Categorie approfondimento: Assicurazioni
18 Maggio 2006

Agenzia assicurativa. Indennità dovuta al subagente

Di cosa si tratta

Pur essendo un fenomeno di grande diffusione, neppure la manualistica giuridica si ricorda talvolta di citare e considerare uno dei maggiori collaboratori dell’agente, che è il subagente.
Chi presta attenzione a questa figura la parifica all’agente e quindi applica tutta la disciplina esistente per l’agenzia al subagente. Una distinzione invero va fatta per il subagente di agente in attività industriale ove, non essendo il mandante del subagente una impresa industriale, non potrà dare luogo all’applicazione dell’Accordo Economico Collettivo industria, bensì del Commercio per il subagente.
Una recente sentenza della Cassazione ha fatto il punto dei diritti del subagente assicurativo al momento della cessazione del rapporto (Cass. Civ. Sez. Lav. 14 febbraio 2006 n. 3196/06).
La contesa nasceva dal fatto che un agente assicurativo aveva risolto il rapporto con la Compagnia in quanto gli era stato modificato il territorio di competenza, riducendolo sensibilmente.
Ritenendo che la cessazione del rapporto comportasse automaticamente la risoluzione del sub-contratto, l’agente aveva sostenuto che non fosse dovuto il preavviso al subagente e neppure l’indennità di risoluzione del rapporto in quanto non si sarebbero verificate le condizioni di legge per avere attribuita la c.d. indennità meritocratica.
Questo secondo punto era affermato in quanto l’agente cessava l’attività e quindi non avrebbe tratto un vantaggio sostanziale dall’attività svolta dal subagente.
Il subagente sosteneva di avere diritto all’indennità prevista dall’art. 1751 cod. civ. in quanto il fatto che si trattasse di un recesso volontario, quello comunicato dall’agente, non rilevava ai fini del diritto all’indennità.
Nella sua difesa l’agente sosteneva che una rilevante modificazione del territorio attribuito costituiva una risoluzione del rapporto causato dalla Compagnia e che non avrebbe più avuto sostanziali vantaggi dall’attività già svolta dal subagente.
La Cassazione ha posto attenzione al fatto che andava offerta una puntuale interpretazione alla norma, l’art. 1751 cod. civ., e affermava il principio che il subagente si trova nei confronti dell’agente nella medesima posizione nella quale quest’ultimo si trova nei confronti del preponente; anche lui è un preponente.
La norma quindi si applica anche al subagente, che in realtà altro non è se non un agente che opera in favore dell’agente di livello superiore e la norma ha quindi un contenuto utilizzabile anche nei confronti di questo; se la norma venisse interpretata in senso restrittivo, questo non sarebbe possibile.
Con l’interpretazione più ampia, che sarebbe conforme ai principi costituzionali, va verificata la sussistenza delle due condizioni poste dalla norma: l’avere procurato nuovi clienti e avere sviluppato sensibilmente gli affari con i clienti esistenti e che questi vantaggi perdurino, traendo l’agente ancora dei sostanziali vantaggi dalla situazione; secondo, che il pagamento dell’indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in particolare delle provvigioni che l’agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.
Con riferimento ai vantaggi la Corte afferma che non consistono solamente in quelli futuri, che verranno tratti dalla futura attività dell’agente, ma anche in vantaggi di qualsiasi genere, compresi quelli che l’agente consegua nell’ambito della chiusura dei conti relativi al rapporto di agenzia; vi rientrano quindi anche tutti quegli importi o maggiori importi che l’agente riceve o dal preponente o dall’agente che subentra a lui nella prosecuzione del rapporto con la Compagnia.
Infatti l’indennità all’agente risente di quanto l’agente ha prodotto nell’implementare il portafoglio che aveva ricevuto in sede di passaggio a lui all’epoca dell’inizio del rapporto e il portafoglio del subagente rientra in quello che l’agente restituisce alla Compagnia nel momento di cessazione del rapporto.
Quindi gli incrementi di portafoglio della subagenzia, cioè la differenza tra quanto aveva ricevuto come portafoglio dall’agenzia e quanto restituisce alla fine del rapporto, si converte in un incremento del portafoglio sul quale viene calcolata l’indennità dovuta all’agente in occasione della cessazione.

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