Categorie approfondimento: Credito e banche
15 Luglio 2013

Centrale Rischi: provvedimenti urgenti per rettifiche

Di cosa si tratta

Quando nascono problemi con la Centrale Rischi della Banca d’Italia, gli interventi da compiere sono sempre urgenti. La permanenza di dati inesatti, di dati sbagliati, la non ricorrenza dei presupposti per la segnalazione sono elementi che vanno immediatamente corretti e, in difetto, gli effetti possono essere disastrosi.
In un caso recente l’effettuazione della segnalazione sta comportando la necessità di pensare ad introdurre un concordato preventivo dove i soggetti che verranno penalizzati saranno certamente i creditori chirografari.
Mirando il ricorso giudiziale a rimuovere la segnalazione, ha anche come obiettivo il risarcimento del danno che è stato provocato. Un giudizio per tale secondo fine è proprio non di un provvedimento urgente, ma di un giudizio che postula una attività istruttoria per sua natura non di rapida esecuzione.
Normalmente in termini di forme si pensa di introdurre un ricorso ex art. 700 cod. proc. civ, un giudizio sommario; ma non va trascurato di considerare che è entrato in vigore il D. Lgs. N. 150 del 1° settembre 2011 “Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione”. Questo provvedimento ha proceduto ad effettuare un’abrogazione consistente nell’eliminazione dei commi da 2 a 14 dell’art. 15 del D.Lgs. n. 196/2003, lasciando in vigore solo il primo comma; il comma sesto prevedeva che, sussistendo un pericolo imminente, grave ed irreparabile, il giudice provvedesse con un decreto motivato con il quale dava i provvedimenti necessari. Nel contempo fissava udienza per la comparizione delle parti entro quindici giorni e con ordinanza avrebbe poi confermato, modificato o revocato il provvedimento.
Quanto illustrato sostanzia un rimedio specifico volto a intervenire su una attività di trattamento dei dati personali che rientrava nella procedura illustrata. Essendo invece il 700 cod. proc. civ. un procedimento “residuale” al quale si può ricorrere quando non vi sia un rimedio specifico, la conseguenza era l’inammissibilità del ricorso nelle forme del rimedio generale.
Questo ha portato ad affermare (Tribunale di Lecce, sez. distaccata di Galatina, ordinanza del 8 gennaio 2013, nel sito: “ Centrale rischi: diritto alla rappresentazione esatta degli importi dovuti”) che “Il giudice ha ritenuto che la presentazione del ricorso … determina una situazione di non sussidiarietà nella gestione della fattispecie con differenti possibili strumenti processuali, poiché diversamente decidendo “si appesantirebbe oltremodo la parte attrice con un aggravamento dell’onere della prova sia sull’esistenza del fumus boni juris che del periculum in mora, essendo evidente che un ricorso ex novo (promosso anche con diverso procedimento) non godrebbe appieno (in termini temporali, ma anche di cognizione) delle difese e del materiale raccolto nel procedimento ordinario naturale del giudizio in cui viene promosso”.
Il giudice acutamente ha osservato: “L’irreparabilità del pregiudizio che giustifica l’accoglimento del ricorso ex art. 700 c.p.c., va intesa non solo nel senso di irreversibilità del danno alla situazione soggettiva di cui si invoca la cautela, ma anche come insuscettibilità di tutela piena ed effettiva della situazione medesima all’esito del giudizio di merito: trattasi, in altri termini, di fattispecie che ricorre ove l’istante abbia a disposizione strumenti risarcitori per la riparazione del pregiudizio sofferto ma gli stessi non appaiano in grado di assicurare una tutela satisfattoria completa, con conseguente determinarsi di uno “scarto intollerabile” tra danno subito e danno risarcito (cfr. Tribunale di Catanzaro, sez. 2°, ordinanza 10 febbraio2012 – Dott. LANIA), come accade per i danni derivanti da errata segnalazione alla centrale dei rischi, dove il risarcimento avviene pressoché equitativamente, senza riuscire a cogliere la fatalità degli stessi”.
Posto quindi sul piano meramente procedimentale che le controversie previste dall’art. 152 del D. Lgs. n. 152/2003 (Autorità giudiziaria ordinaria), è disposto che: “1. Tutte le controversie che riguardano, comunque, l’applicazione delle disposizioni del presente codice, comprese quelle inerenti ai provvedimenti del Garante in materia di protezione dei dati personali o alla loro mancata adozione, nonché le controversie previste dall’articolo 10, co. 5, della legge 1° aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni, sono attribuite all’autorità giudiziaria ordinaria. 1-bis. Le controversie di cui al comma 1 sono disciplinate dall’articolo 10 del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150”, va letto in coordimento con le norme successive sul processo, l’art. 10, co. 1°, del D.Lgs. n. 150/2011 (“Le controversie previste dall’art. 152 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, sono regolate dal rito del lavoro, ove non diversamente disposto dal presente articolo”) prevede che le controversie sono regolate dal rito lavoro e, in assenza di un procedimento speciale cautelare in detta sede di tale rito, necessariamente è possibile il ricorso all’art. 700 c.p.c.

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