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7 Gennaio 2004

La c.d. “Battle of forms”: il contrasto tra formulari nei contratti internazionali

Di cosa si tratta

Sovente gli imprenditori più organizzati dispongono di condizioni generali di vendita e anche di acquisto; capita anche che tra imprenditori entrambe le parti versino nella medesima condizione. Il quesito, che si pone, è quali diventino nel singolo contratto in concreto le condizioni che saranno da applicare in questi casi ad un contratto che viene concluso.
Nell’ordinamento italiano il problema è relativamente di facile soluzione, mentre il discorso si complica quando il contratto intervenga tra operatori di diversi ordinamenti, quando la conclusione del contratto avvenga a distanza ed ancora in particolare quando la vendita sia regolata dalla Convenzione di Vienna.
Se consideriamo il fenomeno all’interno del nostro ordinamento, si ritiene che si abbia per testo adottato della convenzione in concreto quello che abbia avuto per ultimo l’adesione dell’altra parte (art. 1326 cod. civ) .
Se con questo si ritiene di avere risolto il tema, resta invece ancora da risolvere il quesito dell’efficacia di una serie di disposizioni che richiedono dei vincoli di forma; infatti vi sono clausole per l’efficacia delle quali il nostro ordinamento richiede che siano sottoscritte espressamente e quindi il tema non è risolto con riferimento a queAsti patti (artt. 1341 e 1342 cod.civ.).
Se per la parte delle condizioni generali che non contengano questi patti vessatori è ritenuta sufficiente la conoscenza o la conoscibilità per la loro efficacia, per gli altri essersi assicurati la loro valenza equivale ad avere risolto il problema del contrasto tra condizioni, dal momento che non è ipotizzabile un’espressione di volontà vicendevole così contraddittoria.
Quando invece il tema si ponga tra contraenti di Paesi diversi e senza la vigenza di disposizioni analoghe alle nostre interne, le soluzioni che sono state prospettate sono addirittura quattro:

  • la prevalenza delle condizioni generali del proponente (c.d. “first shot-rule” dell’ordinamento olandese) ;
  • all’opposto vi è la tesi della prevalenza delle condizioni dell’accettante (c.d. “last shot-rule” dell’ordinamento statunitense);
  • altra tesi prevede l’introduzione congiunta dei patti (c.d. “knok out rule” dell’ordinamento tedesco), mentre per le clausole che entrano in conflitto per contraddittorietà tra loro vi sarebbe l’automatica espulsione dal testo contrattuale entrando in gioco le disposizioni vigenti in materia;
  • per la quarta tesi il contratto noAn si forma in quanto non sarebbe stato raggiunto l’accordo sui patti (regola della specularità tra proposta ed accettazione: c.d. “mirror image-rule”).

Tutte le tesi svolte dipendono per la soluzione in concreto del problema dall’interpretazione e ricostruzione della conclusione del contratto, dando rilevanza all’individuazione di chi sia stato il proponente o l’accettante ed ancora, se da un lato il nucleo principale dell’accordo esiste sul bene e sul prezzo, altro è la formazione degli elementi relativi a modalità accessorie, ma ugualmente importanti, quando cioè l’accordo base si sia formato, ma la dinamica della conclusione di tutto l’accordo abbia richiesto più sedi di proposta e controproposta.
Per la dottrina tedesca in quanto si abbia dissenso sulle clausole standard e queste costituiscano un elemento sul quale era invece necessario che il consenso vi fosse, allora il contratto dovrà ritenersi non concluso, mentre il contratto sarà da ritenersi perfezionato anche nel contrasto tra condizioni che però non siano principali, ma secondarie nell’interesse tenuto presente dalle parti. Anche il solo fatto che il contratto abbia avuto esecuzione, nonostante il contrasto tra clausole, equivale alla considerazione marginale delle stesAse e che non fossero elemento essenziale dell’accordo; il principio di conservazione opererà per conservare validità ai patti che non siano contrastanti nei testi rispettivi. Rimarranno invece inefficaci quelle clausole, se le parti hanno concluso l’accordo senza che sia nato prima tra le parti il dissenso sul loro contenuto, che erano rimaste non note alle parti stesse.
La conformità, come regola, esiste anche nel nostro ordinamento con riferimento a proposta e controproposta, che veda la successiva esecuzione del contratto, dal momento che per l’art. 1327 cod. civ. l’ultima proposta, eseguita dall’altra parte, è prevalente sulla prima formulazione che non si è perfezionata con l’accettazione.
La sorte del nostro quesito nell’ambito dei Paesi per i quali si applichi la Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale del 11 aprile 1980 (c.d. CISG) è interessante in quanto è una convenzione sottoscritta da quasi tutti i Paesi industrializzati (importanti eccezioni sono il Giappone e l’Inghilterra) e quindi ricorrente come tema nella pratica e la cui operatività impedisce il ricorso alle disposizioni sul diritto internazionale privato.
Sul tema possiamo citare un recente precedente tedesco che aiuta ad affrontarAe il tema fornendo una sua interpretazione (Trib. Federale 9 gennaio 2002).
La prima affermazione interessante è data dal fatto che, in caso di clausole generali per entrambe le parti e di loro equivocità e contrasto, non si esclude la validità dell’accordo. L’esecuzione del contratto è considerato il fatto più significativo della dinamica anche con conoscenza o meno del contrasto tra clausole. Il fondamento della validità è individuato nell’art. 19 della Convenzione, cioè il contratto si perfeziona col contenuto della proposta variata dall’accettazione non conforme, in quanto anche qui si tratterebbe di un contenuto non così saliente da avere impedito di dare esecuzione al contratto. Questa sentenza è stata variamente commentata e in particolare merita citazione quella dottrina che poggia sulla necessità di dare debita rilevanza alla buona fede.

In sintesi

La raccomandazione, che discende da quanto illustrato, è che ci si debba innanzi tutto ricordare di avere le condizioni generali nella negoziazione con altre parti e si debba fare espresso richiamo ad esse, tenendole altresì presenti nel loro contenuto, che va adattato al singolo caso, disattendendole anche espressamente qualora fosse necessario.
Se è vero che si è avuto in proposito un interesse specifico, la loro rilevanza va considerata e comparata a quanto anche l’altra parte abbia predisposto e si debba conseguentemente entrare nel merito delle questioni che potrebbero avere una contrastante regolamentazione, provocando poi conflitti non di facile soluzione.

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