Categorie approfondimento: Credito e banche
15 Gennaio 2002

L’assegno bancario: riforma del sistema sanzionatorio

Di cosa si tratta

Il decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507 ha seriamente cambiato la legge in materia di assegni, che aveva già avuto una riforma alcuni anni prima (legge 15 dicembre 1990, n. 386).
Al titolo V è stata introdotta la “Riforma della disciplina sanzionatoria relativa agli assegni bancari e postali”. Con l’art. 28 il reato di emissione di assegno senza autorizzazione è stato depenalizzato e la sanzione è divenuta amministrativa e si definisce col pagamento di una somma da lire due milioni a lire dodici milioni.
Se l’importo dell’assegno è superiore a lire venti milioni o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire quattro milioni a lire ventiquattro milioni.
Con l’art. 29 l’emissione di assegno senza provvista, che, presentato in tempo utile, non viene pagato in tutto o in parte per difetto di provvista, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione a lire sei milioni e, se l’importo dell’assegno è superiore a lire venti milioni o nel caso di reiterazione delle violazioni, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni a lire dodici milioni.
L’art. 30 attribuisce la competenza ad applicare le sanzioni al prefetto del luogo di pagamento dell’assegno.
Con l’art. 31 sono previste la sanzioni amministrative accessorie del divieto di emettere assegni bancari e postali. Nei casi più gravi:

  1. interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale;
  2. interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
  3. incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.

L’interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale priva, temporaneamente, il soggetto della capacità di esercitare una professione, industria o un commercio, per i quali è richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell’autorità.
L’interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese importa l’incapacità del soggetto di esercitare l’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore e direttore generale, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell’imprenditore.
L’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione importa il divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio. La durata delle sanzioni amministrative accessorie non può essere inferiore a due mesi, né superiore a due anni.
Il divieto di emettere assegni bancari e postali non può avere una durata inferiore a due anni, né superiore a cinque anni.
L’inosservanza delle sanzioni amministrative accessorie è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Nel caso di pagamento dell’assegno, emesso senza provvista dopo la scadenza del termine di presentazione, le sanzioni amministrative non si applicano se il traente (cioè chi ha sottoscritto l’assegno), entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo, effettua il pagamento dell’assegno, degli interessi, della penale e delle eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente.
Il pagamento può essere effettuato nelle mani del portatore del titolo o presso la banca mediante deposito vincolato al portatore del titolo, ovvero presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto o ha effettuato la constatazione equivalente. La prova dell’avvenuto pagamento deve essere fornita dal traente allo banca o, in caso di levata del protesto o di rilascio della constatazione equivalente, al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza del portatore con firma autenticata ovvero, in caso di pagamento a mezzo di deposito vincolato, mediante attestazione della banca comprovante il versamento dell’importo dovuto.
Il procedimento per l’applicazione delle sanzioni amministrative non può essere iniziato prima che sia decorso il termine per il pagamento. Per il procedimento per l’applicazione delle sanzioni amministrative, se viene levato il protesto o effettuata la constatazione equivalente, il pubblico ufficiale trasmette il rapporto di accertamento della violazione al prefetto territorialmente competente. Nei casi in cui non si leva il protesto o non si effettua la constatazione equivalente, il prefetto viene direttamente informato dal trattario. Il trattario dà comunicazione del mancato pagamento al pubblico ufficiale, che deve levare il protesto o effettuare la constatazione equivalente; il pubblico ufficiale, se non è stato effettuato il pagamento dell’assegno nel termine, trasmette il rapporto di accertamento della violazione al prefetto territorialmente competente. Nei casi in cui non si leva il protesto o non si effettua la constatazione equivalente, il trattario, decorso inutilmente il termine informa direttamente il prefetto territorialmente competente.
Entro novanta giorni dalla ricezione del rapporto o dell’informativa il prefetto notifica all’interessato gli estremi della violazione. Se l’interessato risiede all’estero il termine per la notifica è di trecentosessanta giorni. L’interessato, entro trenta giorni dalla notifica, può presentare scritti difensivi e documenti e il prefetto, dopo aver valutato le deduzioni presentate, determina, con ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazione e ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese, ovvero emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti.
All’atto del rilascio di moduli di assegno bancario o postale, il richiedente deve dichiarare al trattario di non essere in alcun modo interdetto dall’emissione di assegni.
Il richiedente che dichiari il falso è punito, qualora vengano rilasciati uno o più moduli di assegno, con la reclusione da sei mesi a due anni.
Inoltre prima del rilascio di moduli di assegno bancario o postale il dipendente responsabile accerta, sulla base dei dati risultanti dall’archivio previsto, che il richiedente non risulti in alcun modo interdetto dall’emissione di assegni bancari o postali, ovvero soggetto a revoca delle autorizzazioni ad emettere assegni.
Il dipendente responsabile che consegna moduli di assegno bancario o postale a persona interdetta, in base ai dati dell’archivio, dall’emissione di assegni o soggetta a revoca delle autorizzazioni, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione fino ad un anno.

In sintesi

La depenalizzazione effettuata non ha alleggerito gli effetti nel caso di emissione di assegno senza autorizzazione o senza provvista; l’attenzione quindi che deve essere data all’impiego dello strumento non è scesa, soprattutto per gli effetti accessori.
Vista la prassi diffusa in molti settori, che non dovrebbe essere consentita, dell’impiego dell’assegno come una cambiale (assegno posdatato), la riforma non ha svilito l’importanza degli effetti che conseguono al mancato pagamento dell’assegno.

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