23 Gennaio 2019

Nel bilancio devono essere indicate le sanzioni tributarie

Il dovere di indicare in bilancio espressamente e separatamente le sanzioni tributarie che fossero maturate all’epoca è stato puntualmente affermato dalla pronunzia del tribunale di Catania, resa in data 16 marzo 2018, n. 1219.
Il giudizio aveva una complessità legata a precedente attività giudiziale, che però non si era espressa sul punto oggetto di considerazione. Il giudizio aveva ad oggetto l’impugnazione da parte di due dei componenti della compagine sociale (gli attori attuali) della delibera di approvazione del bilancio relativo all’anno di esercizio 2011 della società convenuta.
I vizi dedotti alla delibera sarebbero derivati a) dall’essere stata adottata illegittimamente col voto di soggetti solo apparentemente divenuti cessionari di quote sociali a seguito di due delibere di assemblea e impugnate nell’ambito di altro precedente giudizio definito con sentenza della Sezione specializzata in materia di impresa; b) sarebbe stata omessa la contabilizzazione degli importi maturati per sanzioni e interessi in relazione al debito tributario; c) sarebbero stato erroneamente esposto il valore delle partecipazioni possedute nelle due società; d) sarebbe stato erroneamente omessa la quota di ammortamento dell’esercizio in relazione ai fabbricati.
Nelle conclusionali parte attrice aveva precisato che con altra delibera la società convenuta aveva nuovamente approvato il bilancio di esercizio relativo all’anno 2011 conformandosi (quanto alle modalità di determinazione del valore delle immobilizzazioni immateriali, ossia la valutazione delle partecipazioni finanziarie, ed agli ammortamenti delle immobilizzazioni materiali) alle indicazioni fornite nella sentenza del Tribunale di Catania, prospettando quindi l’avvenuta cessazione della materia del contendere sotto questo profilo e deducendo la delimitazione del presente giudizio: “ai debiti tributari e ai conti d’ordine”.
Per i profili di invalidità che attengono all’omessa contabilizzazione di interessi e sanzioni relativi a debiti era documentato e non contestato, che nel bilancio impugnato l’ammontare dei debiti tributari era stato appostato solo per la quota capitale, senza tenere conto di interessi e sanzioni. Parte convenuta ammetteva espressamente in comparsa che: “i debiti tributari e previdenziali sono stati espositi in maniera dettagliata nella nota integrativa, sono stati iscritti in bilancio al valore nominale della sorte capitale, senza indicare sanzioni ed interessi, anche in considerazione delle contestazioni sollevate presso le competenti sedi”.
Per i principi di chiarezza, completezza e verità che devono connaturare il bilancio societario e tenuto conto delle specifiche finalità cui lo stesso è destinato nei confronti dei terzi ed anche dei soci, è stata opinione del Collegio che i debiti tributari dovevano essere iscritti non solo per la quota capitale, ma anche tenendo conto degli interessi e delle sanzioni, così come, del resto, previsto dal principio contabile nazionale n. 25 OIC che impone l’iscrizione dei debiti tributari al valore nominale, comprensivo di eventuali sanzioni ed interessi maturati ed esigibili alla data di riferimento del bilancio di esercizio.
Non vale a inficiare la conclusione che precede quanto dedotto da parte convenuta in ordine alla non applicabilità della regolamentazione comunitaria destinata solo alle società quotate in borsa ed a quelle di maggiori dimensioni, ma non anche alle piccole società a responsabilità limitata. Non è infatti chiara la ragione per la quale la società convenuta sarebbe esente dal dovere di iscrivere quale posta passiva gli accessori dei debiti scaduti.
Analogamente non è stata ritenuta condivisibile l’argomentazione difensiva svolta dalla società convenuta, in quanto se la scelta di appostare i debiti tributari solo per la quota capitale, senza interessi e sanzioni, fosse stata dettata dalla pendenza di contenzioso riguardante detti debiti sempre in ossequio ai principi di chiarezza e completezza del bilancio, ciò avrebbe comportato l’obbligo di iscrizione degli importi tra i fondi per rischi e oneri includendovi sia le imposte contestate, che gli eventuali interessi più sanzioni, cosa che, in realtà, non è avvenuta.
La decisione di iscrivere in bilancio i debiti tributari senza includervi le sanzioni e gli interessi non risulta rispondere a regole di redazione del bilancio ed ha avuto l’effetto di fornire una errata e non veritiera rappresentazione ai terzi ed ai soci. Proprio per tali ragioni il Collegio ha ritenuto che il bilancio relativo all’anno di esercizio 2011 approvato con la delibera assembleare impugnata, fosse nullo per mancato rispetto dei criteri previsti dalla legge e dai principi contabili che regolano la materia in ordine alla appostazione dei debiti tributari.
In relazione agli altri profili di impugnazione il tribunale ha rilevato la sopravvenuta carenza di interesse di parte attrice in quanto: a) i profili di invalidità dell’assemblea per non corretta individuazione dei soci aventi diritto a partecipare è stata decisa con la citata sentenza del Tribunale di Catania del 2013; b) gli altri due profili di asserita invalidità della delibera di approvazione del bilancio per via della rinuncia a tali profili ad opera della medesima parte attrice.
Per mera completezza, va evidenziato come la superiore statuizione non viola il giudicato formatosi tra le parti per effetto della sentenza precedente, atteso che nella stessa il Collegio non si è pronunciato in ordine ai criteri di appostazione dei debiti tributari, essendosi limitato ad esaminare la questione concernente la mancata indicazione in bilancio della iscrizione ipotecaria legale da parte della esattrice per complessivi euro 246.343 e ritenendo non censurabile, in quel caso, il comportamento della convenuta.
È stata altresì respinta la tesi di parte convenuta secondo cui dovrebbe dichiararsi la cessazione della materia del contendere per l’adozione di nuovo bilancio di esercizio 2011 ad opera della delibera assembleare del 26 giugno 2013. Ciò in quanto ai sensi dell’art. 2377 co.8 c.c. la nuova delibera precludeva l’annullamento della precedente delibera impugnata ove adottata in conformità alle previsioni di legge. Nella specie, la citata delibera del 2013 non risultava prodotta agli atti di tal che non appare possibile per il Collegio verificare l’effettivo tenore della stessa, segnatamente: a) in ordine all’eventuale integrale –e non solo parziale- sostituzione della delibera impugnata nella presente sede; b) in ordine alla mancata riproposizione anche in detta delibera del vizio oggetto di censura nel giudizio in corso.
Da ultimo, è stata ritenuta infondata l’eccezione relativa all’improponibilità dell’azione ai sensi dell’articolo 2434 bis cc. che non può trovare applicazione atteso che alla data di approvazione dei bilanci 2012, 2013, 2014 e 2015 la delibera di approvazione del bilancio 2011 era già stata impugnata dai soci. Ne consegue che la delibera del 27 giugno 2012 doveva essere dichiarata nulla.

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