Categorie approfondimento: Credito e banche
10 Marzo 2014

Banca d’Italia fissa i criteri per la centrale rischi sui debitori in concordato

Di cosa si tratta

Le esposizioni nei confronti di imprese che presentano domanda di concordato in bianco devono essere classificate dagli intermediari bancari nell’ambito delle partite “incagliate” dalla data di presentazione della domanda e sino a quando non siano note le sorti dell’istanza.
Con la comunicazione del 7 febbraio 2014 “Le novità in tema di concordato preventivo. Riflessi sulla classificazione per qualità del credito dei debitori” Banca d’Italia detta disposizioni chiare di attuazione, a seguito delle leggi n. 134/2012, di conversione del decreto legge n. 83/2012 (c.d. “Decreto Sviluppo”), e n. 98/2013, di conversione del decreto legge n. 69/2013 (di seguito, “le leggi”), che hanno introdotto importanti modifiche alla Legge Fallimentare (di seguito, L.F.) per la parte che disciplina l’istituto del concordato preventivo, finalizzate a promuovere l’emersione anticipata della difficoltà di adempimento dell’imprenditore e a favorire la prosecuzione dell’attività d’impresa in presenza di determinati presupposti.
Le principali novità sono rappresentate dalla previsione (art. 161 della L.F.) secondo cui il debitore può proporre il ricorso per concordato preventivo corredando la domanda con i soli bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e l’elenco nominativo dei creditori (c.d. domanda di concordato “in bianco”), riservandosi di presentare la proposta, il piano e l’ulteriore documentazione prevista successivamente entro un termine fissato dal giudice compreso tra sessanta e centoventi giorni. Entro tale termine il debitore ha anche la possibilità di domandare al giudice l’omologa di un accordo di ristrutturazione dei debiti, ai sensi dell’art. 182-bis L.F.. Nel decreto in cui viene fissato il termine il tribunale dispone gli obblighi informativi periodici da parte del debitore, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa; altra novità è l’introduzione (art. 186-bis L.F.) dell’istituto del concordato con continuità aziendale, attraverso il quale debitori in stato di crisi possono presentare un piano concordatario che preveda una delle seguenti tre ipotesi: i) prosecuzione dell’attività d’impresa da parte del debitore medesimo, ii) cessione dell’azienda in esercizio, iii) conferimento dell’azienda in una o più società, anche di nuova costituzione.
La nuova disciplina amplia l’utilizzo del concordato preventivo come strumento volto a preservare il valore del soggetto debitore dando la possibilità fino al momento in cui il decreto di omologazione diventa definitivo, di impedire che i creditori inizino o proseguano azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore (art. 168 L.F.).
Le modifiche hanno riflessi sulla classificazione per qualità del credito delle esposizioni verso soggetti che accedono all’istituto del concordato preventivo, ai fini delle segnalazioni di vigilanza e della Centrale dei Rischi. La Banca d’Italia ha fornito chiarimenti sui criteri di classificazione per qualità del credito da adottare in questi casi raccordando le nuove definizioni di non-performing exposures e di forbearance, pubblicate lo scorso 21 ottobre dall’EBA (Autorità Bancaria Europea).
Le modifiche richiamate non innovano rispetto al presupposto oggettivo per potervi accedere, rappresentato dallo “stato di crisi” del debitore. Le relative esposizioni devono essere classificate dagli intermediari segnalanti nell’ambito delle attività deteriorate.
In base alle vigenti disposizioni segnaletiche (Cfr. Circolare n. 272 ”Matrice dei conti” – Avvertenze generali, paragrafo “Qualità del credito”, pag. B.6.) devono essere ricondotte tra le “sofferenze” le esposizioni nei confronti di un soggetto in stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili; devono essere classificate fra le “partite incagliate” le esposizioni nei confronti di soggetti in temporanea situazione di obiettiva difficoltà che sia prevedibile possa essere rimossa in un congruo periodo di tempo.
Con la presentazione di domanda di concordato preventivo “in bianco” rilevano l’oggettiva situazione di crisi del debitore e l’incertezza sulle modalità di risoluzione sino al momento del deposito dell’ulteriore documentazione prevista dall’art. 161 della L.F..
