Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
10 Ottobre 2014

Autonomia creativa in un articolo tecnico: la forma espressiva prevale sul contenuto

Di cosa si tratta

Un’interessante sentenza, resa in data 13 marzo 2014 dalla Sezione Specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano, ci permette di affrontare nuovamente il concetto giuridico di creatività. Definire i confini di tale concetto è di fondamentale importanza giacché la protezione del diritto d’autore viene garantita solo alle opere dell’ingegno che abbiano, appunto, carattere creativo e che appartengano “alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”, come previsto dall’art. 1 della legge sul diritto d’autore (L. 633/41).
La vicenda decisa dalla sentenza in esame riguarda la presunta violazione del diritto d’autore spettante a un soggetto, titolare di un sito web rivolto a professionisti del settore del video editing, in relazione a un proprio articolo pubblicato nel sito. In particolare l’attore deduceva che il titolare di altro sito web, specializzato nel medesimo settore, avesse riprodotto in detto sito, senza alcuna autorizzazione, un articolo ove veniva trattato l’utilizzo e i possibili impieghi di uno strumento di natura particolarmente tecnica. Si trattava pertanto di un articolo dal contenuto altamente tecnico e rivolto a soggetti aventi specifiche competenze.
Il convenuto chiamato in giudizio eccepiva in punto di diritto che l’articolo riprodotto fosse privo del requisito della novità in quanto lo stesso riproponeva il contenuto del manuale del prodotto nonché di un libro assai noto nel settore.
Al fine di accertare se l’articolo fosse effettivamente dotato di originalità e creatività o fosse patrimonio di conoscenza comune noto agli esperti del settore, il giudice nominava un consulente tecnico. Nella sua relazione, pienamente condivisa dal Collegio giudicante, il consulente tecnico, pur ritenendo indubitabile che l’articolo trattasse di un argomento tecnico noto e trattato da tempo, ritenne di doverne analizzarne la forma espressiva e, alla luce di diversi elementi, il CTU ritenne infine che esistesse una forma espressiva originale.
Sulla base delle risultanze dell’elaborato peritale il Collegio ritenne che potesse essere riconosciuta la tutela del diritto d’autore all’opera contestata sostenendo che potesse essere affermato “un certo grado di originalità e di creatività anche in un articolo tecnico. […] E’ vero che si tratta di indicazioni tecniche che in parte si trovano anche in altri siti dedicati al medesimo scopo, ma è vero che la forma espositiva, il testo, la composizione complessiva del pezzo, le immagini e le didascalie che le accompagnano devono essere considerate creazioni originali del suo autore”.
Ne discende che in un articolo di giornale, ma il medesimo ragionamento potrebbe valere in qualunque opera letteraria, le modalità espressive, quindi l’aspetto estetico dell’opera, assumano una rilevante importanza ai fini dell’accertamento dell’originalità della stessa permettendo financo il superamento della valutazione del suo contenuto.
Quanto al requisito della creatività il Collegio prosegue affermando che “giova ricordare che è sufficiente un grado minimo di creatività e ciò vale soprattutto per le creazioni di carattere tecnico, rispetto alle quali le scelte di contenuto sono in parte obbligate dalle soluzioni che si propongono e che non possono che essere quelle che conducono al risultato voluto. Ciò che può essere variato, secondo la scelta discrezionale dell’autore, sono [appunto, n.d.r.] le modalità espressive (vedi Cass. 12.1.2007 n. 581)”.
Il Collegio conclude poi la motivazione richiamando la giurisprudenza di legittimità che in maniera prevalente ha sostenuto che il concetto giuridico di creatività, cui fa riferimento l’art. 1 della L.d.A., “non coincide con quello di creazione, originalità e novità assoluta, riferendosi, per converso, alla personale e individuale espressione di un’oggettività appartenente alle categorie elencate, in via esemplificativa, nell’art. 1 della legge citata, di modo che un’opera dell’ingegno riceve protezione a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore, con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia; inoltre, la creatività non è costituita dall’idea in sé, ma dalla forma della sua espressione, ovvero dalla sua soggettività, di modo che la stessa idea può essere alla base di diverse opere che sono o possono essere diverse per la creatività soggettiva che ciascuno degli autori spende e che, in quanto tale, rileva ai fini della protezione (Cass. sent. n. 25173 del 28 novembre 2011; n. 5089 del 12 marzo 2004)”.
In sintesi, ciò che viene sostenuto è che qualora il contenuto di un’opera sia rappresentato da idee o nozioni appartenenti al patrimonio di persone aventi esperienza nella specifica materia trattata, l’atto creativo può essere ricondotto alla sola modalità espressiva.

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