Categorie approfondimento: Credito e banche
17 Agosto 2016

Anatocismo e nullità delle clausole

Di cosa si tratta

Il contratto di mutuo continua ad essere oggetto di approfondimenti da parte del tribunali italiani; inoltre si cominciano a consolidare alcuni orientamenti che arriveranno presto all’esame della Cassazione e in tale sede vedremo se reggerà il vaglio del Superiore interprete quanto è stato affermato sull’ammortamento c.d. alla francese.
Rinveniamo sul tema la sentenza del Tribunale di Bari – Sezione distaccata di Rutigliano, Sentenza n. 113 del 29 ottobre 2008 nella quale si afferma: “Mentre nella parte letterale del contratto si stabilisce un tasso rispettoso del sistema civilistico italiano della maturazione dei frutti civili, nel piano di ammortamento viene applicato, in maniera del tutto inaspettata, quanto illegittima, il c.d. ‘ammortamemento alla francese’: ossia un metodo che comporta la restituzione degli interessi con una proporzione più elevata in quanto contiene una formula di matematica attuariale, giusta la quale l’interesse applicato è quello composto e già non quello semplice (previsto dal nostro codice civile all’art. 821, comma 3). Il tasso nominale di interesse pattuito letteralmente nel contratto di mutuo non si può assolutamente maggiorare nel piano di ammortamento, né si può mascherare tale artificioso incremento nel piano di ammortamento, poiché il calcolo dell’interesse nel piano di ammortamento deve essere trasparente ed eseguito secondo regole matematiche dell’interesse semplice”.
La banca, che utilizza nel contratto di mutuo questo particolare tipo di capitalizzazione, viola non solo il dettato dell’art. 1283 c.c. ma anche quello dell’art. 1284 c.c., che in ipotesi di mancata determinazione e specificazione, ovvero di incertezza (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al medesimo contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e non quello ultralegale indeterminato o incerto.
Più recente e che risente di altre pronunce su temi prossimi è la sentenza del Tribunale di Milano in data 30 ottobre 2013, RG. N. 13980, che ha affermato: “La complessiva clausola contrattuale di un mutuo – che prevede insieme un tasso fisso (come preso a base per il calcolo delle quote di rimborso del capitale), delle restituzioni rateali calcolate col sistema dell’ammortamento di un prestito a rate costanti (c.d. sistema alla francese) e un tasso variabile (pari a un mezzo del tasso nominale annuo Euribor più uno spread dell’1%) – è nulla per indeterminatezza del suo oggetto violando la norma dell’art. 1346 c.c. In effetti, le parti di cui si compone la clausola non danno luogo a una univoca applicazione, ma richiedono la necessità di una scelta applicativa tra più alternative possibili, ciascuna delle quali comportante l’applicazione di tassi di interessi diversi”.
Una siffatta pattuizione violerebbe gli art. 1346, 1418 e 1419 c.c., e sarebbe incompatibile con i principi di inderogabilità in tema di determinabilità dell’oggetto nei contratti formali, avrebbe violato gli art. 1283 e 1284 c.c., nonché la norma dell’art. 1322 c.c. e l’art. 9, co. 3, della legge n. 192 del 1998 che vieta l’abuso di dipendenza economica.
L’attore in virtù delle norme richiamate aveva chiesto di dichiarare nulla la clausola con cui erano stati pattuiti gli interessi e di determinare il saggio di interesse applicabile, con condanna dell’istituto di credito a restituire le maggiori somme non dovute. Inoltre aveva chiesto al Tribunale di dichiarare che la banca, con la previsione di un piano di ammortamento alla francese, aveva applicato tassi di interesse difformi da quelli pattuiti, generando un effetto anatocistico.
Una consulenza tecnica era stata ammessa e aveva concluso che il procedente aveva ragione. Il perito ha esaminato i contratti nei quali si faceva riferimento a ben tre modalità di determinazione del tasso di interesse per il periodo di ammortamento.
Nel contratto era stabilito che, in primo luogo, il tasso del 3,4% valido per il preammortamento “sarebbe stato preso a base per il calcolo delle quote di rimborso del capitale nel caso l’ammortamento fosse iniziato prima della scadenza del primo triennio ed anche per il triennio successivo in caso di prosecuzione a tasso variabile.”
In secondo luogo, “le semestralità saranno calcolate col sistema dell’ammortamento di un prestito a rate costanti, basato sulla formula matematico finanziaria, nota nella tecnica finanziaria come ‘sistema francese”. Infine, il contratto precisava che “il tasso d’interesse è variabile, pari ad un mezzo del tasso nominale annuo EURIBOR a 6 mesi più uno spread dell’1% “.
