Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
17 Febbraio 2014

Bonifici dall’estero: scatta la ritenuta del 20%

Di cosa si tratta

Ancora una volta ci troviamo nella condizione di dover avvisare gli utenti del sito degli effetti imprevisti che potrebbero derivare da un provvedimento adottato dall’Agenzia delle Entrate che, nella fattispecie, potrebbe comportare, a far data dal 1 febbraio 2014, la ritenuta del 20% sugli importi trasferiti dall’estero all’Italia mediante bonifico in favore di persone fisiche, enti non commerciali e società semplici. Particolarmente colpiti sarebbero i soggetti residenti in Italia che prestano attività lavorativa all’estero (si veda a esempio l’articolo nel sito: Lavorare in Svizzera: l’aspetto fiscale.) e che ricevono l’accredito dello stipendio mediante bonifico dall’estero oppure provvedono autonomamente a trasferire in Italia le somme ricevute su un conto estero.
Il provvedimento in questione è la circolare 38/E del 23 dicembre 2013, da leggersi congiuntamente al provvedimento 2013/151663 del 18 dicembre 2013, che detta le modalità di attuazione delle novellate disposizioni della D.L. 167/90 in tema di “monitoraggio fiscale”.
Soggetti destinatari della norma sono le persone fisiche non titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo per i quali si presume che i flussi finanziari siano derivanti dall’esercizio di tali attività.
Ai sensi del primo periodo del comma 2 dell’articolo 4 del decreto legge n. 167 del 1990, i redditi derivanti dagli investimenti detenuti all’estero e dalle attività estere di natura finanziaria sono in ogni caso assoggettati a ritenuta o ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, secondo le norme vigenti, dagli intermediari residenti che intervengono nella riscossione dei relativi flussi finanziari e dei redditi, oltre che nei casi in cui detti investimenti ed attività siano ad essi affidati in custodia, amministrazione o gestione.
Il secondo e terzo periodo del medesimo comma 2 introducono una ritenuta alla fonte a titolo d’acconto con l’aliquota del 20 per cento sui redditi di capitale e redditi diversi individuati dall’art. 67 del TUIR, derivanti da investimenti all’estero e da attività estere di natura finanziaria, che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente.
E’ altresì previsto che il prelievo alla fonte, effettuato nei confronti dei contribuenti appartenenti alle categorie alle quali si applicano gli obblighi di monitoraggio, va in ogni caso operato, indipendentemente da un incarico alla riscossione, a meno che il contribuente non attesti, mediante un’autocertificazione resa in forma libera, che i flussi non costituiscono redditi di capitale o redditi diversi derivanti da investimenti all’estero o da attività estere di natura finanziaria. L’autocertificazione può essere resa in via preventiva e riguardare la generalità dei flussi che saranno accreditati presso il medesimo intermediario, salva contraria specifica indicazione da parte del contribuente correntista.
Ai fini del corretto adempimento dei predetti obblighi di sostituzione tributaria, il contribuente deve fornire ogni utile informazione per individuare l’eventuale natura reddituale del flusso nonché la fattispecie e la relativa base imponibile.
In mancanza di tali informazioni, le ritenute o le imposte sostitutive vanno applicate sull’intero importo del flusso ricevuto in pagamento.
Dette informazioni sono fondamentali al fine di evitare che l’intermediario si trovi obbligato ad applicare il prelievo alla fonte su flussi provenienti da tali attività, anche qualora si tratti di importi che non costituiscono reddito per il proprio cliente o sull’intero importo del flusso ricevuto in pagamento in mancanza della documentazione probatoria necessaria alla determinazione della base imponibile (ad esempio, nel caso di redditi compresi nel capitale corrisposto), nonché qualora sia previsto per norma l’abbattimento della stessa.
L’assenza di informazioni comporterà, infatti,che l’intermediario applichi la ritenuta sull’intero importo del flusso ricevuto in pagamento.
In sostanza, la banca che intermedia il trasferimento di una somma di denaro proveniente dall’estero e destinata a un conto corrente italiano opera la ritenuta del 20% a meno che il cliente non abbia fornito informazioni che ne permettano l’esonero.
Per evitare la ritenuta “automatica” anche nei casi in cui i flussi di denaro non dovrebbero esserne soggetti, si consiglia di procedere al più presto a presentare alla propria banca in Italia, presso la quale insiste il conto corrente destinatario del denaro, un’autocertificazione in forma libera, preventiva e che riguardi tutti i flussi di denaro che saranno accreditati, nella quale si dirà che detti flussi non costituiscono redditi di capitale o redditi diversi. Unitamente all’autocertificazione dovranno essere forniti documenti che provino la natura dei flussi di denaro. In assenza di indicazioni da parte dell’ABI è opportuno contattare la propria banca per avere l’indicazione di quali siano i documenti richiesti e quali siano le modalità dell’invio dell’autocertificazione.
In questo caso l’intermediario è tenuto a segnalare le posizioni per le quali non sia stato applicato il prelievo alla fonte anche per effetto del rimborso quindi si potrebbe avere quale conseguenza la necessità di spiegare il motivo dell’esonero all’Agenzia delle Entrate, qualora l’ente chieda spiegazioni.
Il suggerimento è quello di procedere a questa operazione con tempestività in quanto la restituzione delle somme trattenute senza causa dovrebbe avere dei tempi non brevi. Infatti se il contribuente subisce il prelievo di un’imposta non dovuta ovvero l’imposta viene applicata in misura superiore a quanto dovuto, può richiederne all’intermediario la restituzione entro il termine del 28 febbraio dell’anno successivo a quello del prelievo. In alternativa alla richiesta all’intermediario, il contribuente può presentare all’Amministrazione finanziaria istanza di rimborso con le modalità e i termini stabiliti dall’articolo 38 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

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