Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
12 Dicembre 2014

Le cause ostative alla voluntary disclosure

Di cosa si tratta

In merito alle cause che impediscono l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria di chi sia detentore di attività di natura finanziaria non dichiarate, l’art. 5-quater, comma 2, del DL 167/1990, convertito, con modificazioni, dalla legge 227/1990, prevede che “la collaborazione volontaria non è ammessa se la richiesta è presentata dopo che l’autore della violazione degli obblighi di dichiarazione di cui all’articolo 4, comma 1, abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, per violazione di norme tributarie, relativi all’ambito oggettivo di applicazione della procedura di collaborazione volontaria”.
Quindi, il soggetto che sia già divenuto bersaglio di attività di accertamento tributario o di indagini penali non potrà accedere alla voluntary disclosure e beneficiare del regime previsto. La ratio della norma è evidente: chi è già “dentro la rete” degli accertamenti fiscali o penali, non può cercare di sfuggire chiedendo di collaborare “volontariamente”.
La norma precisa che l’autore della violazione deve aver già avuto “formale” conoscenza dell’accertamento o delle indagini: serve quindi un atto formale notificato oppure il compimento di operazioni formali, come un accesso o un’ispezione.
Dal punto di vista dei soggetti interessati, la norma prevede un’estensione significativa, in quanto stabilisce che non è necessario che la conoscenza formale avvenga in capo all’autore della violazione. La preclusione, infatti, opera anche quando la formale conoscenza di accessi, ispezioni, accertamenti, verifiche sia stata acquisita “da soggetti solidalmente obbligati in via tributaria o da soggetti concorrenti nel reato”. Se anche solo uno di tali soggetti è raggiunto da una comunicazione formale, allora non sarà possibile accedere alla procedura di collaborazione volontaria.
Per evitare aggiramenti della preclusione, la norma stabilisce inoltre che “la richiesta di accesso alla collaborazione volontaria non può essere presentata più di una volta, anche indirettamente o per interposta persona”.
Da ultimo, il comma 3 dell’art. 5-quater prevede che, entro 30 giorni dall’esecuzione dei versamenti dovuti in sede di collaborazione volontaria, l’Agenzia delle entrate comunica all’Autorità giudiziaria competente la conclusione della procedura e ciò al fine di interrompere eventuali iniziative in ambito penale, sancendo in ogni caso la non punibilità per i reati elencati nel successivo art. 5-quinquies, lettere a) e b).

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