4 Ottobre 2018

In caso di rateizzazione non si applicano gli interessi sulle sanzioni tributarie

L’ordinanza del 22 giugno 2018 n. 16553 della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, ha affermato che in caso di rateizzazione  non si applicano gli interessi sulle sanzioni tributarie; l’Agente della Riscossione non può pertanto esporre nelle cartelle esattoriali gli interessi moratori sulle somme dovute a titolo di sanzioni ma solo sulle somme relative al capitale.
Ai sensi dell’art. 19 del DPR n. 602/73, l’agente della riscossione, su richiesta del contribuente che dichiara di versare in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, concede la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo fino ad un massimo di settantadue rate mensili.
Per debiti superiori a 60 mila euro, o quando le richieste di rateazione superino le 72 rate (è prevista quella a 120 rate) l’Agente della Riscossione valuta se esistono le condizioni di temporanea ed obiettiva difficoltà sulla base della documentazione fiscale fornita dal richiedente. Secondo l’art. 21 del citato DPR, sulle somme il cui pagamento è stato rateizzato o sospeso ai sensi dell’articolo 19, comma 1, si applicano gli interessi al tasso del sei per cento annuo, ma l’art. 2 comma 3 del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997 n. 472 (che stabilisce che la somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi) trova applicazione anche nell’ipotesi di dilazione del pagamento, dove gli interessi di dilazione perseguono le medesime finalità proprie degli interessi comuni. L’art. 2 comma 3 del Decreto Legislativo 472/1997 deve considerarsi norma “eccezionale” che prevale sulla regola generale.
Il ricorrente in appello impugnava il provvedimento con il quale l’agente per la riscossione aveva accolto l’istanza di rateizzazione ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 19, relativa alla pretesa tributaria portata da 14 cartelle, eccependone l’illegittimità per errata determinazione degli interessi di dilazione in violazione del D.M. 28 luglio 2000, sostituito poi dal provvedimento direttoriale del 4 agosto 2009 e denunciando la violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 2, comma 3 per illegittima applicazione degli interessi di mora e di dilazione anche sulle sanzioni.
La C.T.P. di Napoli dichiarava l’inammissibilità del ricorso ritenendo che il provvedimento di rateazione non rientrasse tra gli atti impugnabili D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 19 e avverso la sentenza interponeva gravame l’ente, riproponendo le difese svolte in primo grado. La C.T.R. di Napoli riformava la sentenza di primo grado.
In particolare, i giudici di appello affermavano l’ammissibilità del ricorso, interpretando estensivamente l’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992, e riconoscendo la giurisdizione del giudice tributario anche in materia di interessi relativi al tributo; accertavano, inoltre, l’illegittima applicazione del D.M. 28 luglio 2000 al periodo successivo all’anno di riferimento (anno 2000), statuendo l’inapplicabilità degli interessi di dilazione sulle sanzioni.
Avverso la sentenza la concessionaria proponeva ricorso per cassazione affidandosi a due motivi.
Con il primo motivo del ricorso, la concessionaria denuncia violazione e falsa applicazione della pronuncia di appello per aver ritenuto inapplicabili gli interessi di mora, anche se l’art. 30 del D.P.R. citato preveda espressamente l’applicazione degli interessi a partire dalla data di notifica della cartella e fino alla data di pagamento al tasso annualmente determinato con decreto del Ministero delle Finanze; tasso determinato dal D.M. 28 luglio 2000 in vigore sino al 30 settembre 2009.
Con il secondo motivo, si lamentava violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 2, comma 3 con riferimento al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 21, censurando la sentenza impugnata per aver erroneamente interpretato il citato art. 21 che prevede l’applicazione degli interessi di dilazione sulle somme il cui pagamento è stato rateizzato e dunque anche sulle sanzioni.
Ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 19, l’agente della riscossione, su richiesta del contribuente che dichiara di versare in temporanea situazione di obiettiva difficolta, concedeva la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo come descritto. Secondo l’art. 21 del citato DPR, sulle somme il cui pagamento è stato rateizzato o sospeso ai sensi dell’art. 19, comma 1, si applicano gli interessi al tasso del sei per cento annuo, ma il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 2, comma 3 (che stabilisce testualmente: “La somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi”) trova applicazione anche nell’ipotesi di dilazione del pagamento, dove i c.d. interessi di dilazione perseguono le medesime finalità proprie degli interessi comuni.
Dunque il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 2, comma 3 deve considerarsi norma “eccezionale” che prevale sulla regola generale in base al famoso brocardo latino “lex specialis derogat generali”; ne consegue che, in caso di rateizzazione, sulle sanzioni non sono dovuti gli interessi di mora.

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