Categorie approfondimento: Credito e banche
16 Luglio 2013

Banca: interesse usurario anche con la mora

Di cosa si tratta

Attesa da tempo è arrivata alla fine una sentenza chiara in materia di interessi usurari bancari con considerazione espressa dell’applicazione della soglia di legge anche per effetto della mora con riferimento agli intermediari finanziari.
Lo dice la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 350 del 9 gennaio 2013 che ha stabilito il principio in tema di determinazione dell’usurarietà del tasso d’interesse applicato dagli istituti di credito all’atto della stipula di un contratto di mutuo.
I finanziamenti c.d. onerosi sono caratterizzati dall’obbligo per il debitore di rimborsare il debito, restituendo alla banca, oltre al capitale, anche una somma per interessi. Lo dispone l’art. 1815, co. 1, c.c., infatti, dispone che “salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante”.
Il tasso applicabile deve essere concordato nel rispetto del limite stabilito trimestralmente dal Ministero del Tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei cambi ed è fissato attraverso la rilevazione del tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari (art. 2, co. 1, L. 7.3.1996, n. 108).
Superare la soglia di legge configura un illecito penale, punibile ai sensi dell’art. 644, codice penale e rende nulla la clausola contrattuale che ha previsto il tasso, consentito dall’art. 1815, co. 2, c.c., con questo togliendo il titolo a dovere pagare gli interessi nella misura concordata.
La Suprema Corte ha precisato che devono intendersi usurari i tassi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono convenuti, a qualunque titolo, quindi anche se relativi ad interessi moratori. La conseguenza è che questi ultimi concorrono, insieme agli altri oneri posti a carico del debitore, alla determinazione del tasso complessivo da rapportare a quello di soglia limite (già qualcosa era stato detto da Cass. civ., 4 aprile 2003, n. 5324). Rilevante oltre il momento dell’accordo è il fatto che siano convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente da quando sia richiesto il loro pagamento.
Il risultato è che non viene travolto l’intero contratto, facendo scattare l’obbligo immediato di restituzione dell’intero capitale, ma le sole clausole contrattuali che stabiliscano tassi d’interesse ordinari e di mora la cui somma superi il valore soglia, sono nulle, ma senza travolgere il negozio nella sua interezza. Il mutuatario ha diritto ad ottenere la restituzione degli interessi già versati o di quelli corrisposti in misura superiore al dovuto, rimanendo valido il mutuo contratto in quanto si applica l’art. 1419, co. 3, c.c., che prevede che “la nullità di singole clausole non importa la nullità del contratto, quando le clausole nulle sono sostituite di diritto da norme imperative”.
Della sentenza va segnalato che il fatto che si discutesse di un mutuo per l’acquisto della prima casa piuttosto che di uno ordinario non modifica il principio affermato, né che la maggiorazione del 3%, prevista per il caso di mora, non poteva essere presa in considerazione, data la sua diversa natura, nella determinazione del tasso usurario.
Inammissibili erano ritenute le deduzioni per la prima volta proposte nella comparsa conclusionale ove il mutuatario cercava di sopperire alle carenze del gravame, indicando, per la prima volta, i tassi, a suo dire applicati (e non quelli pattuiti rilevanti ai fini dell’azione proposta) ed il tasso soglia che riteneva superato; ma i motivi sul punto venivano ritenuti non specifici.
Il profilo della censura relativo all’anatocismo, che neppure era menzionato nella sentenza impugnata, risultava dedotto in appello “in considerazione del fatto che con il piano di ammortamento la Banca ha di fatto applicato l’anatocismo vietato dalla legge”.
Altro motivo del ricorso per la parte ricorrente era la doglianza in ordine al fatto che la banca “pretende interessi sugli interessi infrannuali come emerge dalle quietanze esibite”, ma anche questo punto era ritenuto inammissibile.
Decisivo era il punto di parte ricorrente quando deduce che l’interesse pattuito (inizialmente fisso e poi variabile) era del 10.5%, in contrasto con quanto è previsto dal D.M. 27/3/1998 che indicava il tasso praticabile per il mutuo nella misura dell’8,29%.
Tale tasso dovrebbe ritenersi usurario a norma dell’art. 1 co. 4 della L. 108/96 tanto più ove si consideri che fu richiesto per l’acquisto di un bene primario quale la casa di abitazione e che dovrebbe tenersi conto della prevista maggiorazione di 3 punti in caso di mora.
La censura, nella parte già correttamente disattesa dalla Corte di merito, secondo cui la natura usuraria discenderebbe dalla finalità del mutuo, contratto per l’acquisto della propria casa, è infondata in quanto, ai sensi del nuovo testo dell’art. 644, co. 3, c.p. mentre sono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge ovvero “gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria”.
La stessa censura è fondata in relazione al tasso usurario perché dalla trascrizione dell’atto di appello risulta che parte ricorrente aveva specificamente censurato il calcolo del tasso pattuito in raffronto con il tasso soglia senza tenere conto della maggiorazione di tre punti a titolo di mora, laddove, invece, ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815, 2° comma, del cod. civ., si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte cost. 25 febbraio 2002 n. 29: “il riferimento, contenuto nell’art. 1, comma 1, del D.L. n. 394 del 2000, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile, senza necessità di specifica motivazione, l’assunto secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori”; Cass., n. 5324/2003).
Del principio affermato ha già fatto applicazione l’Arbitro Bancario Finanziario, organismo indipendente di cui la Banca d’Italia. E’ intervenuto con alcune recenti decisioni sul tema del superamento del tasso soglia anti usura che sopravvenga nel corso del rapporto con il cliente.
Da ultimo il Collegio di Napoli, con decisione n. 1796 del 3 aprile 2013, ha stabilito, con riguardo al caso di una carta di credito con rimborso rateale, che il superamento sopravvenuto del tasso soglia comporta sul piano civilistico l’inopponibilità al cliente dei tassi eccedenti tale limite, con conseguente sterilizzazione dei relativi interessi.
Per far sì che i tassi effettivamente applicati risultino contenuti entro i limiti previsti dalla legge, i decreti ministeriali con i quali vengono trimestralmente pubblicati i tassi soglia stabiliscono che gli intermediari debbano far riferimento ai medesimi criteri previsti dalle “Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” emanate dalla Banca d’Italia.

(Visited 11 times, 6 visits today)