Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
9 Agosto 2016

Giurisprudenza comunitaria in materia di agenzia: cumulabilità del risarcimento del danno effettivo alla indennità di clientela

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sul tema della possibilità di cumulare l’indennità di clientela al risarcimento del maggior danno che abbia subito l’agente all’atto della cessazione del rapporto per fatto del committente, senza necessità di dimostrare l’esistenza di un illecito contrattuale imputabile al committente, né il relativo nesso causale, ma si esige che il danno richiesto sia distinto da quello risarcito dall’indennità di clientela; la pronuncia è del 3 dicembre 2015, n. C-338/2014, Quenon vs. Beobank-Metlife.

Chiarissime le conclusioni alle quali la Corte perviene tenendo ben presente quale sia lo spazio di scelta lasciato al legislatore nazionale al fine di non favorire grandi diversità, ma anzi tendere ad armonizzare la disciplina.

La domanda presentata da Quenon, ricorrente, contro una banca e un’assicurazione, quindi per la prestazione di servizi e non di merci, era relativa alla spettanza del risarcimento del danno che fosse ulteriore alla corresponsione dell’indennità di clientela. La questione relativa al fatto che fossero servizi è stata superata dalla Corte invocando la costante giurisprudenza dalla quale risulta che, quando una normativa nazionale intende conformarsi, per le soluzioni che apporta a situazioni puramente interne, a quelle adottate nel diritto dell’Unione al fine di evitare l’insorgere di discriminazioni nei confronti dei cittadini nazionali o di eventuali distorsioni di concorrenza, oppure di assicurare una procedura unica in situazioni paragonabili, esiste un interesse, per evitare future divergenze d’interpretazione, che le disposizioni o le nozioni riprese dal diritto dell’Unione ricevano un’interpretazione uniforme, a prescindere dalle condizioni in cui verranno applicate (v., Unamar, C 184/12, EU:C:2013:663, punti 30 e 31).

Per la direttiva n. 86/653/CEE gli Stati membri sono tenuti a prendere le misure necessarie per garantire all’agente commerciale, dopo l’estinzione del contratto, un’indennità in applicazione del § 2 (di clientela) oppure la riparazione del danno subito in applicazione del § 3 della norma richiamata.

Le condizioni per il riconoscimento devono essere di avere procurato nuovi clienti al preponente o avere sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e che il preponente abbia ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti; inoltre l’agente commerciale deve essere privato delle provvigioni che avrebbe ottenuto con la normale esecuzione del contratto, procurando anche al preponente vantaggi sostanziali in connessione con l’attività dell’agente e/o che non abbiano consentito all’agente di ammortizzare gli oneri e le spese sostenuti per l’esecuzione del contratto dietro raccomandazione del preponente. Il pagamento dell’indennità deve essere equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l’agente commerciale perde e che derivano dagli affari con tali clienti.

Il quesito che si poneva era se l’art. 17 della direttiva debba essere interpretato nel senso che è consentito al legislatore nazionale stabilire che, in seguito all’estinzione del contratto, l’agente commerciale abbia diritto a un’indennità di clientela di importo non superiore a quello della retribuzione annua, nonché, nel caso in cui l’indennità in questione non copra la totalità del danno effettivamente subito, a un risarcimento fino a concorrenza della differenza fra l’importo del danno effettivamente subito e quello dell’indennità sempre che provi l’entità del danno lamentato.

Quenon aveva citato la Citibank e la Citilife dinanzi al tribunale di commercio di Bruxelles e aveva chiesto la loro condanna al pagamento di indennità di preavviso e di cessazione del rapporto per la risoluzione del contratto di agenzia assicurativa, del risarcimento per danni ulteriori, nonché delle provvigioni relative agli affari conclusi dopo la risoluzione del contratto. Dopo il rigetto del ricorso, Quenon ha proposto appello dinanzi al giudice del rinvio. Quenon affermava che l’indennità di cessazione del rapporto corrispostale dalla Citibank per il recesso dal contratto di agenzia era insufficiente. Riteneva che occorresse tener conto, ai sensi dell’art. 21 della legge del Belgio del 1995, dell’indennità sostitutiva del preavviso e dell’indennità di cessazione del rapporto dovute in ragione del recesso di fatto dal suo contratto di agenzia, nonché della totalità dei danni subiti. Le convenute nel procedimento principale sostenevano che tale disposizione nazionale sarebbe in contrasto con la direttiva, poiché non consentirebbe agli Stati membri di cumulare i due sistemi di indennizzo, ossia il sistema dell’indennità e quello della riparazione del danno. La Corte d’appello di Bruxelles aveva deciso di sospendere il procedimento e sottoporre alla Corte le questioni pregiudiziali.

La questione centrale era se l’art. 17, § 2, lettera c), della direttiva debba essere interpretato nel senso che esso subordina la concessione di un risarcimento ulteriore rispetto all’indennità di clientela all’esistenza di un illecito contrattuale o extracontrattuale da parte del preponente che presenti un nesso causale con il danno invocato, nonché all’esistenza di un pregiudizio distinto da quello risarcito attraverso l’indennità forfettaria di clientela.

