Categorie approfondimento: Societario
29 Novembre 2009

Amministratori di società a responsabilità limitata: il compenso

Di cosa si tratta

Per dirimere contrasti la Cassazione è intervenuta a Sezioni Unite con la sentenza del 29 agosto 2008 n. 21933 affermando che l’approvazione del bilancio che contempli una posta come compenso a favore dell’amministratore di società a responsabilità limitata non configura la specifica delibera di determinazione del compenso richiesta dall’art. 2389, 1 comma cod. civ. in caso di mancanza di previsione nello statuto.
La Cassazione si orienta verso un’interpretazione restrittiva di quella, quasi, abitudine di non adottare una specifica delibera sul compenso degli amministratori, nei fatti ratificando quanto viene esposto alla voce di bilancio, che quasi sempre è frutto di un preventivo accordo con i soci.
La controversia che ha portato alla pronunzia si rifà alla disciplina vigente prima della Riforma, ma sul punto, non essendo intervenute modifiche sostanziali, si può ritenere che il principio valga anche ora.
Le argomentazioni addotte a sostegno si possono riassumere in tre punti: la natura imperativa dell’art. 2389 cod. civ. e la conseguente nullità dell’atto di determinazione del compenso che non sia stabilito all’atto della nomina o dall’assemblea; la disposizione dell’art. 2364 cod. civ. che nel determinare la competenza dell’assemblea testualmente distingue le due sedi dell’approvazione del bilancio dalla voce relativa al compenso degli amministratori, se non è stabilito dallo statuto, distinzione che non avrebbe significato se si ritenesse che la prima disposizione possa contenere al suo interno anche la seconda; infine l’argomentazione che deriva dagli artt. 2434 e 2393, ult. comma, cod. civ., dai quali ricavare il principio per cui l’approvazione del bilancio non implica la liberazione degli amministratori per le responsabilità degli atti da loro compiuti nella gestione sociale, tra i quali la autodeterminazione del compenso, a meno che l’assemblea con una delibera propria sul punto non approvi la rinunzia all’azione relativa.
La sentenza va nettamente contro il principio della possibilità che esistano deliberazioni implicite e desidera rafforzare invece il principio che sia necessaria una formazione della volontà sociale chiara, informata sul punto, determinata a risolvere espressamente ogni questione che appartenga alla competenza dell’assemblea.
L’affermazione del principio, ribadito dalla sentenza con l’interpretazione restrittiva e formalistica, ha quale fondamento la disciplina delle società per azioni nei richiami compiuti, mentre l’art. 2479 cod. civ dopo la Riforma, quando individua le materie riservate alla competenza dell’assemblea, non prevede più per le società a responsabilità limitata un riferimento al compenso degli amministratori e la modifica pone due temi: se la determinazione sul compenso possa trovare in altra sede chi lo abbia a determinare e poi, in difetto di previsione dell’atto costitutivo, come debba ritenersi regolato il punto.
Sul primo punto dagli studiosi si afferma che le formule che possono essere usate per determinare che cosa competa agli amministratori possano essere le più varie e chi sia il soggetto che possa determinarne modalità e misura; sul secondo, se da un lato è vero che un compenso rappresenta un diritto, sono i soci che dovranno determinarlo, sia che la determinazione venga assunta in assemblea o con una decisione degli stessi.
Possiamo concludere affermando, se il principio ha latitudine generale per le società per azioni e a responsabilità limitata, andrà inteso da applicare anche alle seconde quando la competenza a stabilirlo spetti all’assemblea e non possa darsi per approvato solo perché la posta relativa è espressa nel bilancio; dovrà essere invece espressamente deliberato.
Altro tema in materia di compenso considera la sentenza della Cassazione, sez. 1° del 3 dicembre 2008, n. 28748, che si pone il problema della validità della determinazione del compenso quando a questa abbia votato anche chi abbia la veste di amministratore.
Rispondendo affermativamente al punto che anche questi soggetti possano votare, afferma la massima: “La deliberazione dell’assemblea di società di capitali, avente per oggetto la determinazione del compenso a favore degli amministratori, non è annullabile per conflitto di interessi per il mero fatto che sia stata adottata con il voto determinante espresso dallo stesso amministratore, se non risulti altresì pregiudicato l’interesse sociale, attraverso la previsione di un compenso eccessivo”.
“Il carattere dell’eccessività costituisce il risultato di un giudizio di valore… diretto a verificare la pertinenza, proporzionalità e congruenza della determinazione operata dall’assemblea, con esclusione di ogni valutazione in ordine alla convenienza e opportunità della stessa”.
Chiudiamo riportando i criteri che la giurisprudenza ha affinato sul punto della quantificazione dei compensi:

  • l’importanza dell’opera prestata,
  • la comparazione ai compensi liquidati nell’esercizio precedente,
  • gli utili conseguiti,
  • il compenso corrente nel mercato per prestazioni analoghe in società di analoghe dimensioni, ma in funzione subordinata alla situazione patrimoniale e all’andamento economico della società.
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