Le tre modalità di determinazione del tasso di interesse, secondo il perito, se singolarmente interpretate, sono chiare, avendo ciascuna un significato finanziario determinato, ma sono tra loro incompatibili. Sulla base della complessiva pattuizione del tasso di interessi, dunque, secondo il perito, si può giungere ad almeno tre diverse ipotesi di piani d’ammortamento. Ne consegue una evidente ed oggettiva indeterminatezza ed indeterminabilità dell’oggetto del contratto.
Le clausole in discussione, dunque, pur apparendo di per sé analitiche come sottolineato dalla convenuta, si risolvono, da un punto di vista matematico-finanziario, in enunciati non danti luogo ad una univoca applicazione, ma richiedenti la necessità di una scelta applicativa tra più alternative possibili, ciascuna delle quali comportante l’applicazione di tassi di interessi diversi: il che vale a dire che tali clausole, da un punto di vista giuridico, non soddisfano il requisito della determinatezza o determinabilità del loro oggetto, richiesto dalla disciplina dei contratti ex artt. 1418, 1346 cod. civ. a pena di nullità, come costantemente affermato, in materia di mutuo, dalla giurisprudenza di legittimità (cfr., ad esempio, Cass. n.12276/2010, secondo la quale “affinchè una convenzione relativa agli interessi sia validamente stipulata ai sensi dell’art. 1284, terzo comma, cod. civ., che è norma imperativa, deve avere forma scritta ed un contenuto assolutamente univoco in ordine alla puntuale specificazione del tasso di interesse”).
Nè ad inficiare tali conclusioni possono valere le considerazioni svolte dalla difesa della banca quanto alla ricavabilità in via interpretativa, dal complesso delle clausole negoziali, di elementi idonei a correggere l’indeterminatezza matematico-finanziaria delle formule in discussione; trattandosi di argomento che si scontra con il carattere “assolutamente univoco” richiesto dalla giurisprudenza in materia di pattuizione di tassi di interessi ultralegali, carattere che nel caso, come analiticamente indicato dalla CTU, è impossibile ricostruire in riferimento alla terminologia utilizzata nella parte del negozio deputata; sia quanto alla possibilità di mantenimento della previsione negoziale relativa al tasso variabile (pari ad un mezzo del tasso nominale annuo EURIBOR a 6 mesi più uno spread dell’1%, cfr. supra sub A3) di per sè chiara, anche questa argomentazione scontrandosi con le complessive conseguenze della indeterminatezza delle pattuizioni negoziali, in realtà comportanti, secondo i meccanismi individuati dalla CTU, tre possibilità applicative diverse, in ciascuna delle quali la diversa combinazione delle tre condizioni negoziali conduce ad una diversa incidenza dei tassi di interesse complessivamente in gioco e, dunque, in definitiva, ad una pattuizione non univoca circa la misura complessiva di tali tassi, come emerge in particolare dalla ricostruzione analitica dei tre diversi piani di ammortamento.
Quanto poi alla sostituzione delle clausole nulle ai sensi del secondo comma dell’art.1419 cod. civ., sostituzione da ritenersi domandata dall’attrice deve ritenersi applicabile la previsione di cui al terzo comma dell’art. 1284 c.c., secondo la quale: “Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale”, trattandosi di clausola sostitutiva avente portata generale e la cui operatività nel caso di specie, del resto, non è stata oggetto di alcuna discussione tra le parti; non è parsa invece al Tribunale applicabile la disciplina sostitutiva ex art. 117 TUB settimo comma, tale disposizione specificando che il tasso sostitutivo ivi previsto riguarda l’ipotesi di “mancanza” di specifica pattuizione scritta ovvero l’ipotesi di nullità della pattuizione scritta ai sensi del precedente sesto comma, vale a dire l’ipotesi di pattuizione facente rinvio agli usi ovvero prevedente condizioni deteriori rispetto a quelle pubblicizzate, casi, tutti, non corrispondenti a quello in esame.
Il Tribunale di Milano in data 30 ottobre 2013, RG. N. 13980 ha dichiarato la nullità per indeterminatezza delle clausole determinanti il piano di ammortamento dei due contratti di mutuo ai sensi dell’art. 1419 cod. civ. e ha disposto l’applicazione del tasso legale ai sensi dell’art. 1284 cod. civ.
In dipendenza della accertata nullità della clausola e della sostituzione della stessa quanto alla misura degli interessi con applicazione del tasso legale venivano accolte le domande dell’attrice relative alla condanna della convenuta alla restituzione di quanto dall’attrice versato -in applicazione delle clausole nulle- in eccesso rispetto a quanto dovuto secondo un piano di ammortamento da ricostruirsi, ferme la durata e la cadenza delle rate negozialmente previste, con applicazione del tasso legale (sostitutivo di quello indeterminato di cui alle clausole nulle) su quote capitali costanti (la nullità delle clausole avendo travolto anche ogni previsione relativa all’andamento delle quote capitali “alla francese”) in relazione alle rate scadute.

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