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16 Febbraio 2017

Ancora sul compenso degli amministratori di s.r.l.

Avevamo già dedicato spazio alla considerazione del compenso di competenza degli amministratori di società di capitali (nel sito: “Amministratori di società a responsabilità limitata: il compenso”), illustrando in allora la posizione restrittiva e formalista della Cassazione.
Torniamo sul tema per rappresentare come le giurisdizioni di merito inferiori non esprimano il pensiero già richiamato.
Invero la gamma delle situazioni è talmente vasta che si deve vedere da vicino l’interpretazione offerta in quanto legata allo svolgimento dei fatti e dei documenti che si sono confezionati.
Illustriamo una situazione ricorrente nelle vicende societarie di natura statica quali sono quelle delle c.d. “immobiliari di famiglia”, dove nella maggioranza dei casi non viene svolta attività imprenditoriale di costruzione, ma principalmente l’amministratore si occupa di gestire un patrimonio immobiliare già esistente, che viene locato a terzi.
Naturalmente abbiamo almeno un amministratore che, assunta la carica, la conserva per molti anni; quanto al compenso molto spesso nulla è stato disposto all’atto della nomina o in seguito dall’assemblea.
È ricorrente l’ipotesi in cui l’amministratore magari a distanza di molti anni, richieda il compenso per l’attività svolta magari ponendo a fondamento una delibera in ordine al compenso, che vien anche esposto nei bilanci annuali.
Un primo quesito è quanti anni vadano considerati e se non sia invece maturata la prescrizione per i crediti più risalenti che compaiono in bilancio (per la durata di cinque anni: Cass. 5 luglio 2016 n. 13686, ai sensi dell’art. 2948 c.c.).
Si può ritenere che “il riconoscimento del diritto, al fine dell’interruzione della prescrizione, non ha natura negoziale, né carattere recettizio, ma richiede solo una manifestazione di consapevolezza dell’esistenza del debito, che può anche essere rivolta ad un terzo ovvero alla generalità. Pertanto costituisce atto idoneo ad interrompere la prescrizione l’annotazione di un debito nel bilancio della società di capitali… nel caso in cui tale annotazione sia accompagnata da tutti gli elementi specifici dell’obbligazione quali entità, causale, soggetto creditore” (Cass.7 febbraio 1991, n. 1292).
La mera approvazione del bilancio non può costituire deliberazione della determinazione del compenso dell’amministratore e ben può avvenire che il compenso sia stato già in precedenza determinato e l’approvazione del bilancio che contenga l’indicazione del debito relativo a quel compenso valga quindi come riconoscimento di debito (Trib. Roma. Sez, Spec. 19 luglio 2016, n. 19324).
In termini di principi, con la nuova disciplina delle s.r.l. post Riforma societaria del 2003, si ritiene che sia principio generale che i soci godano della più ampia autonomia e alla luce di questo si trae la conclusione d’obbligo che in assenza di una qualche previsione statutaria o decisionale, l’incarico gestorio sia gratuito, contrariamente a quanto si riteneva in precedenza. La tesi non è da tutti accettata, in quanto si sostiene anche che un diritto ad un compenso sussista comunque, anche in assenza di espressione manifesta.
Va aggiunto anche che è opportuna un’indagine sulla conformazione societaria se di base capitalistica oppure personalistica in quanto nelle s.r.l. possono essere designate alla carica persone che non fanno parte della compagine sociale, in presenza delle quali pare corretto ritenere che gli amministratori debbano essere remunerati, considerando l’attività svolta in termini di tempo, competenza, dedizione con correlata assunzione di responsabilità.
Sulla rilevanza della posta relativa al compenso approvata in sede di approvazione del bilancio e quelle di determinazione dei compensi degli amministratori va detto che “hanno oggetto e contenuti distinti, essendo le prime dirette a controllare la legittimità di un atto di competenza degli amministratori, e le seconde avendo invece la funzione di determinare il compenso con la conseguenza che l’approvazione da parte dell’assemblea del bilancio di esercizio di una società di capitali contenente una posta relativa al compenso percepito dagli amministratori, qualora non vi sia stata una specifica discussione ed approvazione di tale posta, non integra gli estremi della deliberazione assembleare occorrente per l’attribuzione del predetto compenso che non sia già stabilito dallo statuto” (Cass. SS.UU. 29 agosto 2008, n. 21993).

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