Categorie approfondimento: Credito e banche
3 Marzo 2014

Anatocismo: una norma per la chiarezza

Di cosa si tratta

Altra legge è intervenuta in materia di anatocismo rinnovando l’art. 120 del T.U.B. attraverso l’intervento operato dall’art. 1, co. 629, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014), prevedendo: ”All’articolo 120 del testo unico di cui al D.Lgs. 1º settembre 1993, n. 385, il comma 2 è sostituito dal seguente: «Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che:

  1. nelle operazioni in conto corrente sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori;
  2. gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale»”.

La disposizione in precedenza diceva: “Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori”.
La delega al CICR contenuta nella vecchia disposizione consentiva che gli interessi producessero altri interessi una volta maturati; la dizione attuale dà sempre un potere, ma all’interno di disposizioni che ne determino “modalità e criteri”.
Cerchiamo di vedere che percorso ha fatto questo tema nell’ultimo periodo legislativo.
La delibera del CICR del 9 febbraio 2000 metteva in salvo tutte le clausole sulla produzione di interessi sugli interessi scaduti, contenuti nei contratti stipulati anteriormente alla data di entrata in vigore della delibera del CICR.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 425 del 17 ottobre 2000, dichiarava poi l’illegittimità costituzionale delle disposizioni in relazione all’art. 76 della Costituzione, riconoscendo un eccesso di delega rispetto ai principi e ai criteri direttivi conferiti al Governo dal Parlamento.
La Corte di Cassazione poi emanava una sentenza (Sezioni Unite, 2 dicembre 2010, n. 24418) che riconosceva la nullità delle clausole aventi per oggetto la capitalizzazione degli interessi passivi in un’apertura di credito in conto corrente, in quanto in contrasto con il divieto di anatocismo sancito dall’art. 1283 cod. civ..
Secondo la Cassazione, il correntista, alla cessazione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, poteva (e può) sempre chiedere all’autorità giudiziaria la nullità della clausola avente per oggetto la corresponsione di interessi anatocistici e la ripetizione di quanto indebitamente pagato a tale titolo. Il termine di prescrizione decennale, cui tale azione di ripetizione era (ed è) soggetta, decorreva (e decorre) dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto in cui venivano (e vengono) registrati gli interessi non dovuti.
Nonostante la pronuncia di illegittimità costituzionale accolta dalla Corte di Cassazione, il legislatore nella legge di conversione del 26 febbraio 2011, n. 10, del D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, introduceva il co. 61 nell’art. 2, stabilendo: “… la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto comincia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione d’importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.
In pratica, il legislatore, nella prima parte della norma, surclassava l’interpretazione della Corte di Cassazione, in ordine al momento di decorrenza della prescrizione, facendolo retroagire all’atto dell’annotazione in conto dell’importo corrisposto, momento antecedente a quello della chiusura del conto. Nella seconda parte del comma, invece, la norma stabiliva l’efficacia retroattiva della prima parte, prevedendo la non restituzione degli importi versati alle banche a titolo di interessi capitalizzati.
È evidente che fosse un trattamento sfavorevole riservato ai correntisti, ai quali era già stata garantita una restituzione degli importi corrisposti alle banche a titolo di interessi anatocistici. Ciò anche con riguardo al termine di decorrenza della prescrizione che, individuato nel momento anteriore dell’annotazione nel conto, avrebbe comportato, in alcuni casi, l’impossibilità di chiedere la restituzione per avvenuta prescrizione decennale del diritto di credito.
È poi intervenuta la Corte Costituzionale (sentenza n. 78 del 5 aprile 2012) che ha affermato come l’efficacia retroattiva della disposizione ledesse il canone generale della ragionevolezza delle norme di cui all’art. 3 Cost. e come, in materia di decorrenza del termine di prescrizione relativo alle operazioni bancarie regolate in conto corrente, si fosse già formato un orientamento maggioritario della giurisprudenza, che individuava nella chiusura del rapporto contrattuale il decorso del termine. Anzi, la norma sull’effetto retroattivo violava, secondo la Corte Costituzionale, il parametro costituito dall’art. 117, comma 1, Cost., in relazione all’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che secondo la Corte di Strasburgo deve garantire il diritto a un processo equo, tradotto nel divieto di ingerenza del potere legislativo nell’amministrazione della giustizia, al fine di influenzare l’esito giudiziario di una controversia.
La previsione normativa sulla mancata restituzione delle somme versate a titolo di interessi capitalizzati avrebbe bloccato le eventuali azioni giudiziarie intraprese davanti ai competenti tribunali civili da parte dei correntisti. Possiamo da quanto esposto trarre delle considerazioni; l’anatocismo bancario è uno dei tanti fenomeni su cui la Corte Costituzionale è intervenuta per correggere le norme emanate dal Governo con il suo potere legislativo di cui agli artt. 76 e 77 Cost. e si è trattato di norme che hanno visto i correntisti soccombere alla logica delle banche.
Se da un lato si è avuta la diffusa applicazione di interessi anatocistici al contratto di conto corrente anche diffusa è stata l’iniziativa dei clienti per rimediarvi una volta riconosciuta la loro illegittimità. Le azioni giudiziarie per ottenerne la restituzione si sono confrontate con il tentativo di arrestarle con il comma 61 dell’art. 2 della legge 26 febbraio 2011, n. 10. L’intervento della Corte Costituzionale non è una garanzia, perché rappresenta un’azione successiva rispetto a quella del potere legislativo.
La legge e gli atti equiparati, per il tramite delle loro caratteristiche intrinseche di astrattezza, generalità, positività e cogenza, dovrebbero, invece, avere come primo scopo la certezza del diritto e garantire il rispetto dei canoni costituzionali.
La disposizione nuova alla luce dell’evoluzione che l’ha preceduto porta a dire che il CICR stabilisce si modalità e criteri per la produzione di interessi, ma prevedendo in ogni caso che sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori ed anche gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale.
La delega al CICR è sicuramente più ristretta e vedremo come reagirà l’interpretazione giurisprudenziale dopo avere verificato come la delega verrà utilizzata.

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