Categorie approfondimento: Credito e banche, Approfondimenti Homepage
18 Gennaio 2019

Approvazione dell’estratto-conto bancario: effetti sulle operazioni annotate

Nel contratto di conto corrente bancario l’approvazione anche tacita dell’estratto conto ai sensi dell’art. 1832, comma 1, cod. civ. non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate su ragioni sostanziali attinenti la legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell’inclusione o dell’eliminazione di partite di conto (Corte di Cassazione 20 novembre 2018, n. 30000).
È principio consolidato in giurisprudenza che la non tempestiva contestazione dell’estratto conto da parte del correntista nel termine di mesi sei dal ricevimento del conto medesimo rende inoppugnabili gli accrediti e gli addebiti solo sotto il profilo meramente contabile, mentre non impedisce la contestazione della validità e dell’efficacia dei rapporti obbligatori da cui essi derivino.
In caso di mancata contestazione degli estratti conto nei termini di cui all’art. 1832 c.c., il correntista non potrà impugnare gli accrediti e gli addebiti sotto il profilo meramente contabile ma sarà sempre legittimato ad impugnare l’inesistenza o invalidità delle operazioni economiche sottostanti alle annotazioni contabili.
Il correntista incorre in una decadenza se non verifica e contesta la correttezza contabile entro il termine di sei mesi dal ricevimento del conto, mentre gli resterà aperta la porta alla contestazione nei casi indicati in cui l’estratto conto sia stato ricevuto da tempo antecedente.
La sentenza afferma che si realizza “la decadenza delle parti dalla facoltà di opporre eccezioni relative ad esse”; ci sembra che la previsione non sia in fatto realizzabile con parità tra le parti. Intendiamo dire che nel rapporto di conto corrente l’istituto di credito versa in una condizione di vantaggio in quanto, quando rilevasse ragioni operative negative, può facilmente iscrivere nel rendiconto la “correzione” e fare aprire la porta alla contestazioni lasciando l’onere al correntista.
A parte questo rilievo le operazioni annotate non impediscono la formulazione di censure concernenti la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti. Nel caso a giudizio l’istituto aveva ripreso un’operazione nella quale aveva operato un errore applicativo nella quantificazione dell’importo che doveva essere corrisposto al correntista quale guadagno maturato in forza di operazioni in derivati (opzioni put) che erano state poste in essere.
La banca a distanza di due anni dall’operazione contestata sosteneva che per un’operazione posta in essere avesse omesso di defalcare il valore di chiusura dell’indice sottostante alle opzioni e cioè di avere accreditato il puro prezzo di esercizio delle opzioni anziché il differenziale fra tale prezzo e il valore di chiusura dell’indice sottostante; questo aveva comportato che la banca avesse accreditato circa quaranta mila euro in più.
La verità storica dell’operazione e della sua annotazione nel rapporto di conto corrente non può essere oggetto di impugnazione e rientra nell’ambito della decadenza comminata, mentre la mancata spettanza della somma (per errore, per insussistenza del titolo giuridico posto a fondamento dell’accreditamento operato in favore del correntista) può legittimamente aprire la disamina delle ragioni che hanno comportato l’addebito della maggiore somma corrisposta al correntista.

(Visited 1 times, 3 visits today)