a valore mutato

L’accordo sintetico, con il quale le parti decidano la cessione di partecipazioni sociali senza indicare altri elementi di riferimento, comporta il rigetto della richiesta di risolvere il contratto quando le vicende sociali successive abbiano comportato dei cambiamenti. È quanto viene affermato dal Tribunale di Milano, Sezione specializzata in data 6 aprile 2018, n. 3949 a conferma di un indirizzo consolidato (tra le tante: “La cessione delle azioni di una società di capitali o di persone fisiche ha come oggetto immediato la partecipazione sociale e solo quale oggetto mediato la quota parte del patrimonio sociale che tale partecipazione rappresenta. Pertanto, le carenze o i vizi relativi alle caratteristiche e al valore dei beni ricompresi nel patrimonio sociale e, di riverbero, alla consistenza economica della partecipazione, possono giustificare l’annullamento del contratto per errore o, ai sensi dell’art. 1497 cod. civ., la risoluzione per difetto di “qualità” della cosa venduta (necessariamente attinente ai diritti e obblighi che, in concreto, la partecipazione sociale sia idonea ad attribuire e non al suo valore economico), solo se il cedente abbia fornito, a tale riguardo, specifiche garanzie contrattuali, ovvero nel caso di dolo di un contraente, quando il mendacio o le omissioni sulla situazione patrimoniale della società siano accompagnate da malizie ed astuzie volte a realizzare l’inganno ed idonee, in concreto, a sorprendere una persona di normale diligenza”: Cass., n. 16031/2007).
Nel caso in concreto le domande di parte attrice non hanno trovato accoglimento in quanto all’addebito sollevato da parte attrice di inadempimento del venditore agli obblighi di correttezza, informazione e “buona fede di cui all’art. 1337 e ss. c.c.” per aver lo stesso “sottaciuto i cambiamenti in ambito societario incidenti in maniera significativa sul valore delle quote”, occorre rilevare come il testo del Contratto (6 righe) mostri la chiara e semplice volontà delle parti di impegnarsi rispettivamente a cedere ed acquistare una quota del capitale sociale per il corrispettivo pattuito, a prescindere da qualsivoglia mutamento di valore della società e/o vicenda inerente il suo patrimonio.
Come sostenuto dal costante indirizzo della Corte di cassazione, a mente del quale, essendo il patrimonio sociale un bene mediato rispetto alla partecipazione societaria, alla cessione di quest’ultima non si applicano, rispetto alle vicende patrimoniali della società, le garanzie di cui agli artt. 1495 e ss. c.c., mentre ogni tutela in proposito è lasciato all’ autonoma regolamentazione delle parti.

Nel caso di specie mancava ogni regolamentazione in materia di garanzie concernenti il patrimonio sociale, talché, per un verso ogni variazione sopravvenuta del patrimonio sociale risulta indifferente rispetto alle obbligazioni assunte dalle parti con il Contratto, e, per altro verso e per lo stesso motivo, nessun obbligo di esecuzione in buona fede del Contratto è stato violato dal venditore per non avere comunicato all’acquirente, un anno e dieci mesi dopo la sottoscrizione, che una società terza avesse disdettato legittimamente il contratto di affitto d’azienda. Non sussisteva un inadempimento addebitabile all’attore dal convenuto.

Inoltre tra le parti era del tutto pacifica la qualificazione del contratto in termini di contratto preliminare di compravendita del capitale sociale e quindi non poteva sostenersi l’inadempimento di parte convenuta all’obbligo di trasferire le quote della Società.
Nei fatti l’acquirente, sia in sede stragiudiziale sia in corso di giudizio, ha affermato di avere prestato il consenso necessario al trasferimento delle quote e si era sempre dichiarato disponibile a formalizzare la cessione davanti al notaio cosicché il trasferimento fosse opponibile alla società e ai terzi.

Era stato piuttosto l’acquirente a mutare completamente il verso delle sue iniziali richieste, passando dalla iniziale diffida ad adempiere il contratto con comunicazione successiva alla data in cui l’azienda affittata era stata restituita a seguito di regolare disdetta dell’affittante a rifiutare la sottoscrizione adducendo la diminuzione del valore del patrimonio e dell’attività della società.; quanto illustrato ha comportato che la domanda di risoluzione proposta da parte attrice non potesse che essere rigettata.
Al contrario la domanda riconvenzionale, proposta da parte convenuta, è stata accolta in quanto l’acquirente si è rifiutato di adempiere all’obbligo di acquistare la quota del 30 % del capitale della società, assunto in forza del contratto, che è stato pacificamente qualificato dalle parti in termini di contratto preliminare di compravendita di quote sociali. Su tale qualificazione il Tribunale ha concordato, considerato il tenore letterale del Contratto stesso, l’interpretazione che ne hanno dato le parti ed i loro comportamenti successivi (artt. 1362 e ss. c.c.).
Il tribunale ha aggiunto che, così come è risultata infondata la domanda di risoluzione del contratto proposta dall’attore sulla base di un presunto, ma insussistente, inadempimento del convenuto, così è destituita di ogni fondamento la pretesa dell’acquirente di liberarsi dal contratto esercitando un presunto diritto di recesso che non risulta fondato su alcun titolo, dal medesimo nemmeno allegato (art. 1321, 1372, 1373 c.c.). E’ poi superfluo aggiungere che in nessun modo, in assenza di apposite previsioni contrattuali, la variazione dal valore del patrimonio della società le cui quote sono oggetto di contratto preliminare di vendita legittima di per sé una delle parti a recedere dal contratto.
Essendo il prezzo delle quote già stato corrisposto, non si poneva questione di rapporto tra il suo pagamento e il trasferimento delle quote, che poteva essere disposto.

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