Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
20 Ottobre 2012

Appalto privato: la responsabilità del committente per imposte. Iva e ritenute

Di cosa si tratta

L’appalto ha la sua sede normativa naturale nel codice civile e la sua regolamentazione poco interferiva con altre tematiche di settori diversi. La materia è divenuta sensibilmente complessa e a vari livelli vanno rappresentate nuove esigenze che derivano da nuove norme da rispettare tenuto presente quanto già disposto nel codice civile dall’art. 1676 (Cfr.: nel sito: “Appalto privato: la responsabilità del committente per i compensi ai lavoratori”).
Al fine di rappresentare la maggiori tematiche da tenere presenti, vediamo cosa è successo nell’ultimo periodo con riferimento alla responsabilità del committente per il pagamento dei lavoratori alle dipendenze dell’appaltatore ed addetti ai lavori, per i contributi e per le tasse, qui trattate (Cfr.: nel sito “Appalto privato: la responsabilità del committente per previdenza ed assistenza”).
Le disposizioni si applicano in relazione ai contratti di appalto e subappalto di opere, forniture e servizi conclusi da soggetti che stipulano i predetti contratti nell’ambito di attività rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e, in ogni caso, dai soggetti che sono tenuti al pagamento dell’Irpef o dell’Ires. Sono escluse dall’applicazione delle predette disposizioni le stazioni appaltanti soggette al regime del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.
Sono stati novellati gli obblighi di verifica di committenti ed appaltatori con l’art. 13-ter del c.d. “Decreto Sviluppo” (D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134), con il quale il legislatore è intervenuto nuovamente in materia di responsabilità fiscale negli appalti, sostituendo integralmente le precedenti disposizioni (D.L. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248); la norma è già stata fatta oggetto di commenti con la Circolare n. 40/E del 8 ottobre 2012 dell’Agenzia Entrate.
Il nuovo comma 28 dell’art. 35 prevede che in caso di appalto di opere o di servizi, l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dell’imposta sul valore aggiunto dovuta dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto.
Per escludere questa responsabilità solidale l’appaltatore deve verificare, acquisendo la documentazione prima del versamento del corrispettivo, che gli adempimenti, scaduti alla data del versamento, ssiano stati correttamente eseguiti dal subappaltatore. L’attestazione dell’avvenuto adempimento degli obblighi può essere rilasciata anche attraverso un’asseverazione di vari soggetti (Caf e professionisti ed anche per autocertificazione dell’appaltatore, come dispone la Circolare n. 40 del 8 ottobre 2012).
L’appaltatore può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione da parte del subappaltatore. Gli atti che devono essere notificati entro un termine di decadenza al subappaltatore sono notificati entro lo stesso termine anche al responsabile in solido.
Il committente provvede al pagamento del corrispettivo dovuto all’appaltatore previa esibizione della documentazione attestante che gli adempimenti di cui al co. 28, scaduti alla data del pagamento del corrispettivo, sono stati correttamente eseguiti dall’appaltatore e dagli eventuali subappaltatori.
Il committente può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione da parte dell’appaltatore.
L’inosservanza delle modalità di pagamento previste a carico del committente è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5.000 a euro 200.000 se gli adempimenti di cui al co. 28 non sono stati correttamente eseguiti dall’appaltatore e dal subappaltatore. Ai fini della predetta sanzione si applicano le disposizioni previste per la violazione commessa dall’appaltatore.
Con questa nuova norma committente e appaltatore dovranno verificare il corretto adempimento degli obblighi fiscali da parte dei soggetti a cui hanno affidato un appalto prima di procedere al versamento del corrispettivo pattuito. L’appaltatore dovrà provare il corretto adempimento agli obblighi fiscali attraverso la consegna al committente e/o all’appaltatore della relativa documentazione o con un’asseverazione da parte di alcuni soggetti “qualificati” (commercialista o CAF) e fino all’esibizione della documentazione, il committente deve e l’appaltatore può sospendere il pagamento del corrispettivo dovuto alla propria controparte contrattuale.
La Circolare n. 40 del 8 ottobre 2012 dell’Agenzia delle Entrate aggiunge anche la possibilità, in alternativa alle asseverazioni prestate dai CAF Imprese e dai professionisti abilitati, di una dichiarazione sostitutiva con cui l’appaltatore/subappaltatore attesta l’avvenuto adempimento degli obblighi richiesti dalla disposizione. La dichiarazione sostitutiva deve:
– indicare il periodo nel quale l’IVA relativa alle fatture concernenti i lavori eseguiti è stata liquidata, specificando se dalla suddetta liquidazione è scaturito un versamento di imposta, ovvero se in relazione alle fatture oggetto del contratto è stato applicato il regime dell’IVA per cassa (articolo 7 del DL n. 185 del 2008) oppure la disciplina del reverse charge;