Per evitare il rischio di frapporre ostacoli al processo di risanamento, le esposizioni vanno classificate nell’ambito delle partite incagliate dalla data di presentazione della domanda e sino a quando non sia nota l’evoluzione dell’istanza. Resta fermo che le esposizioni vanno classificate tra le sofferenze: a) qualora ricorrano elementi obiettivi nuovi che inducano gli intermediari, nella loro responsabile autonomia, a classificare il debitore in tale categoria; b) le esposizioni erano già in sofferenza al momento della presentazione della domanda.
È necessario che i soggetti coinvolti nelle procedure diano in bilancio un’informativa adeguata alle dimensioni e all’evoluzione delle esposizioni.
Quando la domanda di concordato si trasformi in Accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182-bis della L.F., le esposizioni vanno ricondotte tra quelle “ristrutturate” e continuano a essere classificate tra le sofferenze le esposizioni già precedentemente segnalate in tale categoria.
A far tempo dalla data di presentazione della domanda di concordato preventivo “in bianco” e sino a quando non sia nota l’evoluzione dell’istanza, la complessiva esposizione del debitore, classificata nell’ambito degli incagli oppure delle sofferenze secondo i criteri sopra descritti, va rilevata tra le non-performing exposures. Ove la domanda si trasformi in Accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182-bis della L.F., le esposizioni vanno rilevate anche nella categoria del forbearance non-performing, nel caso sia di classificazione a ristrutturato sia a sofferenza secondo i criteri indicati.
Rispetto agli altri istituti concordatari, il concordato con continuità aziendale presuppone che lo “stato di crisi” del debitore possa essere superato con la prosecuzione dell’attività d’impresa, in capo al debitore ovvero a un soggetto terzo. Come per il trattamento proposto per il concordato in bianco, anche nel caso di domanda di concordato con continuità aziendale le esposizioni vanno segnalate come incagliate. Inoltre, anche in tale fattispecie vale il criterio in base al quale le esposizioni verso soggetti già a sofferenza al momento della presentazione della domanda devono mantenere la classificazione, nonché l’esigenza che le valutazioni di bilancio riflettano la tipicità di tali esposizioni e le concrete possibilità di buon esito del concordato e che in bilancio sia fornita un’informativa adeguata alle dimensioni e all’evoluzione delle esposizioni in esame. Sulla base degli esiti della domanda di concordato (mancata approvazione ovvero giudizio di omologazione), la classificazione delle esposizioni va modificata secondo le regole ordinarie segnaletiche e di bilancio.
Se il concordato con continuità aziendale si realizza con la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il suo conferimento in una o più società (anche di nuova costituzione) non appartenenti al gruppo economico del debitore, l’esposizione va riclassificata nell’ambito delle attività in bonis. Tale possibilità è invece preclusa nel caso di cessione o conferimento a società appartenente al medesimo gruppo economico del debitore, nella presunzione che nel processo decisionale che ha portato a presentare istanza di concordato vi sia stato il coinvolgimento della capogruppo-controllante nell’interesse dell’intero gruppo. In tale situazione, l’esposizione verso la società cessionaria o conferitaria va classificata tra le esposizioni ristrutturate oppure tra gli incagli o le sofferenze secondo le regole ordinarie segnaletiche e di bilancio. Analoghi criteri di rappresentazione vanno adottati nelle segnalazioni alla Centrale dei Rischi. In particolare, l’esposizione verso la società cessionaria o conferitaria va classificata tra i crediti ristrutturati, ove ne ricorrano i presupposti.
A far tempo dalla data di presentazione della domanda di concordato con continuità aziendale e sino a quando non ne siano noti gli esiti, la complessiva esposizione del debitore, classificata nell’ambito degli incagli oppure delle sofferenze secondo i criteri sopra descritti, va rilevata tra le non-performing exposures.
In caso di omologazione della domanda di concordato, l’esposizione va rilevata anche nella categoria del forbearance non-performing, salvo il caso sopra descritto di cessione dell’azienda in esercizio oppure di conferimento in una o più società (anche di nuova costituzione) non appartenenti al gruppo economico del debitore, laddove l’esposizione può essere considerata come performing.
I criteri sopra indicati si applicano a partire dalle rilevazioni riferite al 31 dicembre 2013. Ai fini delle sole segnalazioni di Centrale dei Rischi, nel caso di procedure già in corso, gli intermediari applicano i suddetti criteri a far tempo dalla data di presentazione della domanda di concordato.

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