Categorie approfondimento: Societario, Approfondimenti Homepage
16 Gennaio 2018

Cessione di azienda e sopravvenienze passive

Il tema della cessione di una azienda e della solidarietà per i debiti nei confronti del cessionario torna alla ribalta con la pronunzia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 27 febbraio 2017, n. 5054, che era stata investita sul problema dell’inclusione tra i debiti dei casi in cui questi siano rappresentati da “sopravvenienze passive”.
Il tema della cessione d’azienda è stato da noi trattato da quasi una decina di articoli nel sito e torna attuale per le variazioni interpretative intervenute sull’attuale aspetto specifico; la Corte scalfisce le antecedenti conclusioni nei loro presupposti andando ad aprire una potenziare rivisitazione di risultato nei casi pratici che si ritenevano acquisiti.
Dispone l’art. 2560 che: “L’alienante non è liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito”.
Al secondo comma: “Nel trasferimento di un’azienda commerciale risponde dei debiti suddetti anche l’acquirente dell’azienda, se essi risultano dai libri contabili obbligatori”.
Al primo comma si predica per l’alienante di lasciare ai creditori la determinazione del loro consenso alla liberazione e al secondo comma si stabilisce la solidarietà nel dovere pagare il debito anche da parte dell’acquirente ma solo in quanto vi sia una concreta conoscenza di questi per il fatto di risultare il debito dalla corretta contabilità del venditore.
In luogo di essere un discorso limitato alla cessione di una azienda o di un suo ramo analogamente può porsi il tema quando si sia proceduto con trasformazione della forma di impresa od anche per il conferimento aziendale nei casi di società unipersonale.
Il caso affrontato dalla Corte era relativo all’accoglimento della domanda di revoca di un pagamento effettuato a favore di soggetto che poi era fallito e il curatore aveva svolto con successo l’azione di revoca nei confronti del cessionario.
Per il cessionario dell’azienda la richiesta rappresentava una sopravvenienza passiva che non era esistente all’epoca dell’acquisto e per la quale non vi era traccia nei libri contabili in quanto debito successivo alla cessione.
Le obbligazioni non ancora venute ad esistenza al momento della cessione “salvo che non vi sia carenza di identità soggettiva tra le parti perché vi sia continuità di rapporti giuridici pendenti per effetto di trasformazione, anche eterogenea, o conferimento dell’azienda di un’impresa individuale in una società unipersonale”, non rientrano tra le obbligazioni alle quali è tenuto il cessionario.
La rubrica della norma (Debiti relativi all’azienda ceduta) non consente di ritenere estensivamente inclusa nel trasferimento dell’azienda commerciale anche una situazione non già di debito, bensì di successiva azione revocatoria promossa dal curatore del fallimento del solvens.
In forza della natura costitutiva dell’azione, oramai condivisa, e quindi con effetti ex tunc, l’azione incontra un limite nella mancanza di alterità effettiva delle parti titolari dell’azienda; infatti, quando l’atto fosse una trasformazione, vi sarebbe la continuità dei rapporti giuridici pendenti per la perdurante identità soggettiva delle parti ove vi è conoscenza diretta dei rapporti giuridici in divenire, che è estranea alla ragione protettiva del successore a titolo particolare dell’azienda, ragione che sta al fondamento dell’art. 2560 cod. civ.
In precedenza la Corte era attestata che, comunque, nelle situazioni in cui il debito era annotato in contabilità, la corresponsabilità del cessionario restava sempre fondata sull’annotazione ed effettiva iscrizione del debito, escludendo la riconduzione al regime dei debiti anche di quanto dovrebbe qualificarsi come rischio di sopravvenienza passiva derivante dall’attività aziendale.
Quanto illustrato esclude che questo principio possa applicarsi quando il trasferimento dell’azienda si abbia in una trasformazione oppure sia frutto di un conferimento in società unipersonale da parte di imprenditore individuale, quindi il medesimo soggetto con le medesime conoscenze.
Quando non vi sia l’effettiva alterità soggettiva delle parti titolari dell’azienda non può essere data protezione al cessionario che non risponderà più solamente dei “debiti”, ma anche dei rapporti giuridici in divenire, che siano conosciuti direttamente, che giustifica il superamento di quanto risulta dai libri contabili obbligatori.

(Visited 1 times, 18 visits today)