Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
21 Maggio 2011

L’anno di deducibilità delle provvigioni corrisposte all’agente

Di cosa si tratta

Un tema “caldo” in generale, ma in particolare in tempi di bilancio è senza dubbio quello che si pone in ordine al trattamento fiscale dei crediti che usualmente si qualificano “in sofferenza” per i quali cioè la certezza del recupero è molto dubbia. Risponde a questo frequente quesito la pronunzia della Cassazione del 21 aprile 2011 n. 9218 che si può sintetizzare con il principio che le perdite su crediti devono essere integralmente dedotte nell’esercizio di competenza, intendendosi per tale quello in cui si manifestano per la prima volta gli “elementi certi e precisi” dell’irrecuperabilità del credito, altrimenti si rimetterebbe all’arbitrio del contribuente la scelta del periodo d’imposta in cui gli sarebbe più conveniente operare la deduzione, “snaturando la regola espressa dal principio di competenza, che rappresenta invece criterio inderogabile ed oggettivo per determinare il reddito d’impresa”.
Non sappiamo proprio quando si abbia quel momento se non nei casi chiari di impossibilità, come la scomparsa del debitore, che si è dato alla latitanza, o quando si abbia l’apertura di una procedura concorsuale. Il caso sottoposto al giudicante si riferiva ad un debitore non assoggettato a procedure concorsuali, ma analoghi criteri sarebbero applicabili secondo la Corte anche nei confronti dei contribuenti ad esse sottoposti.
Non riteniamo la pronuncia così decisiva sul tema come autorevoli commentatori hanno invece ritenuto.
È chiaro che in materia viga il principio di competenza e si debba propendere per una certa rigidezza nella sua applicazione, ma non bisogna esagerare; se è vero infatti che spostare il momento provoca effetti diversi perché cade in situazioni diverse (bilancio positivo, convenienza ad attualizzare le perdite e non l’opposto), va anche ricordato che un tributo che andrebbe versato non necessariamente è perso nell’esercizio successivo. Una interpretazione corretta non deve essere solo “filo-fisco”.
Operato il tentativo di oggettivizzare il momento, una certa soggettività permane comunque. Riteniamo infatti che non sia senza fondamento la tesi, respinta dalla Cassazione e sostenuta dalla Commissione tributaria, che: “è all’imprenditore che, sulla base di motivazioni obiettivamente valide a legittimare la componente negativa di reddito derivante dall’eliminazione di poste attive, spetta di decidere quando sussistano i presupposti per la deducibilità della perdita stessa”.
Così come non condividiamo, dopo la riforma, che si debba operare diversamente da quanto previsto in base al comma 5 dell’articolo 101 del Tuir, per le perdite su crediti che sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e, in ogni caso, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali. La norma dispone altresì che il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data in cui la stessa è stata dichiarata e non più da quando la procedura si è chiusa senza risultato.
Non possiamo però non ricordare come la Cassazione (cfr.: sentenze 22135/2010 e 16330/2005) in tema di imposte sui redditi d’impresa, affermi che l’articolo 66, comma 3, del Tuir, va interpretato nel senso che l’anno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto, perché in quel momento si materializzano gli elementi “certi e precisi” della sua irrecuperabilità.
La prova della sussistenza degli elementi suddetti non impone né la dimostrazione che il creditore si sia attivato per esigere il suo credito, né che sia intervenuta sentenza dichiarativa di fallimento del debitore (Cassazione 3862/2001), punto il secondo che non condividiamo.
Quindi è la Suprema Corte ad affermare la conclusione sostanzialmente coincidente con quella relativa a contribuenti “non falliti”, questo perché la norma disporrebbe la deducibilità della perdita nell’anno di apertura della procedura, ma non ne impone la deduzione nel medesimo arco temporale e “non offre una base all’assunto che essa dovrebbe aver luogo indefettibilmente in quell’esercizio”. Ne deriva che, ad avviso della Cassazione, la perdita su crediti non deve essere dedotta necessariamente e per intero nell’esercizio in cui la procedura concorsuale si è aperta.
Se questa considerazione può quindi essere tenuta presente per l’alto conforto della tesi, non crediamo che valga a conferire certezza all’operazione che attenga ai debitori che non siano falliti.
Siccome il tema è quello di cercare di rendere oggettivo quel momento, crediamo che le classiche dichiarazioni di professionisti che si siano occupati del recupero, abbiano indubbia validità a confortare la scelta dell’imprenditore in ordine alla individuazione del momento.

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