Categorie approfondimento: Societario, Approfondimenti Homepage
14 Marzo 2021

Cessione di ramo aziendale: solidarietà tra le parti

Abbiamo già considerato il tema della solidarietà tra cedente e cessionario di un ramo aziendale e riteniamo di aggiornarlo alla luce di una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Cass. III, 18 dicembre 2019, n. 32134) (nel sito: “Trasferimento d’azienda e solidarietà esclusa per i rapporti esauriti” ed altri anche nei rapporti con il fisco).
Si afferma sul tema che la solidarietà per i debiti inerenti l’azienda ceduta, anteriori alla cessione, anche quando risultino dai libri contabili obbligatori, deve essere applicata tenendo conto della finalità di protezione della disposizione con prevalenza del principio generale della responsabilità dell’acquirente qualora si riscontri un utilizzo della norma volto a perseguire fini diversi da quelli per i quali essa è stata introdotta e un quadro probatorio che, ricondotto alle regole generali fondate anche sul valore delle presunzioni, consenta di fornire una tutela effettiva al creditore.
È ancora una questione controversa il fatto che la registrazione contabile dei debiti dell’azienda ceduta e la conseguente responsabilità solidale tra cedente e cessionario che ne scaturirebbe.
Gli articoli da 2556 a 2560 cod. civ. disciplinano il trasferimento dell’azienda per atto tra vivi ed in particolare l’art. 2560 c.c. sancisce la responsabilità solidale tra cedente e cessionario per il pagamento dei debiti relativi l’azienda ceduta, purché questi siano anteriori al trasferimento e risultino dai libri contabili.
La fattispecie era la seguente: il creditore agiva nei confronti di un soggetto che riteneva essere il cessionario di fatto dell’azienda del debitore principale, per vedere accertata la sua responsabilità solidale, eccependo una continuazione di fatto dell’attività svolta dai soggetto cedente, avendo la nuova impresa la medesima compagine sociale, clientela ed attività.
Il percorso motivazionale del giudice si sviluppa su quale sia elemento costitutivo della responsabilità solidale tra cedente e cessionario a seguito dall’avvenuta dimostrazione dell’iscrizione del credito nelle scritture contabili. La Cassazione ha accolto le doglianze del creditore relative all’interpretazione dell’art. 2560 c.c., comma 2, preferendo una interpretazione improntata alla sostanza e non alla forma.
Il principio affermato è il seguente: “in tema di cessione di azienda, il principio di solidarietà fra cedente e cessionario, fissato dall’art. 2560 c.c., comma 2, con riferimento ai debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al trasferimento, principio condizionato al fatto che essi risultino dai libri contabili obbligatori, deve essere applicato tenendo conto della “finalità di protezione” della disposizione, finalità che consente all’interprete di far prevalere il principio generale della responsabilità solidale del cessionario ove venga riscontrato, da una parte, un utilizzo della norma volto a perseguire fini diversi da quelli per i quali essa è stata introdotta, e, dall’altra, un quadro probatorio che, ricondotto alle regole generali fondate anche sul valore delle presunzioni, consenta di fornire una tutela effettiva al creditore che deve essere salvaguardato”.
Quindi non potrà farsi valere solamente il dato letterale della norma a svantaggio del creditore ove sia provato l’intento fraudolento delle parti.
Pur trovandosi con una norma che cerca di tenere insieme interessi diversi e potenzialmente confliggenti, sarebbe possibile istituire una graduatoria tra gli stessi e all’interno di questa collocare in una posizione di vertice quello della tutela dei creditori dell’impresa.
È da condividere la sollecitazione a non limitarsi a una verifica della sussistenza o meno del requisito della registrazione nei libri contabili obbligatori, ma a tenere conto delle varie circostanze che hanno fatto da cornice all’operazione traslativa.
È un nuovo approccio diretto a valorizzare i restanti elementi della vicenda concreta; in questo modo si potrà evitare che, uno strumento pensato per rispondere a una esigenza effettiva, venga piegato per essere posto al servizio di accordi in frode dei creditori dell’impresa.
La prospettiva «sostanzialista» che permea l’intervento della Suprema Corte si presta ad ulteriori sviluppi. Soprattutto riconducibili all’interno del problema della dimostrazione a carico del creditore procedente. Tenendo conto della posizione di inaccessibilità rispetto ai registri contabili del cedente, varrebbe almeno la pena di domandarsi se non sia da ritenere preferibile, in funzione di un più corretto riparto degli oneri probatori, classificare l’elemento in questione come «fatto impeditivo» della responsabilità solidale di cui al capoverso dell’art. 2560; con la conseguenza di addossare sul cessionario l’onere di dare evidenza della mancata registrazione del debito attraverso la produzione delle scritture contabili relative alla precedente gestione dell’impresa.

(Visited 1 times, 12 visits today)