Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
15 Dicembre 2014

Azione di responsabilità nella S.a.S.

Di cosa si tratta

Per quanto meno ricorrente come tema anche nella società di persone è esperibile il giudizio di responsabilità nei confronti degli amministratori.
Una recente sentenza del Tribunale di Torino, sez. 1°, del 17 giugno 2013, Pres. U. Scotti, ha trattato il tema con puntualità, in un caso di conclamata responsabilità quale il fatto di un amministratore che aveva venduto un terreno edificabile a società fiduciaria intestataria delle quote dietro la quale il socio accomandatario aveva interessi sostanziali e per l’operazione il prezzo era infimo.
La domanda era formulata come diretta ad ottenere la condanna alla reintegrazione del patrimonio sociale della s.a.s. e in diritto l’attore sosteneva vari punti: la condotta dell’amministratore era stata improntata a mala gestio, avendo venduto il cespite per un valore inferiore a quello di mercato; nelle società di persone, accanto all’azione sociale di responsabilità disciplinata dall’art. 2260 c.c., sussiste anche un’azione individuale di responsabilità, mediante la quale ciascun socio può pretendere il ristoro del pregiudizio direttamente subito in conseguenza del comportamento doloso o colposo dell’amministratore, e ciò in applicazione analogica dell’art. 2395 c.c., oltre che in base alle disposizioni generali di cui all’art. 2043 c.c., ovvero secondo le regole sulla responsabilità contrattuale per violazione di obblighi connessi al mandato ad amministrare; avendo la condotta dell’amministratore arrecato un danno ingente alla società, nonché al suo socio, l’attore assumeva di avere la facoltà di agire in sostituzione della società per chiedere il risarcimento del danno direttamente subito dal patrimonio.
Il convenuto si era difeso chiedendo di dichiarare il difetto di legittimazione attiva dell’attore. Precisava come parte attrice avesse proposto un’azione finalizzata alla reintegrazione non del proprio patrimonio, ma di quello della società, azione questa esercitabile esclusivamente dalla società e non dal singolo socio, secondo quanto stabilito dal co. 2 dell’art. 2260 c.c.. La giurisprudenza, in difetto di una norma analoga a quella dettata per le società di capitali, consente anche al socio di reagire contro gli atti di mala gestio degli amministratori, facendo applicazione dei principi generali di cui all’art. 2043 c.c. ed applicando in via analogica l’art. 2395 c.c.; l’oggetto di tali azioni è circoscritto ai soli danni, che incidono direttamente sul patrimonio del socio.
Il tema per i giudici è stato di interpretare e qualificare la domanda dal momento che le allegazioni in citazione non erano univoche e le argomentazioni in diritto esposte negli atti successivi non lasciavano spazio a dubbi riguardo al fatto che l’attore agisse in giudizio per ottenere dal socio amministratore ed in favore della società il risarcimento del danno subito per la mala gestio.
In citazione veniva alternativamente prospettato come al socio delle società di persone spetti il diritto di pretendere il ristoro del pregiudizio direttamente ricevuto in dipendenza del comportamento doloso o colposo degli amministratori; quindi veniva allegato che fosse ipotizzabile da parte del singolo socio di agire in sostituzione della società per chiedere il risarcimento del danno subito dal suo patrimonio, secondo lo schema di legittimazione surrogatoria, ovvero di legittimazione straordinaria ad agire. ?Nella memoria è stato poi esplicitato come l’attore intendesse agire “non uti singulis ma uti socius azionando in nome proprio l’interesse sostanziale della s.a.s. alla reintegrazione del patrimonio sociale leso dalla mala gestio dell’amministratore”, e veniva richiamata una pronuncia, resa in sede cautelare dal Tribunale di Napoli, con la quale è stato ritenuto che nelle società di persone il singolo socio, ancorché privo del potere di amministrazione e di rappresentanza, abbia la legittimazione attiva a proporre l’azione sociale di cui all’art. 2260 c.c. ?Nella comparsa conclusionale, ribadita l’impostazione, veniva affermata l’esistenza di una concorrente legittimazione attiva del singolo socio ad esperire, ai sensi dell’art. 2260, co. 2, c.c. l’azione risarcitoria nei confronti dell’amministratore, allorché i risultati di questa azione di responsabilità siano suscettibili di andare a favore della società.?
L’art. 2260, co. 2, c.c. prevede e disciplina la responsabilità contrattuale degli amministratori di società di persone nei confronti della società, tanto che, dopo avere al primo comma precisato che i diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato, al secondo comma prevede che: “Gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società per l’adempimento degli obblighi ad essi imposti dalla legge e dal contratto sociale. Tuttavia la responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa.”
Trattandosi di responsabilità che trova la sua fonte del rapporto contrattuale di mandato, il soggetto legittimato ad esercitare l’azione è la società parte di quel rapporto contrattuale. ?Su tale qualificazione giuridica dell’azione prevista dall’art. 2260, comma 2, c.c. l’attore non offre una diversa ricostruzione.
