Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
18 Novembre 2010

Business plan: valenza giuridica

Di cosa si tratta

Due sedi principali ci hanno fatto incontrare le previsioni normative in ordine a “Piani” finanziari che non sono meglio precisati. Nell’ordinamento sono richiamati e non altrimenti regolati quei Piani che devono essere predisposti essenzialmente in due principali materie: quella societaria e quella della crisi di impresa.
Il primo comparto vede la previsione di Piani in materia di fusione societaria a seguito di acquisizione con indebitamento e in relazione al finanziamento dedicato ad uno specifico affare, mentre il secondo entra in giuoco con i Piani di risanamento dell’esposizione debitoria per riequilibrare la situazione finanziaria o ancora per l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti, concluso con i creditori che rappresentino almeno il sessanta per certo dei crediti, nonché ancora a supporto di una proposta concordataria con pagamento non integrale dei crediti provvisti di privilegi; questi ultimi Piani devono essere accompagnati da una Relazione di un professionista individuato da norme, che attesti la veridicità dei piani aziendali e la loro fattibilità.
Con questi limitati richiami alle sedi nelle quali i Piani sono richiamati possiamo affermare che abbia riconoscimento giuridico, idoneo a produrre conseguenti effetti, il c.d. business plan.
Il legislatore anche comunitario non si è ancora sospinto a regolare questo strumento, avendo prestato attenzione principalmente al piano patrimoniale ed economico, compiutamente regolato dal Codice, lasciando ancora il piano finanziario a sé, anche se è di tutta evidenza che si è alle porte di un intervento organico in materia.
Già prima del suo riconoscimento formale, il business plan può essere produttivo di effetti dal momento che se sulla base della sua formazione si procede a compiere operazioni il venir meno del suo perseguimento va a comportare responsabilità, anche se è chiaro che si tratta di effetti diversi dalla violazione di disposizioni come nei casi delle citazioni compiute.
Per precisare i limiti attuali delle disposizioni che fanno riferimento al business plan ne compiamo l’elencazione:
art. 2501 bis, comma 3° cod. civ., ove in caso di fusione tra società delle quali una abbia contratto debiti per acquisire il controllo dell’altra, che va a rappresentare la garanzia generica o fonte di rimborso di questi debiti, il progetto di fusione deve indicare le risorse finanziarie per soddisfare le obbligazioni della società che andrà a realizzarsi a seguito della fusione. In questi casi un Esperto dovrà redigere una Relazione che deve indicare le ragioni che giustificano l’operazione e contenere il Piano economico e finanziario con indicazione della fonte delle risorse finanziarie e la descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere.
– art. 2447 decies, lettera b) cod. civ., relativo al finanziamento di uno specifico affare. In questi casi il contratto deve contenere il piano finanziario dell’operazione, indicando la parte coperta dal finanziamento e quella a carico della società.
– art. 67, comma 3°, lettera d) Legge fall., va ad indicare le operazioni che non sono soggette alla revocatoria fallimentare ed in particolare prevede che non lo siano gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse sui beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a garantire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata da un professionista.
– art. 182 bis Legge fall. ancora prevede l’intervento del professionista che predisponga una Relazione sull’attuabilità dell’accordo con i creditori con riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo.
– art. 160 Legge fall. prevede che per la presentazione di una proposta di concordato preventivo venga predisposto un Piano che preveda la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione delle ragioni dei creditori nelle più varie forme. Per i creditori privilegiati il piano potrà prevedere il pagamento parziale in misura non inferiore a quella realizzabile in ragione della collocazione preferenziale sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione,
– art. 161, comma 3° Legge fall. sempre per il concordato parla ancora del piano che deve essere accompagnato dalla relazione di un professionista che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del Piano.
Con quanto si è voluto esporre si è evidenziato come il business plan, cioè lo strumento della regolamentazione finanziaria che si dà un’impresa, sia ancora agli albori della sua regolamentazione.
E’ sempre previsto che sia un esperto di pratiche aziendalistiche quello che debba intervenire, dettagliandone i requisiti professionali. Forse per ora si è stati timidi e con ricorso a specialisti che sul piano aziendale sono non sempre vicini alla realtà, in particolare per le imprese medie e piccole. In ogni caso la generalizzazione dell’obbligo di disporre di uno strumento finanziario caratterizzato da elementi tecnici da piegare alle concrete applicazioni dei settori più diversi in cui possono operare le imprese potrebbe andare a aggravare le strutture leggere che male sopporterebbero l’imposizione.

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