Il giudice del rinvio chiedeva se l’articolo 17, § 2, della direttiva debba essere interpretato nel senso che osta ad una normativa nazionale che dispone che l’agente commerciale ha diritto, all’atto dell’estinzione del contratto di agenzia, sia ad un’indennità di clientela di un importo massimo limitato a un anno della sua retribuzione sia, ove tale indennità non copra integralmente il danno effettivamente subìto, alla concessione di un risarcimento per danni ulteriori.

La Corte ricorda che l’interpretazione dell’art. 17 della direttiva deve avvenire alla luce dell’obiettivo perseguito da quest’ultima e del sistema da essa istituito (sentenza Semen, C 348/07, EU:C:2009:195, punto 13). La direttiva mira ad armonizzare le normative degli Stati membri concernenti i rapporti giuridici tra le parti di un contratto di agenzia commerciale (sentenza Unamar, C 184/12, EU:C:2013:663, punto 36).

Come risulta dal suo secondo e terzo considerando, la direttiva mira a tutelare gli agenti commerciali nelle loro relazioni con i preponenti, a promuovere la sicurezza delle operazioni commerciali ed a facilitare gli scambi di merci tra Stati membri, ravvicinando i sistemi giuridici in materia di rappresentanza commerciale.

A tal fine la direttiva prevede norme che disciplinano, ai suoi articoli da 13 a 20, la conclusione e l’estinzione del contratto di agenzia. Per quanto riguarda l’estinzione del contratto, l’art. 17 della direttiva impone agli Stati membri di predisporre un sistema di indennizzo dell’agente, consentendo loro di scegliere tra due opzioni:

  • quella dell’indennità determinata secondo i criteri indicati al paragrafo 2 dell’articolo, ossia il sistema dell’indennità di clientela, oppure
  • la riparazione del danno secondo i criteri definiti al successivo paragrafo 3 (v., in tal senso, sentenza Unamar, C 184/12, EU:C:2013:663, punto 40).

Il Regno del Belgio aveva optato per la soluzione di cui al § 2 dell’art. 17.

Secondo una costante giurisprudenza, benché il sistema istituito dall’art. 17 della direttiva presenti, in particolare sotto il profilo della tutela dell’agente commerciale dopo l’estinzione del contratto, un carattere imperativo, non fornisce indicazioni dettagliate per quanto riguarda le modalità di calcolo dell’indennità di cessazione. Così, la Corte ha dichiarato che, all’interno di tale ambito, gli Stati membri possono esercitare il loro potere discrezionale quanto alla scelta delle modalità di calcolo dell’indennità o della riparazione da concedere (v.: Semen, C 348/07, EU:C:2009:195, punti 17 e 18).

La Corte procedeva a verificare se la concessione del risarcimento per danni ulteriori, quale previsto dalla normativa nazionale, nel caso in cui l’indennità di clientela non copra interamente il danno effettivamente subìto, si mantenga entro i limiti del potere discrezionale attribuito agli Stati membri dalla direttiva.

La Corte tornava quindi al sistema dell’indennità di clientela di cui all’art. 17, § 2, della direttiva che si articola in tre fasi. La prima riguarda la quantificazione dei vantaggi del preponente derivanti dalle operazioni con i clienti procurati dall’agente, conformemente alle disposizioni del § 2, lettera a), primo trattino, di tale articolo. La seconda fase è volta a verificare, ai sensi del secondo trattino della norma, se l’importo determinato sulla base dei criteri descritti sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze specifiche del caso di specie e delle perdite di provvigioni subite dall’agente commerciale. Infine, nella terza, l’importo dell’indennità è soggetto al massimale previsto dall’art. 17, § 2, lettera b), della direttiva, il quale opera unicamente nel caso in cui l’importo risultante dalle due precedenti fasi di calcolo ecceda tale limite (sentenza Semen, C 348/07, EU:C:2009:195, punto 19).

Soltanto dopo l’indicazione delle condizioni in presenza delle quali l’agente commerciale ha diritto ad un’indennità e la determinazione della soglia massima di quest’ultima, l’art. 17, paragrafo 2, lettera c) della direttiva dispone che la “concessione dell’indennità non priva l’agente della facoltà di richiedere un risarcimento dei danni”.

Dalla formulazione nonché dall’interpretazione sistematica, risulta che il risarcimento dei danni può essere concesso agli agenti ad integrazione dell’indennità e che tale risarcimento non è sottoposto alle condizioni previste dall’art. 17, § 2, lettera a), della direttiva, né al massimale di cui all’art. 17, § 2, lettera b), della medesima.

La direttiva riguarda unicamente l’indennità di clientela, stabilendo le condizioni alle quali è sottoposta la concessione dell’indennità. Le misure di armonizzazione non mirano ad uniformare tutte le possibilità di riparazione del danno che possono essere fatte valere dagli agenti in forza delle norme di diritto nazionale, qualora queste ultime prevedano la responsabilità contrattuale od extracontrattuale del preponente.

