Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
15 Gennaio 2015

Beni immateriali e ‘Patent Box’: la tassazione agevolata di royalties e plusvalenze

Di cosa si tratta

Con la Legge di Stabilità 2015 (legge n. 190/2014) il Governo ha introdotto un regime opzionale di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzazione di beni immateriali, vale a dire brevetti, marchi e know-how.
Sulla scorta di analoghe esperienze già presenti in ambito europeo (Spagna, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, UK e Belgio), anche il nostro Paese introduce un regime particolare (c.d. “Patent Box”), che dovrebbe conseguire un triplice obiettivo:
1) incentivare la collocazione in Italia dei beni immateriali attualmente detenuti all’estero da imprese italiane o estere;
2) incentivare il mantenimento dei beni immateriali in Italia (o meglio, evitarne la rilocalizzazione all’estero);
3) favorire l’investimento in attività di ricerca e sviluppo.
Secondo il Governo, l’introduzione di tale regime opzionale renderebbe il mercato italiano maggiormente attrattivo per gli investimenti nazionali ed esteri di lungo termine, tutelando la base imponibile italiana. La disciplina è prevista all’art. 1, commi 37 e seguenti della Legge 190/2014.
Nello specifico, sotto il profilo soggettivo, possono optare per il regime agevolato i titolari di reddito d’impresa, a prescindere dalla forma giuridica, dalle dimensioni e dal regime contabile.
Anche i soggetti titolari di reddito di impresa,le società e gli enti di ogni tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato posso esercitare l’opzione, a condizione però di essere residenti in Paesi nei quali è in vigore un accordo per evitare la doppia imposizione e con i quali lo scambio di informazioni sia effettivo.
L’opzione, una volta esercitata, ha durata per cinque esercizi sociali ed è irrevocabile.
Per quanto concerne l’ambito oggettivo di applicazione,il regime di tassazione agevolata riguarda i redditi derivanti dall’utilizzo delle opere dell’ingegno, di brevetti industriali, di marchi d’impresa funzionalmente equivalenti ai brevetti, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico, giuridicamente tutelabili.
Si legge nella Relazione illustrativa della Legge di Stabilità che “ai fini dell’applicazione dei benefici previsti, i marchi di impresa si intendono funzionalmente equivalenti ai brevetti quando il loromantenimento, accrescimento o sviluppo richiede il sostenimento di spese per attività di ricerca e sviluppo; sono in ogni caso esclusi dalla agevolazione i marchi esclusivamente commerciali”. Inoltre si precisa che “la norma non richiede necessariamentela registrazione del bene immateriale, pur dovendosi trattare di beni per cui le leggi vigenti prevedono“potenzialmente” la protezione”.
La Legge di Stabilità prevede comunque che un decreto del Ministero dello sviluppo economico dettile disposizioni attuative, anche al fine di individuare le tipologie di marchi escluse dall’ambito di applicazione del regime agevolato.
L’agevolazione prevista dal regime di “Patent Box” consiste nella esclusione dal reddito complessivo del 50 per cento dei redditi derivanti dall’utilizzazione dei beni immateriali indicati.
Nei primi due anni di applicazione del regime (2015 e 2016), il beneficio fiscale è tuttavia inferiore. Prevede, infatti, la norma che la percentuale di esclusione dal reddito imponibile è stabilita nella misura del 30 per cento, per l’anno di imposta 2015, e del 40 per cento, per anno di imposta 2016.
Una volta a regime (cioè a partire dal periodo d’imposta 2017), l’esenzione sarà piena (pari al 50%) e quindi “consentirà ai fruitori di beneficiare dell’applicazione dell’imposta sul reddito delle società con un’aliquota effettiva pari al 13,75per cento sui redditi derivanti dai beni immateriali”.
L’utilizzo del regime opzionale è possibile, oltre che per i redditi derivanti dalla concessione in uso a terzi dei beni immateriali, anche nell’ipotesi di utilizzo diretto degli stessi.
In tale ipotesi è anzitutto necessario individuare un importo corrispondente al contributo economico che i predetti beni immateriali apportano al reddito complessivo. La determinazione del menzionato importo richiede la preventiva attivazione di una procedura di ruling conforme a quanto previsto dall’articolo 8 del decreto-legge 30 settembre 2003 n. 269 finalizzata alla individuazione dei componenti positivi di reddito ascrivibili all’utilizzo diretto dei beni immateriali (i componenti positivi di reddito impliciti) nonché alla definizione dei criteri con cui procedere alla allocazione dei relativi componenti negativi.
Per questo motivo il legislatore interverrà anche sull’istituto ruling internazionale estendendone l’ambito applicativo soggettivo ed oggettivo, includendo anche soggetti diversi da imprese che hanno attività internazionale, nonché la definizione dell’importo corrispondente al contributo economico ascrivibile ai sopramenzionati beni immateriali.
La medesima procedura di ruling si applica, in ogni caso, al fine di individuare l’importo agevolabile nel caso di redditi realizzati nell’ambito di operazioni intercorse tra società dello stesso gruppo.
Il regime di tassazione agevolata, oltre ad applicarsi ai redditi derivanti dalla utilizzazione dei beni immateriali,può applicarsi anche ai redditi derivanti dalla cessione di tali beni immateriali.
In caso di cessione, le plusvalenze prodotte sono del tutto escluse da tassazione, alla condizione però che il 90% di tale plusvalenza sia reinvestito, prima della chiusura del secondo periodo d’imposta successivo a quello nel quale si è verificata la cessione,nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali.
Nel caso in cui la plusvalenza derivi da una cessione effettuata nei confronti di una società appartenente al medesimo gruppo occorre attivare la procedura di ruling già descritta con riferimento all’utilizzo infragruppo di beni immateriali.
Va evidenziato che l’opzione per il regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo dei beni immateriali rileva, oltre che per la determinazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, anche ai fini Irap.
Per assicurare che il regime agevolato sia applichi a soggetti realmente impegnati nell’attività di ricerca e sviluppo dei beni immateriali e con attività effettiva, quindi non fittizia o strumentale, la norma prevede che l’opzione per il regime di tassazione agevolata è consentita a condizione che i soggetti beneficiari svolgano le attività di ricerca e sviluppo finalizzati alla produzione dei beni immateriali oggetto del regime agevolato, anche mediante contratti di ricerca stipulati con Università o enti di ricerca e organismi equiparati.
Inoltre, la quota di reddito che può essere oggetto di agevolazione è definita in base al rapporto tra i costi di attività di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale eleggibile e i costi complessivi sostenuti per produrre tale bene.
La definizione degli elementi di tale rapporto è demandata all’emanando decreto ministeriale, che adotta le disposizioni attuative del regime agevolativo.

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