Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
30 Agosto 2002

Agenti: il problema dell’iscrizione nei Ruoli

Di cosa si tratta

E’ noto che, stante il disposto della l. 204/85, chi intenda esercitare l’attività di agente deve preliminarmente iscriversi nei Ruoli della Camera di Commercio territorialmente competente. L’adempimento è prescritto a pena di nullità dello stesso contratto di agenzia stipulato omettendo l’iscrizione.
Solo due anni dopo l’entrata in vigore di tale legge, la Comunità Europea adottava la direttiva n. 653 concernente il coordinamento delle legislazioni nazionali in materia di rappresentanza commerciale: le differenze tra le varie legislazioni, si legge nelle premesse della direttiva, influenzavano infatti sensibilmente all’interno della Comunità le condizioni di concorrenza e l’esercizio della professione. Ebbene nella direttiva l’unico presupposto per l’eserczio dell’attività agenziale è dato dalla sussistenza di un contratto di agenzia stipulato fra agente e preponente, nulla essendo previsto in ordine a previe iscrizioni in albi, liste o ruoli: è evidente, come da più parti denunciato nel corso di questi anni, che gli agenti italiani, che devono effettuare l’iscrizione, subiscono un pregiudizio rispetto ai colleghi degli altri Stati membri che non hanno questo onere, rilevante a incidere sulle condizioni di concorrenza che la direttiva mira a tutelare.
Sono pertanto sempre più numerosi i Tribunali che, su riscorso di aspiranti agenti, disapplicano la l. 204/85. La spinta più seria, per l’adozione di tale orientamento, è stata determinata da due pronunce della Corte di Giustizia europea del 30/4/98 e del 13/7/00 secondo le quali la direttiva 86/653/Cee, che in quanto tale sarebbe direttamente applicabile negli Stati membri, non consente di subordinare l’esercizio dell’attività di agente all’iscrizone in albi, liste o ruoli: “la direttiva del Consiglio 18 dicembre 1986, 86/653/Cee, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, osta a una normativa nazionale che subordini la validità di un contratto di agenzia all’iscrizione dell’agente di commercio in un apposito albo”. La sentenza prosegue affermando che “il giudice nazionale, nell’applicare disposizioni del diritto nazionale anteriori o successive alla detta direttiva, è tenuto ad interpretarle quanto più possibile alla luce del tenore e delle finalità della direttiva stessa, in modo da consentirne un’applicazione conforme agli obiettivi di quest’ultima”.
Le sentenze della Corte di Giustizia, parlando di “normativa nazionale che subordini la validità di un contratto di agenzia all’iscrizione”, sembrano censurare solo il profilo della sanzione di nullità prescritta dalla legge italiana. Le pronunce dei giudici italiani vanno invece oltre, asserendo che non solo il contratto non è nullo, ma nessuna iscrizione può essere richiesta all’agente che voglia esercitare l’attività.

In sintesi

Il recente orientamento dei tribunali italiani in ordine alla non necessità di iscrizione ai ruoli segna un notevole passo avanti per l’esercizio dell’attività di agenzia, che, se si consoliderà, consentirà di adeguarsi alle altre normative europee che non prevedono analoghi adempimenti burocratici.
E’ però evidente che a questo punto dovrà intervenire il Legislatore, adeguando la normativa italiana a quella comunitaria: in tal senso il ministero delle Attività produttive ha dichiarato di voler procedere alla revisione della legge 204 “in linea con le direttive comunitarie”.
In attesa dei tempi lunghi parlamentari, la Fondazione Enasarco, cioè l’ente che gestisce la previdenza degli agenti, ha emanato, nel febbraio di quest’anno, un regolamento che assicura le prestazioni previdenziali anche agli agenti non iscritti nel Ruolo e la decisione è stata confermata dalla Cassazione con la sentenza 3914/2002.

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