Pertanto, dato che la direttiva non fornisce indicazioni precise riguardo alle condizioni in presenza delle quali un agente commerciale ha diritto ad un risarcimento dei danni, spetta agli Stati membri, nell’esercizio del loro potere discrezionale, determinare dette condizioni e le modalità procedurali.

La conclusione è suffragata dalla giurisprudenza della Corte secondo la quale gli Stati membri possono prevedere una tutela più ampia degli agenti mediante l’estensione dell’ambito di applicazione della direttiva o mediante un utilizzo più ampio del potere discrezionale che la stessa riconosce loro (v., in tal senso, sentenza Unamar, C 184/12, EU:C:2013:663, punto 50).

Il potere discrezionale che gli Stati membri possono esercitare nella trasposizione dell’art. 17, § 2, lettera c), della direttiva è limitato dall’obbligo di scegliere uno dei due sistemi di indennizzo previsti, rispettivamente, ai §§ 2 e 3 dell’articolo, senza poterli cumulare.

Di conseguenza, la concessione del risarcimento dei danni non può sfociare nel riconoscimento di una duplice riparazione, sommando l’indennità di clientela e la riparazione del danno derivante dalla perdita di provvigioni in seguito alla risoluzione del contratto. Per rispondere alla prima questione la Corte dichiara che l’art. 17, § 2, della direttiva deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale che dispone che l’agente ha diritto, all’atto dell’estinzione del contratto di agenzia, sia ad un’indennità di clientela di un importo massimo limitato a un anno della sua retribuzione sia, ove tale indennità non copra integralmente il danno effettivamente subìto, alla concessione di un risarcimento per danni ulteriori, purché la normativa non sfoci in un duplice indennizzo dell’agente per la perdita di provvigioni in seguito alla risoluzione del contratto.

Il giudice del rinvio chiedeva inoltre se l’articolo 17, § 2, lettera c), della direttiva debba essere interpretato nel senso che la concessione del risarcimento dei danni è subordinata alla dimostrazione dell’esistenza di un illecito imputabile al preponente, che presenti un nesso causale con il danno invocato e dell’esistenza di un danno distinto da quello risarcito attraverso l’indennità di clientela. In caso affermativo, tale giudice chiedeva quali debbano essere la natura e la gravità dell’illecito imputabile al preponente e se tale illecito debba consistere in qualcosa di diverso dalla risoluzione unilaterale del contratto di agenzia.

Per quanto riguarda la necessità, affinché l’agente commerciale abbia diritto al risarcimento dei danni, di un illecito imputabile al preponente e della sussistenza di un nesso causale tra tale illecito ed il danno invocato, si ricorda che la direttiva, ed in particolare il suo art. 17, § 2, lettera c), non specifica le condizioni in presenza delle quali l’agente commerciale ha diritto al risarcimento dei danni. Spetta agli Stati membri stabilire, nel loro diritto nazionale, se la concessione del risarcimento dei danni dipenda dall’esistenza di un illecito, sia esso contrattuale od extracontrattuale, imputabile al preponente e che presenti un nesso causale con il danno invocato.

Ne consegue che l’art. 17, § 2, lettera c), della direttiva non subordina la concessione del risarcimento dei danni alla dimostrazione dell’esistenza di un illecito imputabile al preponente che presenti un nesso causale con il danno invocato, né alla natura o alla gravità di tale illecito.

Per quanto riguarda la questione se il risarcimento dei danni debba riguardare un danno distinto da quello risarcito dall’indennità di clientela, questo emerge sia dalla formulazione dell’art. 17, § 2, della direttiva, sia dall’impianto sistematico, che la risposta a tale questione deve essere affermativa. Infatti, dall’utilizzo di termini diversi per indicare i due elementi del sistema dell’indennità di clientela, di cui all’art. 17, § 2, della direttiva, ossia l’«indennità» ed il «risarcimento dei danni», dal carattere integrativo e facoltativo di quest’ultimo, nonché dal diverso grado di armonizzazione previsto dalla direttiva rispetto a tali due elementi, risulta che l’indennizzo dell’agente attraverso il risarcimento dei danni può riguardare soltanto un danno distinto da quello risarcito dall’indennità di clientela; diversamente verrebbe aggirato l’importo massimo dell’indennità; di conseguenza, si deve constatare che la domanda di risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 17, § 2, lettera c), della direttiva deve avere ad oggetto un danno distinto da quello coperto dall’indennità di clientela.

Alla luce delle considerazioni che precedono, occorre rispondere alla seconda ed alla terza questione dichiarando che l’art. 17, § 2, lettera c), della direttiva deve essere interpretato nel senso che la concessione del risarcimento dei danni non è subordinata alla dimostrazione dell’esistenza di un illecito imputabile al preponente, che presenti un nesso causale con il danno invocato, ma esige che il danno invocato sia distinto da quello risarcito dall’indennità di clientela.

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