2 Aprile 2020

Agenti e professionisti: i limiti del pignoramento esattoriale

Il pignoramento presso terzi è stato modificato da qualche anno ma l’Agenzia delle Entrate Riscossioni non vuole tenere conto dei correttivi che la sua applicazione comporta.
Il Tribunale di Pordenone, con provvedimento del 2 febbraio 2019, ha trattato il caso dell‘opponente che aveva dimostrato di possedere la qualità di agente e per il credito azionato dall’Agenzia delle Entrate aveva ottenuto in sede giudiziale la sospensione prima dell’udienza fissata poi per decidere se il provvedimento di sospensione dovesse essere confermato.
Si trattava di stabilire se il pignoramento dovesse limitarsi entro le misure di cui all’art. 72 ter del D.Pr. n. 602/1973, contrariamente a quanto ritenuto dall’esecutante, che procedendo in sede esecutiva, non dava certezza nell’atto di pignoramento notificato della volontà dell’esattore di limitare il vincolo nei limiti indicati, non potendo a tale fine essere sufficiente il fatto di riportare in una nota il mero testo della norma, dovendosi considerare che l’ordine diretto al terzo di pagare le somme dovute all’esecutato non contenente nessuna limitazione, neppure eventuale nei termini predetti e nessun invito al destinatario a considerare la possibile sussistenza dei limiti predetti.
Il decreto legge 2 marzo 2012, n. 16, recante “disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”, all’art. 3 rimodula i limiti del pignoramento dello stipendio presso terzi per crediti tributari, introducendo, in luogo dell’unico limite del quinto in precedenza previsto, tre limiti graduati per fasce di importo dello stipendio.
Il pignoramento del credito dello stipendio presso il datore di lavoro per debiti tributari del lavoratore è affidato all’Agente della riscossione, che può seguire due procedure tra loro alternative: la forma semplificata, consistente nell’ordine al terzo (datore di lavoro) di pagare il credito della retribuzione direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito tributario per cui si procede, nel termine di 15 giorni dalla notifica dell’atto per le somme già maturate, e alle rispettive scadenze, per le restanti somme. Nel caso di inottemperanza all’ordine di pagamento, l’Agente di riscossione provvede nella forma del codice di procedura civile: la forma ordinaria, disciplina dall`art. 543 del codice di procedura civile, con citazione in giudizio del terzo (datore di lavoro) a comparire davanti al giudice competente, al fine di rendere la dichiarazione di cui all’art. 547 seguente, cioé specificare di quali somme sia debitore e quando ne deve eseguire il pagamento, oltre a specificare gli eventuali sequestri precedentemente eseguiti presso di lui e le cessioni già notificate o comunque accettate.
Dalla data di entrata in vigore del d.l. n. 16/2012, le somme dovute a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, possono essere pignorate dall’Agente della riscossione in misura pari a:
– un decimo, per stipendi di importo fino a 2.000 euro;
– un settimo, per stipendi di importo da 2.000 a 5.000 euro;
-un quinto, per quelli superiori a 5.000 euro.
L’obiettivo dell’intervento era di alleggerire, per gli stipendi fino a 5.000 euro, la misura della trattenuta mensile a titolo di pignoramento per crediti tributari, diluendo in un arco di tempo maggiore la riscossione coattiva del credito.
La graduazione è stata disposta attraverso l’aggiunta dell’art. 72-ter al DPR n. 602/1973. La nuova norma, nell’introdurre le misure del decimo e del settimo, fa salva la misura del quinto già prevista dall’art. 545, comma 4, c.p.c., per stipendi di importo superiore a 5.000 euro.
Operando in fatto in questo modo si è dato il destro di fare dichiarare “il pignoramento presso terzi dell’Agenzia Entrate Riscossione è nullo se non è indicato il dettaglio dei crediti” (Cass. Civ., sent. n. 26519 del 9 novembre 2017). La considerazione in punto di diritto e che al pignoramento presso terzi ex art. 72-bis d.P.R. n. 602/1973 si applica, in quanto non espressamente derogato dalla disciplina speciale e con essa compatibile (art. 49, comma 2, d.P.R. n. 602/1973), il disposto dell’art. 543, 2° co., n. 1, cod. proc. civ., secondo cui l’atto in questione deve contenere l’indicazione del credito per cui si procede.
Poiché nell’esecuzione forzata esattoriale gli unici atti che rendono edotto il debitore del contenuto del titolo esecutivo sono la cartella di pagamento ed eventualmente l’avviso di mora, la previsione del requisito contenutistico dell’atto di pignoramento implica il riferimento a tali atti, i quali a loro volta indicano, specificandone la fonte e la natura, il credito per il quale si procede a riscossione.
In punto di fatto, il tribunale ha rilevato che l’atto di pignoramento contiene una insufficiente specificazione del credito, indicato solamente con la generica dicitura l’importo del credito senza alcun riferimento alle relative cartelle di pagamento., né può dirsi che tali indicazioni possano ritrarsi per relationem dal corpo dell’atto di pignoramento notificato. Non vi infatti dimostrazione che con tale atto sia stato effettivamente notificato all’opponente anche l’elenco delle cartelle per cui si procede, non vi è alcuna ragionevole sicurezza che l’elenco facesse effettivamente parte dell’atto di pignoramento, come notificato il 20 novembre 201, posto che non reca alcun timbro di unione a tale atto, contiene una data apparente posteriore a questo, redatto su un documento separato rispetto a quello principale, è posto dopo la parte conclusiva di quello recante la data dell’8 novembre 2012 ed è anche privo di autonoma sottoscrizione».
La Cassazione infatti ha stabilito che: «Non può dirsi che le indicazioni sui crediti possano ritrarsi per relationem dal corpo dell’atto di pignoramento notificato. Non vi è infatti dimostrazione che con tale atto sia stato effettivamente notificato all’opponente anche l’elenco delle cartelle per cui si procede. In realtà non vi è alcuna ragionevole sicurezza che l’elenco facesse effettivamente parte dell’atto di pignoramento, posto che esso non reca alcun timbro di unione a tale atto, contiene una data apparente posteriore a questo, redatto su un documento separato rispetto a quello principale, è posto dopo la parte conclusiva ed è anche privo di alcuna autonoma sottoscrizione» (Cass. Civ., sent. n. 26519 del 09.11.2017).
Una volta venuto a conoscenza del pignoramento dei crediti verso terzi, ex art. 72 bis D.P.R. 602/7 3il tempo è poco dal momento che il termine per proporre l’opposizione è di 20 giorni, pochi se si considera che partono dalla data di notifica dell’atto al terzo (Banca, Posta o datore di lavoro). L’opposizione andrà proposta al Giudice dell’esecuzione innanzi al Tribunale competente ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 617 c. 1 c.p.c.. Contestualmente al deposito del ricorso è opportuno chiedere la sospensione dell’esecuzione del pignoramento anche inaudita altera parte (senza il contraddittorio con l’Agente della Riscossione). In caso di accoglimento da parte del Giudice, si procederà a notificare il provvedimento all’Agenzia delle Entrate Riscossione, bloccando gli effetti del pignoramento.

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