Categorie approfondimento: Credito e banche
12 Luglio 2014

Banche e recupero dei crediti di conto corrente

Di cosa si tratta

La prova di avere dato al correntista non solo gli estratti conto del conto corrente ma anche di avere raggiunto il correntista con questi documenti è ritenuta necessaria dalla Cassazione; tale prova deve esistere e deve essere stato realizzato il presupposto prima di potere procedere al recupero del credito. Lo stabilisce una ordinanza della Cassazione Civile, sez. VI, sent. n. 14887 del 1° luglio 2014.
Il principio che l’invio prima del giudizio di tutta la documentazione contabile fosse un obbligo della banca esisteva già nei precedenti della Corte; ora a questo si aggiunge che va fornita la prova; essenzialmente o la banca si fa firmare per ricevuta la documentazione o la spedisce per plico raccomandato.
Se questo non è avvenuto, il credito della banca non potrà ritenersi provato. Ai fini della prova costitutiva del diritto di credito, oltre alla produzione dei singoli estratti conto analitici la banca deve fornire prova anche dell’avvenuta comunicazione, preventivamente al giudizio, dei medesimi, per porre il cliente nelle condizioni di effettuare le contestazioni.
L’art. 2697 cod. civ. articola tra le parti gli oneri probatori ed afferma che chi vuole far valere un diritto in giudizio ha l’onere di provarne i fatti costitutivi, principio che opera anche nel giudizio di cognizione ordinario anche quando è introdotto a seguito di opposizione a decreto ingiuntivo, comportando per la parte opposta, cioè la banca, l’onere di provare in giudizio i fatti costitutivi della pretesa.
Abbiamo già trattato del recupero del credito che effettua la banca e come in sede monitoria sia sufficiente l’estratto di saldaconto per ottenere il decreto (nel sito cfr.: Il decreto ingiuntivo della banca per il rientro del credito).
Riporta l’ordinanza che nella fase monitoria la banca aveva prodotto l’estratto saldaconto, ma nel giudizio di opposizione successivo, il giudice aveva avuto a disposizione anche la produzione del contratto di conto corrente e di tutti gli estratti conto emessi durante il rapporto, che sono i documenti contabili che consentono l’esame più analitico del rapporto per verificare la misura dell’esistenza del credito, in quanto espongono in dettaglio le movimentazioni debitorie e creditorie intervenute dall’ultimo saldo contabile con le condizioni praticate al cliente.
La prova fornita con estratti conto è più forte rispetto a quella del saldaconto che espone il saldo dei rapporti di conto intercorsi. Nonostante questo, se il cliente non è stato posto in grado di verificare questi documenti prima del giudizio, non potrà essere conseguito l’effetto di avere dimostrato il credito in essere.
La banca deve fornire prova anche dell’avvenuta comunicazione, prima del giudizio, per porre il cliente in grado di effettuare le contestazioni. Se la produzione avviene solamente in corso di giudizio, l’attività è tardiva e il giudice dovrà accogliere la relativa eccezione di parte, dichiarando fondata nel merito la domanda creditoria.
La domanda della banca non potrà essere accolta ai sensi dell’art. 2697 c.c., se non sono stati forniti tutti gli elementi costitutivi del credito, che avrebbero dovuto ricomprendere anche la prova della comunicazione degli estratti conto che era a carico della banca e li doveva mettere a disposizione.
Nel caso trattato dall’ordinanza della Cassazione si afferma: “ai fini della prova costitutiva del diritto di credito, oltre alla produzione dei singoli estratti conto analitici la banca avrebbe dovuto fornire prova anche dell’avvenuta comunicazione, preventivamente al giudizio, dei medesimi all’odierno ricorrente, per porlo nelle condizioni di effettuare, se del caso, le contestazioni. Al contrario, sembra evincersi dagli atti che il ricorrente abbia potuto contestare le voci della documentazione contabile solo in sede di giudizio; la Corte d’appello di Bari ha ritenuto si trattasse di attività tardiva e, pertanto, nel respingere la relativa eccezione di parte, ha dichiarato fondata nel merito la domanda creditoria. L’errore in cui è incorsa la corte territoriale, tradottosi nella violazione dell’art. 2697 c.c., è stato quello di pronunciarsi in accoglimento della domanda senza disporre di tutti gli elementi costitutivi del credito, che avrebbero dovuto ricomprendere anche la prova della comunicazione degli estratti conto che spettava alla banca fornire”.

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