Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
1 Marzo 2016

Agenti Enasarco: ingegneri e architetti esclusi da inarcassa

Di cosa si tratta

Un architetto o un ingegnere che malauguratamente fosse iscritto a Enasarco non potrebbe anche essere stato iscritto alla Cassa Nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti.
Per una migliore illustrazione delle conclusioni rinviamo nel sito agli approfondimenti: “Previdenza integrativa ed Enasarco” e “Previdenza complementare integrativa. Un’eccezione al sistema”.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza del 19 novembre 2015, n. 23687; la Corte d’Appello di Torino in riforma della decisione del giudice di primo grado, aveva rigettato la domanda proposta nei confronti di Inarcassa per il riconoscimento della pensione di vecchiaia al compimento del 65 anno d’età con l’anzianità minima di 20 anni come previsto per gli iscritti alla Cassa. Per la Corte territoriale era applicabile la disciplina di cui alla Legge n. 1046 del 1971, art. 2, in forza della quale erano esclusi dall’iscrizione alla Cassa gli ingegneri e architetti iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria, esclusione operante anche con riferimento all’iscrizione a Enasarco, ritenendo che si trattasse di previdenza obbligatoria per tutti gli agenti e rappresentanti di commercio, nonostante la natura integrativa e non sostitutiva del relativo trattamento.
In Cassazione il professionista lamentava che la Corte territoriale fosse incorsa in una violazione o falsa applicazione della legge richiamata, in relazione alla legge n. 662 del 1996, art. 1, nonché in un vizio di motivazione, per avere deciso nel senso della incompatibilità dell’iscrizione e contribuzione all’Inarcassa con l’iscrizione e contribuzione a Enasarco e, pertanto, riteneva che fosse escluso il professionista dai ruoli previdenziali Inarcassa per i periodi di contestuale iscrizione e contribuzione Enasarco.
Si lamentava che la Corte avesse operato senza valutare le caratteristiche del trattamento Inarcassa e gli effetti conseguenti a livello di entità economica del trattamento pensionistico, essendo questo superiore a quello di Enasarco; si riteneva non adeguatamente considerata la rilevanza della natura della pensione, integrativa e non sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria della pensione Enasarco, anche alla luce del fatto che il ricorrente non risultava iscritto alla previdenza obbligatoria principale Inps, gestione commercianti, con riferimento al periodo in cui ha svolto attività di rappresentante: la natura integrativa della pensione Enasarco avrebbe indotto invece al riconoscimento della cumulabilità della pensione Inarcassa con il trattamento pensionistico complementare di Enasarco, a garanzia del rispetto di diritti costituzionalmente tutelati; non sarebbe poi stato rispettato il principio di prevalenza dato dalla Legge n. 662 del 1996, art. 1, co. 208, che avrebbe dovuto fare salva la contribuzione Inarcassa in quanto il professionista avrebbe esercitato l’attività professionale in maniera assolutamente preponderante per numero di pratiche svolte e per volume d’affari, riservando a quella di rappresentante uno spazio assolutamente marginale e secondario.
Nel respingere il ricorso la Cassazione ha ritenuto che la Legge 11 novembre 1971, n. 1046, art. 2, dispone “A decorrere dal primo gennaio 1972 sono esclusi dalla iscrizione alla Cassa gli Ingegneri ed architetti iscritti a forme di previdenza obbligatorie in dipendenza di un rapporto di lavoro subordinato o comunque di altra attività esercitata”. La disposizione è stata ripetuta dall’art. 1 del regolamento di esecuzione (DPR 40 maggio 1975 n. 301) e ripetuta con la Legge 3 gennaio 1981, n. 6, art. 21, co. 5. In conseguenza del divieto di iscrizione ad Inarcassa del professionista iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria, divieto che comporta la cancellazione, i periodi di doppia iscrizione non avrebbero potuto essere utilizzabili al fine della maturazione dell’anzianità contributiva ventennale necessaria perché conseguisse la pensione di vecchiaia.
