Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
22 Settembre 2013

A.E.C. UFI-Manageritalia: la verifica dell’invalidità dei patti per gli agenti in attività finanziaria

Di cosa si tratta

Il 21 ottobre 2004 U.F.I. (Unione Finanziarie Italiane) sottoscriveva un “Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina del rapporto di agenzia in attività finanziarie” (AEC) con Manageritalia, alla cui conoscenza la F.N.A.A.R.C. reagiva con la Circolare n. 138/2004, con la quale rappresentava la necessità di informare gli agenti in attività finanziaria a “non sottoscrivere” accordi che “fanno riferimento” a questo accordo.
La ragione è evidente ed è sufficiente leggere il testo dell’accordo per accorgersene; per questo F.N.A.A.R.C. esprimeva il giudizio della presenza di “condizioni penalizzanti per gli agenti di commercio”.
Il problema in concreto ora è che l’A.E.C. ha avuto diffusione ed ancora oggi vengono sottoscritti contratti che rinviano a questo accordo per il contenuto non regolato dal singolo contratto.
In questo A.E.C. ci siamo anche noi imbattuti ora e il problema da risolvere è quello di trovare il modo di disapplicarne il contenuto sui temi che maggiormente pregiudicano gli agenti.
I punti toccati dall’Accordo e stimati negativi per gli agenti sono molto importanti e principalmente consistono nella rinuncia all’indennità di clientela, nella riduzione di tutte le indennità di fine rapporto, che si vanno a ridurre al solo F.I.R.R., la cui misura è inferiore a quella determinata da Enasarco, oltre alla previsione della possibilità di non effettuare l’accantonamento. Manca poi la clausola di salvaguardia e vi è la previsione in ogni caso di un periodo di preavviso di sei mesi.
Sono anche altre le cose mancanti e si può citare l’adeguata considerazione degli effetti del comportamento che riduca la zona o il regime provvigionale e quali siano gli effetti che ne scaturiscano quando questo oltrepassi una certa misura.
Viene da ultimo da sorridere se si legge l’art. 19 “Condizioni di miglior favore”, che prevede: “Il presente Accordo Collettivo non modifica le pattuizioni individuali eventualmente più favorevoli per l’Agente”. La domanda che nasce spontanea è se non avesse dovuto l’Accordo introdurle in luogo di renderle deteriori.
Nel caso che ora ci occupa abbiamo il tema di come muoverci a recuperare gli effetti di una risoluzione del contratto dove la “giusta causa” milita a favore dell’agente e dove, alle richieste già inoltrate dall’agente, nessuno ha neppure risposto (superfluo ricordare la mandante è necessariamente un “intermediario finanziario” (banca).
L’operazione non è semplice ma pensiamo di articolarla attraverso la prova della svantaggiosità delle pattuizioni di confronto a quanto previsto dalla Direttiva Europea n. 653/1986/CEE e dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea (23 marzo 2006, C-465/04) e della Corte di Cassazione (Cass. civ. Sez. Lav. n. 15203/2010, n. 16347/2007 e n. 9538/2007) per le quali rinviamo ad altro articolo nel sito in relazione al tema delle indennità (“ Indennità di cessazione del rapporto di agenzia tra A.E.C. e direttiva sul piano pratico”); si potranno usare gli altri A.E.C. esistenti per integrare le esemplificazioni dei comportamenti che hanno portato alla risoluzione del rapporto, relativi alla individuazione della misura del comportamento non accettabile di modifica della Zona da parte del Preponente e alle modifiche del trattamento provvigionale che superino certi limiti.
In sostanza diventerebbe una situazione simile a quella di un agente che non fosse riconosciuto per tale e che dovesse dimostrare tutto quanto gli spetta in forza di quanto ha fatto in corso del rapporto. Attenzione: l’avvicinamento è solamente parziale perché si deve passare invece dal dimostrare perché disapplicare quanto previsto e quanto andrebbe applicato che sarebbe l’Accordo al quale stiamo prestando la nostra attenzione.

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