– indicare il periodo nel quale le ritenute sui redditi di lavoro dipendente sono state versate, mediante scomputo totale o parziale;
– riportare gli estremi del modello F24 con il quale i versamenti dell’IVA e delle ritenute non scomputate, totalmente o parzialmente, sono stati effettuati:
Nel caso di irregolarità nei versamenti all’Erario delle ritenute IRPEF e dell’IVA, l’appaltatore è solidalmente responsabile con il subappaltatore e il committente è soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria sino ad un massimo di 200 mila Euro, salvo che, prima del pagamento del corrispettivo, abbiano acquisito la prova del regolare adempimento degli obblighi fiscali delle loro controparti contrattuali (il committente effettua la verifica che è estesa all’adempimento di appaltatore e subappaltatori).
La novità introdotta dal legislatore, in materia di responsabilità fiscale negli appalti, è data dalla netta distinzione dei profili di responsabilità rispettivamente dell’appaltatore (in solido con i subappaltatori) e del committente (per gli inadempimenti dell’appaltatore e dei subappaltatori).
Il committente sarà passibile dell’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria che può arrivare a duecentomila Euro – in caso di inosservanza dei nuovi obblighi impostigli dalla legge, mentre l’appaltatore inadempiente agli obblighi di verifica, d’ora in avanti sarà sì legato da un vincolo di responsabilità solidale con i propri sub-appaltatori inadempienti agli obblighi nei confronti dell’Erario, ma nei limiti del corrispettivo a questi ultimi dovuto.
Entrambe le categorie di soggetti (committente e appaltatore/subappaltante) potranno evitare le conseguenze appena descritte astenendosi dal pagare il corrispettivo pattuito al proprio contraente che non voglia o non sappia documentare l’adempimento degli obblighi fiscali previsti dalla norma.
Più precisamente, l’appaltatore è obbligato in solido con il subappaltatore al versamento all’Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA maturata a debito del subappaltatore in relazione alla prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto, limitatamente all’ammontare del corrispettivo dovuto dall’appaltatore al subappaltatore.
Diversamente dall’anteriore disciplina, non è previsto un limite temporale specifico di operatività del vincolo di solidarietà, originariamente di due anni dalla cessazione dell’appalto, dovendosi così ritenere applicabili i termini di prescrizione previsti in relazione alle obbligazioni tributarie.
Quale logica conseguenza della solidarietà che lega appaltatore e subappaltatore inadempiente, è previsto che gli atti soggetti alla notifica entro un termine di decadenza al subappaltatore, dovranno essere notificati entro lo stesso termine anche all’appaltatore. L’art. 28 circoscrive l’obbligazione solidale dell’appaltatore “nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto” al subappaltatore.
Non è chiaro se il riferimento contenuto nella norma debba intendersi esteso all’intero corrispettivo contrattuale del subappalto ovvero al corrispettivo ancora dovuto al momento dell’inadempimento del subappaltatore ai propri obblighi tributari. Per l’impiego dell’aggettivo “dovuto” in luogo di “pattuito” andrebbe preferita la seconda interpretazione, che nei confronti dell’Erario avrebbe per contro l’effetto di ridurre significativamente la garanzia apprestata dal vincolo di solidarietà nelle ultime fasi del subappalto.
Le nuove norme parrebbero configurare a carico dell’appaltatore un mero onere di verifica (onere il cui mancato assolvimento avrebbe quale conseguenza la solidarietà nei confronti dell’erario per i pagamenti non eseguiti dal subappaltatore) accompagnato dalla facoltà di sospendere il pagamento dei corrispettivi contrattuali al subappaltatore sino alla verifica dell’adempimento degli obblighi tributari da parte di quest’ultimo.
A carico del committente la verifica del corretto adempimento degli obblighi verso l’erario di appaltatore e subappaltatore parre configurarsi come un vero obbligo, punito con la sanzione menzionata, escluso ogni vincolo di solidarietà. Resta da stabilire quale sia la condotta prescritta al committente se l’esito è negativo (per mancata collaborazione dell’appaltatore, per riscontrato inadempimento di appaltatore o subappaltatore agli obblighi tributari).
Il primo periodo dell’art. 28 bis pare configurare un vero e proprio divieto di esecuzione dei pagamenti sino a verifica effettuata con esito positivo (“Il committente provvede al pagamento del corrispettivo dovuto all’appaltatore previa esibizione da parte di quest’ultimo…”) ed in questa prospettiva il secondo periodo (“Il committente può sospendere il pagamento del corrispettivo fino all’esibizione della predetta documentazione…”) dovrebbe essere considerato eccessivo, dovendosi ritenere il termine “può” quale esplicitazione, a mero fine di disciplina dei rapporti interni tra committente ed appaltatore, della legittimità del mancato pagamento.

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