La giurisprudenza di legittimità si è espressa con riferimento all’art. 2260 c.c. (Cfr.: Cass. 22 marzo 2011 n. 6558), precisando come la norma conceda alle società di persone, quali enti muniti di autonoma soggettività e di un proprio patrimonio, pur non dotato di autonomia patrimoniale perfetta, la facoltà di agire contro gli amministratori per rivalersi del danno subito a causa del loro inadempimento ai doveri fissati dalla legge o dall’atto costitutivo. Nel prendere poi in considerazione la situazione del singolo socio la Suprema Corte ha ritenuto che non sia escluso “…in difetto di previsione derogativa, il diritto di ciascun socio di pretendere il ristoro del pregiudizio direttamente ricevuto in dipendenza del comportamento doloso o colposo degli amministratori medesimi, in applicazione analogica dell’art. 2395 c.c., e in base alle disposizioni generali dell’art. 2043 c.c. (Cfr.: Cass. 13 dicembre 1995 n. 12772).
Tuttavia l’azione individualmente concessa ai soci per il risarcimento dei danni loro cagionati dagli atti dolosi o colposi degli amministratori, di natura extracontrattuale, presuppone che i danni non siano solo il riflesso di quelli arrecati eventualmente al patrimonio sociale, ma siano direttamente cagionati al socio come conseguenza immediata del comportamento degli amministratori…. che tale comportamento abbiano reso possibile violando i loro doveri…. (Cass. 28 maggio 2004 n. 10271). Pertanto il diritto alla conservazione del patrimonio sociale spetta alla società e non al socio come tale, il quale ha in materia un interesse, la cui eventuale lesione non può concretare quel danno diretto necessario per poter esperire l’azione individuale di responsabilità contro gli amministratori.” (v. Cass. 25 luglio 2007 n. 16416). ?
Parte attrice pareva condividere l’impostazione in diritto, quanto alla possibilità del socio di agire direttamente solo per ottenere il ristoro dei danni diretti ed immediati, ma ha invece chiarito in giudizio come non agisse per ottenere il ristoro di un danno siffatto bensì per ottenere la reintegrazione del pregiudizio patrimoniale subito dalla società, tanto che la domanda di condanna è formulata in favore della s.a.s. e per tale ragione l’ammontare del danno è quantificato nella differenza tra quanto la società avrebbe dovuto ottenere come corrispettivo della vendita e quanto effettivamente incassato.
Il passaggio ulteriore per valutare l’esistenza della legittimazione attiva concerne la sussistenza del diritto dell’attore ad esercitare nei confronti dell’amministratore, per conto ed in favore della società, era l’azione sociale di risarcimento dei danni.
La giurisprudenza di legittimità (Cf.: Cass. 22 marzo 2011 n. 6558, ove ha affermato che: “…il diritto alla realizzazione dell’oggetto sociale ed alla conservazione del patrimonio sociale spetta alla società, non al socio, il quale ha, in materia, un mero interesse, la cui eventuale lesione, anche se determinata dalla pessima amministrazione della società e dalla violazione dei doveri di amministrazione verso la società neppure può concretare quel danno diretto necessario perché possa esperirsi l’azione individuale di responsabilità ex art. 2395 c.c. … nel caso di diminuzione del patrimonio sociale”) ed anche la giurisprudenza di merito (Cfr.: Trib. Milano 15 maggio 2009, m. 6590) hanno ritenuto che la legittimazione a far valere in giudizio il diritto al risarcimento dei danni cagionati al patrimonio sociale dagli amministratori spetti esclusivamente alla società, in quanto titolare del diritto dedotto in giudizio come ente munito di autonoma e distinta soggettività rispetto a quello dei soci e centro di imputazione di interessi patrimoniali dell’impresa collettiva.
Nell’ambito della disciplina dell’azione di responsabilità la possibilità dell’esercizio da parte del singolo socio in favore della società è chiaramente affermato per la società a responsabilità limitata, al co. 3 dell’art. 2476 c.c., che dispone che l’azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa da ciascun socio e al comma successivo, nel disciplinare gli effetti della eventuale condanna, ha previsto che: “In caso di accoglimento della domanda la società, salvo il suo diritto di regresso nei confronti degli amministratori, rimborsa agli attori le spese di giudizio e quelle da essi sostenute per l’accertamento dei fatti.”
Nell’ipotesi prevista il singolo socio esercita, per conto e nell’interesse della società, l’azione di responsabilità, chiedendo il risarcimento dei danni cagionati al patrimonio sociale, tanto che l’art. 2476 c.c., al co. 6, prevede la diversa azione esercitabile dal socio, qualora intenda agire per il ristoro del danno subito direttamente da lui. Con la riforma al D.Lgs. n. 6/2003 si ha una chiara conferma di come solo un’espressa previsione normativa possa consentire al socio di “sostituirsi” alla società nell’esercizio dell’azione di responsabilità a quella spettante.
L’attore non allega di sostituirsi alla s.a.s., nell’esercizio dell’azione di responsabilità, poiché titolare nei confronti della società di un diritto di credito; non deduce di essere titolare di un diritto di credito attuale nei confronti della s.a.s., per assicurare il soddisfacimento del quale si renda necessario l’esercizio di un’azione, che spetterebbe alla società nei confronti di un suo debitore. Proprio esercitando i poteri quale socio potrebbe assumere le iniziative necessarie a consentire alla società di deliberare l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore.
Come è facile vedere ricorrono anche in tema di azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di società di persone i principi già illustrati per la S.R.L.. (Cfr.: nel sito “ Danno e nesso causale: presupposti dell’azione di responsabilità nella s.r.l.”).

(Visited 52 times, 77 visits today)