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20 Settembre 2019

Assegno circolare non incassato

Per le più varie ragioni può accadere che a lungo resti a mano del beneficiario un assegno circolare non incassato; in alcuni casi che abbiamo trattato gli assegni circolari vedevano depositario un notaio al quale era conferito uno specifico incarico, conforme agli accordi intervenuti.
Quale sia il termine per potere richiedere il rimborso della provvista non è esattamente individuato dalla normativa in quanto non si tratta il tema in modo espresso.
A fugare i dubbi è intervenuta un’ordinanza della Corte di Cassazione, sez. 6° del 30 aprile 2019, n. 11387, che ha stabilito che il diritto al rimborso della provvista da parte del richiedente l’emissione dell’assegno si prescrive nell’ordinario termine decennale, che decorre dal momento in cui esso può essere fatto valere, cioè dalla scadenza del termine di tre anni previsto dall’art. 84 del R.D. n. 1736/1933, entro cui si prescrive l’azione del beneficiario dell’assegno contro l’istituto bancario emittente, come confermato dall’art. 1, co. 345ter della Legge n. 266/2005, che prevede il versamento dell’importo degli assegni circolari non riscossi al Fondo per indennizzare i risparmiatori rimasti vittime di frodi finanziarie, soltanto dopo che sia scaduto il detto termine triennale.
Nella vicenda trattata un assegno era stato portato all’incasso a circa un anno dall’emissione e il pagamento era stato rifiutato in attesa di autorizzazione al pagamento. Per il giudice dell’appello, sebbene la legge preveda un termine per i soli assegni bancari, la previsione andava applicata anche per i circolari, secondo un criterio di ragionevolezza e proporzionalità.
In Cassazione il ricorrente sosteneva che la richiesta di attesa per verifiche di un’autorizzazione non fosse legittima in quanto l’assegno era da pagare immediatamente.
In Cassazione l’affermazione che ai sensi dell’art. 32 L. assegni (che prevede: “L’assegno bancario deve essere presentato al pagamento nel termine di otto giorni se è pagabile nello stesso comune in cui fu emesso; di quindici giorni se pagabile in altro comune del regno; di trenta giorni se è pagabile nei territori comunque soggetti alla sovranità italiana compresi nel bacino del Mediterraneo; di sessanta giorni se è pagabile negli altri territori soggetti alla sovranità italiana. …. I termini suddetti decorrono dal giorno indicato nell’assegno bancario come data d’emissione“) trovi applicazione è stata respinta in quanto è disposizione relativa ai soli assegni bancari e non estensibile in via analogica ai circolari.
Una conferma è data dalla legge n. 266/2005, che all’art. 1, co. 345 ter chiarisce che con riguardo agli assegni circolari l’azione contro l’emittente istituto bancario si prescrive nel termine di tre anni dall’emissione.
L’assegno bancario differisce dall’assegno circolare che costituisce un titolo di credito all’ordine, emesso da un istituto di credito a ciò autorizzato per un importo che sia disponibile presso di esso al momento dell’emissione e pagabile a vista presso tutti i recapiti indicati dall’emittente.
La norma richiamata per gli importi dei rapporti e dei conti “dormienti” dispone chiaramente che le somme relative verranno versate al Fondo entro il 31 maggio dell’anno successivo a quello in cui scade il termine di prescrizione. Si aggiunge che resta impregiudicato il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo. Le caratteristiche indicate dell’assegno circolare configurano il rapporto tra il titolare dell’assegno stesso e l’istituto bancario come mandato, che è revocabile e, se vi fosse la revoca, è da ritenere che il diritto alla restituzione potrebbe essere fatto valere, pur pendendo il termine triennale per l’azione cartolare del beneficiario.
Trascorso il termine triennale il beneficiario non potrà ottenere il pagamento dell’assegno e a quel punto il richiedente l’assegno potrà ripetere la provvista, senza necessità di revoca del mandato che è già venuto meno.

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