Categorie approfondimento: Estero
16 Aprile 2014

Autovetture svizzere usate da italiani

Di cosa si tratta

Una domanda che ci viene posta frequentemente da clienti che stanno valutando la possibilità di andare a vivere o a lavorare in Svizzera (si veda nel sito: Lavorare in Svizzera: l’aspetto fiscale.) riguarda l’utilizzo in Italia di autoveicoli immatricolati nella confederazione elvetica. E’ infatti ricorrente l’ipotesi in cui fra i fringe benefits che possono essere previsti in un’offerta di lavoro vi sia anche la c.d. auto aziendale.
Per quel che riguarda i cittadini italiani residenti in Svizzera o che hanno in previsione di trasferirvi la propria residenza non vi sono problemi; costoro potranno circolare liberamente in Italia su un veicolo con targa svizzera.
Diverso discorso vale invece nel caso in cui il soggetto che conduce l’autovettura con targa Svizzera sia residente in Italia; tale ipotesi infatti presenta diverse criticità relative principalmente al profilo doganale. E’ quindi possibile guidare una macchina svizzera in Italia?
Il quadro giuridico che disciplina il regime di ammissione temporanea dei mezzi di trasporto nell’Unione Europea (quindi anche in Italia) si rinviene negli articoli 137 e seguenti del Regolamento (CEE) del 12 ottobre 1992 n. 2913 del Consiglio, che istituisce un codice doganale comunitario, e negli articoli da 558 a 561 del Regolamento (CEE) n. 2454/93 (come modificato dal Regolamento CE n. 993/01).
In primo luogo è previsto l ´esonero totale dai dazi all’importazione per un mezzo di trasporto che sia immatricolato fuori del territorio doganale della Comunità a nome di una persona stabilita fuori dello stesso territorio e da essa guidato.
Il citato Regolamento disciplina invece i casi in cui le persone fisiche stabilite nel territorio doganale dell’UE possono beneficiare dell’esonero totale dai dazi all’importazione nel caso di utilizzo di autoveicoli immatricolati in paesi terzi; si tratta quindi del caso riguardante il residente in Italia che utilizzi un veicolo immatricolato in Svizzera.
Ebbene, ai sensi di tale normativa, è consentito il passaggio ai valichi di persone con residenza nella UE alla guida di autovetture immatricolate in paesi terzi (quindi la Svizzera), in esonero totale dal pagamento dei dazi all’importazione (e di conseguenza dell’IVA, ai sensi dell’art. 67 del D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633), nei seguenti casi:
1. Uso a titolo occasionale e di emergenza.
In tale ipotesi è consentito l’utilizzo dell’autoveicolo immatricolato all’estero da parte dei soggetti residenti nell’UE per un periodo massimo di cinque giorni. Non può essere mossa alcuna contestazione a carico di tali soggetti, purché sussistano e siano debitamente giustificate e comprovate le motivazioni dell’utilizzo dell’autoveicolo.
2. Mezzo di trasporto in locazione.
Nella fattispecie in esame il contratto di locazione deve essere stato stipulato con azienda estera avente per oggetto sociale la locazione di autoveicoli per uso privato ed esibito all’autorità doganale all’atto dell’ingresso nella UE. L’utilizzo del mezzo è consentito per un termine massimo di otto giorni dalla data di stipulazione del contratto stesso.
3. Utilizzo sistematico per motivi di lavoro di autoveicoli e altri mezzi di trasporto immatricolati all’estero.
L’esonero è concesso fino a un biennio a seguito della presentazione (in originale o a mezzo posta) di un’istanza di autorizzazione alla guida di automezzi immatricolati all’estero corredata dall’autorizzazione/delega della società al dipendente per la guida dell’autoveicolo. Autorizzazione e delega devono essere presentate preventivamente a cura dell’interessato (lavoratore di nazionalità italiana alla guida di automobili di proprietà di impresa svizzera) all’autorità doganale competente, al fine dell’ottenimento di apposita autorizzazione alla guida del mezzo.
L’autovettura quindi può essere utilizzata in Italia per esclusive ragioni di lavoro.
Pertanto, l’utilizzo senza l’autorizzazione doganale, da parte di un residente in Italia di un’auto immatricolata in paesi terzi, comporta la denuncia per contrabbando sin dall’atto di ingresso nel territorio UE, ai sensi dell’art. 216 del T.U.L.D. (D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43), l’applicazione di una sanzione da due a dieci volte i diritti doganali gravanti sul valore del mezzo di trasporto (dazio e IVA) e la confisca del mezzo stesso.

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