Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
22 Novembre 2002

L’attività concorrenziale successiva al trasferimento di azienda: breve rassegna delle ipotesi vietate

Di cosa si tratta

L’art. 2557 cod. civ. impone a chiunque alieni un’azienda di astenersi, per un periodo di cinque anni, “dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta”.
Si è già avuto modo di commentare l’orientamento della Corte di Cassazione in merito alla non eccezionalità della norma suddetta e quindi all’applicabilità del divieto di concorrenza anche alle ipotesi in cui il trasferimento di azienda si realizzi mediante la cessione delle quote sociali (cfr. il tema: La cessione di quote sociali e il divieto di concorrenza).
Occorre invece qui soffermarsi sul tema relativo all’applicazione analogica della norma e quindi alla estensibilità del divieto di concorrenza a soggetti diversi dall’alienante oppure ad attività esercitate in forma indiretta o apparentemente non concorrenti (c.d. esercizio indiretto della nuova impresa).
In generale, la giurisprudenza ritiene che il divieto di cui all’art. 2557 cod. civ. si applichi in tutti i casi in cui l’alienante inizi una nuova impresa in modo indiretto, attraverso strumenti giuridici con i quali si eluda il divieto stesso. Tra le ipotesi più frequenti di esercizio indiretto di attività concorrente possono essere citate:

  • l’esercizio di impresa concorrente a mezzo di prestanome. È un’ipotesi ricorrente che può realizzarsi in diversi modi, riconducibili in generale all’attribuzione della titolarità formale dell’impresa a soggetti diversi dall’alienante, laddove l’esercizio sostanziale è mantenuto dall’alienante stesso. Così, ad esempio, ricade nel divieto l’attività commerciale concorrente all’azienda ceduta quando la relativa licenza è formalmente intestata a persona legata all’alienante da particolari vincoli (in un caso considerato dalla giurisprudenza, al figlio dell’alienante) e l’attività commerciale è in realtà condotta direttamente dalla persona soggetta al divieto di concorrenza.
  • l’esercizo di impresa concorrente mediante persona giuridica. E’ un’ipotesi più strutturata rispetto alla precedente e di individuazione anche più complessa. La giurisprudenza ha ritenuto violato il divieto di concorrenza nell’ipotesi di partecipazione dell’alienante in una società in nome collettivo, nella quale l’alienante abbia assunto funzioni gestorie, palesi o occulte, oppure abbia messo a disposizione le proprie conoscenze a favore di chi gestisce la società. Analogamente è ritenuto elusivo del divieto l’esercizio indiretto quale socio di maggioranza o amministratore unico di società di capitali costituita dopo la cessione dell’azienda.
  • l’esercizio di impresa concorrente per conto e in nome di terzi. È l’ipotesi di svolgimento di attività lavorativa a carattere non subordinato e quindi con incarico di amministrazione, dirigenza ed anche consulenza in una impresa concorrente. In queste ipotesi, la giurisprudenza, come la dottrina, sembra più incerta o, meglio, si riporta al criterio di valutazione generale per cui il pericolo di sviamento della clientela deve essere provato di volta in volta e in concreto. In generale, si considera vietata l’attività ogni qual volta l’utilizzo di informazioni precedentemente acquisite e relative a clienti, fornitori, mercato, possano contribuire a sviare la clientela dell’azienda ceduta. Anche l’attività di agente per conto di impresa concorrente, qualora esercitata nella stessa zona in cui opera l’azienda ceduta, è da ritenersi vietata alla luce dei criteri generali indicati.

Si ricorda, comunque, che le attività brevemente (e per categorie ampie) individuate sono soggette al divieto di cui all’art. 2557 cod. civ. solo se ricorrono ulteriori elementi di ‘conflitto’ in relazione all’azienda ceduta (l’oggetto e l’ubicazione) e solo se l’impresa concorrente è caratterizzata dalla novità rispetto al trasferimento dell’azienda (così, ad esempio, è lecito l’esercizio di attività concorrente mediante altra società preesistente al trasferimento e conosciuta dall’acquirente).

In sintesi

La breve rassegna compiuta in ordine agli orientamenti giurisprudenziali relativi alla applicazione analogica del divieto di concorrenza ex art. 2557 cod. civ. consente di svolgere alcune considerazioni.
Innanzitutto, la giurisprudenza, nonostante o, forse, in virtù del dato letterale della norma in esame, ritiene estensibile il divieto di concorrenza alle ipotesi di attività concorrente esercitata in forma indiretta, attraverso prestanome o in nome e per conto di altro soggetto. Il dato significativo è costituito dal fatto che il divieto, in tal modo inteso, andrebbe ad incidere non solo sull’esercizio indiretto palesemente volto ad eludere la norma (come nell’ipotesi di utilizzo strumentale di prestanome), ma anche alle attività a favore di terzi, non aventi un intento elusivo evidente e/o consapevole, che implichino l’utilizzo e lo sfruttamento delle conoscenze acquisite nell’esercizio dell’azienda ceduta.
Occorre pertanto prestare molta attenzione al tipo di attività che eventualmente l’alienante andrà a svolgere e se questa presenta elementi di conflitto, dal punto di vista della concorrenza, con l’azienda ceduta. Sebbene non manchino indirizzi diversi in giurisprudenza e dottrina, volti a contenere la portata del divieto, diverse pronunce impongono cautela sul punto: l’idoneità allo sviamento della clientela è valutata infatti in senso oggettivo e prescinde da qualsiasi riferimento alla volontà elusiva dell’alienante; inoltre, idoneità allo sviamento significa che è vietata anche l’attività potenzialmente dannosa, non tanto l’attività concretamente dannosa (il danno concreto rileva solo ai fini di ottenere l’eventuale risarcimento).
La cautela sul punto si giustifica, inoltre, con riferimento ai rimedi giuridici che sono riconosciuti a favore dell’acquirente dell’azienda, il quale può ricorrere alla autorità giudiziaria e chiedere un provvedimento urgente con il quale venga disposta la sospensione dell’attività concorrente vietata, salva poi l’azione per ottenere il risarcimento del danno subìto.

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