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24 Gennaio 2019

Atti gestori emulativi del socio accomandatario e revoca delle funzioni

Può essere richiesta in via d’urgenza la revoca delle funzioni del socio accomandatario che abbia a compiere atti che possano modificare negativamente i risultati della liquidazione della società; in questi termini si è espresso il tribunale di Milano, Sezione specializzata del 18 maggio 2018, RG. n. 22454.
La parte ricorrente aveva presentato ricorso urgente, rappresentando che l’altro socio accomandatario aveva utilizzato i propri poteri gestori di ordinaria amministrazione per la realizzazione di atti emulativi in pregiudizio del socio ricorrente, in quanto, in particolare, essendo informato del recesso del socio accomandante ed avendo lo stesso indicato il termine di efficacia di tale recesso in un anno ed essendo inoltre informato della volontà del socio superstite di maggioranza di procedere alla liquidazione della società una volta scaduto il termine di sei mesi dalla efficacia del recesso, aveva provveduto a stipulare contratti di locazione l’uno con se stesso e l’altro con il figlio della sua convivente, contratti entrambi di durata quadriennale rinnovabile, così rendendo difficoltosa e comunque pregiudizievole per gli interessi dell’altro socio la realizzazione dei beni sociali una volta messa in liquidazione la società; inoltre, il resistente aveva stipulato altro contratto di locazione relativo ad immobile sociale con un inquilino il cui precedente contratto era in scadenza ed era stato stipulato per la durata di un anno e mezzo proprio al fine di non pregiudicare la liquidazione.
I ricorrenti avevano rappresentato altre gravi irregolarità, quali fare eseguire una perizia sul valore della società il cui costo assorbiva le liquidità esistenti, imputare a finanziamento soci un importo in realtà versato nelle casse sociali per rimborso del godimento degli immobili sociali e il difetto di dialogo e confronto tra i soci, impeditivo di compiere scelte importanti.
Il giudicante ha ritenuto in via preliminare che il ricorso potesse essere accolto in quanto formulato dal ricorrente in proprio quale socio della SAS, quest’ultima non risultando invece di per sé legittimata a richiedere cautela urgente relativa a domanda di merito di revoca per giusta causa dell’amministratore di società di persone, a tale domanda l’art. 2259 cod. civ. (applicabile anche per i soci accomandatari amministratori posto il doppio rinvio ex artt. 2315 e 2293 cc) legittimando i soli soci e non anche la società.
Nell’esame del merito ha poi ritenuto che la prospettazione del ricorrente in ordine al connotato emulativo degli atti gestori posti in essere dal socio trovava conferma nel complessivo materiale processuale, tra cui le recenti stipulazioni del socio di contratti di locazione di immobili sociali rispetto alla cui indispensabilità per la SAS il resistente non aveva fornito alcuna illustrazione, e il cui carattere ultrannuale confliggeva con la situazione preliquidatoria dell’ente, determinata dal recesso dell’accomandante e dalla volontà dell’unico altro socio, il ricorrente, di non sostituire il receduto, e, dunque, confliggeva apertamente con gli interessi della residua compagine sociale a una liquidazione dei beni sociali la più celere e profittevole, sì che, in definitiva è stata considerata la ricorrenza di una giusta causa di revoca connessa al venir meno del pactum fiduciae proprio del rapporto gestorio: da un lato comportante nel caso di specie una gestione della SAS che tenga conto degli interessi di entrambi i soci accomandatari superstiti e la cui rottura nella fattispecie è testimoniata pure dalla mancanza di comunicazione e concerto tra i due accomandatari, mancanza dedotta dal ricorrente e riscontrata dalle produzioni documentali.
Quanto al periculum il giudicante ha ritenuto che il timore del ricorrente in ordine alla possibilità, medio tempore, di ulteriori iniziative di “blocco” dei residui immobili sociali da parte del socio attraverso la stipulazione di contratti di locazione ultrannuali, o vale a dire in ordine ad una gestione della SAS pregiudizievole per la fase liquidatoria e, dunque, per gli interessi della residua compagine sociale rappresentata dal ricorrente, appariva fondato alla luce della complessiva condotta gestoria dello stesso sì che in definitiva il provvedimento cautelare richiesto andava emesso onde assicurare medio tempore una gestione sociale non confliggente con l’interesse del ricorrente alla profittevole evoluzione liquidatoria dell’ente, evoluzione connessa alla disciplina legale ed alla (lecita) decisione del ricorrente di non sostituire l’accomandante receduto.

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