Ricorda la Corte che già era stata sollevata la questione di legittimità costituzionale della norma nella parte in cui prevede l’esclusione dall’iscrizione alla Cassa degli ingegneri ed architetti iscritti ad altre istituzioni di previdenza obbligatoria in dipendenza dell’esercizio contemporaneo di altra attività di lavoro autonomo. In quel caso si ipotizzava una ingiustificata disparità di trattamento rispetto alle categorie professionali per le quali i rispettivi ordinamenti previdenziali stabiliscono la regola opposta del cumulo delle forme di previdenza. Oltre alla violazione del principio di uguaglianza veniva denunciata la violazione dell’art. 38 Cost., co. 2, considerato che il ricorrente, pur avendo “per il periodo della sua attività professionale ininterrottamente versato i contributi necessari e sufficienti ad ottenere la pensione di vecchiaia” sarebbe stato privato di tale diritto costituzionalmente garantito in forza di un breve periodo di iscrizione all’albo degli artigiani. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 108 del 1989, ha ritenuto infondata la questione perché il confronto con altre categorie professionali non conduce a una constatazione di disparità di trattamento ai sensi dell’art. 3 Cost., poiché, fino al riordino con criteri unitari dei trattamenti di previdenza delle categorie dei liberi professionisti in conformità alla direttiva enunciata nella Legge n. 127 del 1980, art. 1, i vari sistemi previdenziali conservano una propria autonomia. Neppure alla stregua dell’art. 38 Cost. sarebbe stata disposizione incostituzionale, non essendo impedito il conseguimento di una tutela previdenziale adeguata, ma solo preclusa l’acquisizione di una duplice posizione assicurativa nell’ambito della previdenza pubblica. Ne discende che non potevano assumere rilievo le notazioni riguardo la presunta salvaguardia di diritti garantiti costituzionalmente.
Sul rilievo attinente alla natura integrativa della pensione Enasarco, la Corte ha evidenziato che tale natura rileva rispetto alla pensione commercianti; tuttavia nel medesimo periodo di iscrizione all’Enasarco il ricorrente non risultava anche iscritto all’Inps. Il peculiare aspetto non escludeva che nel periodo in discussione contestualmente alla iscrizione a Inarcassa vi sia stata altra gestione obbligatoria, essendo la gestione Enasarco obbligatoria ed essendo stata svolta l’attività di rappresentante da parte del professionista.
Per la Cassazione “la predetta mancata iscrizione (all’INPS) costituisce una violazione dell’obbligo previsto della Legge n. 613 cit., art. 1, (Legge n. 613 del 1966) che ha esteso anche agli ausiliari del commercio l’assicurazione obbligatoria per tutti i soggetti che esercitano l’attività di agenti o di rappresentanti di commercio”, osservando che la stessa costituisce circostanza di fatto irrilevante ai fini della interpretazione ed applicazione della norma di diritto e inidonea a tradursi in un vantaggio per chi la violazione ha commesso, tanto più che la situazione irregolare ha dato luogo a un trattamento pensionistico.
Da ultimo la Corte afferma che la disposizione in disamina (Legge n. 1046 del 1971, art. 2), che rappresenta la rigida esclusione dell’iscrizione a Inarcassa in ipotesi di contestuale svolgimento di altra attività, impedisce che si possa fare in alcun modo riferimento al concetto di “attività prevalente”, criterio che è stato chiarito dalle Sezioni Unite che, con sentenza n. 17076 del 8 agosto 2011, hanno affermato che il criterio dell’attività prevalente, “quale parametro di valutazione per individuare la gestione assicurativa dell’INPS alla quale versare i contributi previdenziali nel caso di svolgimento di plurime attività che, autonomamente considerate, comporterebbero l’iscrizione a diverse gestioni previdenziali, opera esclusivamente per le attività esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti”.
A nostro avviso alla sentenza manca una puntuale risposta sulla natura della pensione Enasarco; posto che la sentenza la qualifica come pensione integrativa il ricorrente si trova a percepire una sola pensione non integrata da altro, avendo escluso quella di Inarcassa e non essendo esistita la contribuzione Inps. Ma la Corte sottolinea anche che questa pensione “integrativa” è anche obbligatoria senza risolvere il tema della contraddizione degli elementi.

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