Categorie approfondimento: Voluntary disclosure
22 Gennaio 2016

Le attività all’estero nel 2016 e voluntary disclosure

Di cosa si tratta

Coloro che hanno aderito alla regolarizzazione delle attività finanziarie e dei beni detenuti all’estero e non dichiarati in Italia, si trovano ora in una situazione di attesa il cui termine è la fine dell’anno.
La legge 15 dicembre 2014, n. 186 prevede questo termine perché l’Agenzia delle Entrate possa accettare l’istanza di adesione presentata dai contribuenti attraverso i loro professionisti; nel periodo intercorrente tra la presentazione dell’istanza e la sua accettazione i beni che sono stati oggetto di domanda di regolarizzazione si troveranno in una particolare condizione in quanto, pur essendo stati oggetto di dichiarazione volontaria o autodenuncia e, quindi noti al Fisco che va a disporre di tutti i dati dichiarati dal contribuente, non hanno ancora ottenuto la protezione dagli effetti penali che solo la voluntary disclosure realizza e che la legge n. 186/2014 riconosce solamente a seguito del perfezionamento della procedura di voluntary disclosure.
La circostanza si verifica solamente con l’integrale pagamento di imposte, sanzioni e interessi che verranno quantificati dall’Agenzia in specifici avvisi di pagamento che l’Amministrazione Fiscale invierà ai contribuenti tramite il professionista di fiducia indicato nella domanda.
Più nel dettaglio si potranno verificare le seguenti due ipotesi:
– l’Agenzia delle Entrate, acquisiti i dati nella prospettazione fatta dal contribuente, concorda con le determinazioni e invita il contribuente a definire la sua posizione; il contribuente ha la possibilità di pagare in un’unica soluzione o in tre rate mensili successive e la procedura si perfeziona;
– l’Agenzia delle Entrate non concorda con le determinazioni del contribuente.
L’Agenzia potrà, dall’esame della comunicazione, ritenere oggetto di imposta somme che vanno a comparire senza la ricostruzione del percorso precedente e ricadenti nel periodo non prescritto, potrà fare ricadere nel regime black list una operazione con effetti sulle sanzioni e sul periodo di prescrizione, compiere i più vari rilievi di ripresa a contribuzione. Nei vari ipotetici casi se il contribuente vuole insistere nel vare valere le sue ragioni potrà instaurare una procedura di accertamento con adesione; se la procedura va a buon fine il contribuente può provvedere al pagamento del dovuto e la procedura verrà così perfezionata.
Nel caso invece che l’Agenzia delle Entrate ed il contribuente non raggiungano un accordo, il contribuente potrà presentare ricorso presso la competente Commissione Tributaria con il quesito se la competenza nei casi di presentazione a Pescara della domanda debba essere quella la sede di competenza.
Nei primi due casi l’Agenzia delle Entrate sarà comunque tenuta, entro trenta giorni dal perfezionamento della procedura, a comunicare alla Procura della Repubblica territorialmente competente, l’esito positivo della stessa.
Nell’ultimo caso, ovvero qualora la procedura di voluntary disclosure non si perfezioni, in ipotesi di rilevanza penale, come nel caso di superamento delle soglie di rilevanza penale delle imposte evase, la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate alla Procura della Repubblica non avrà la finalità di rendere operativa la causa di non punibilità penale, ma andrà a costituire la notitia criminis sulla base della quale seguirà un giudizio il cui esito e facilmente immaginabile in una situazione di sostanziale confessione dell’operato dell’agente.

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