Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
15 Dicembre 2006

Agenzia: adeguamento alla giurisprudenza comunitaria dell’indennita’ di cessazione rapporto

Di cosa si tratta

Come abbiamo già illustrato in un precedente articolo in questo sito (“Agenzia. Indennità cessazione rapporto: riteri UE”), la Corte di Giustizia Europea con la Sentenza 23/03/2006, n. causa C-465/04 ha affermato che l’indennità di cessazione del rapporto che risulta dall’applicazione dell’art. 17, n. 2, della Direttiva del Consiglio della Comunità Europea del 18 dicembre 1986, N.ro 86/653/CEE non può essere sostituita, in applicazione di un accordo collettivo, da un’indennità determinata secondo criteri diversi da quelli fissati da questa disposizione a meno che non sia provato che l’applicazione dell’accordo garantisca, in ogni caso, all’agente un’indennità pari o superiore a quella che risulterebbe dall’applicazione di questa disposizione.
La Corte di Cassazione, con sentenza 3 ottobre 2006 n. 21309, ha ora affermato, adeguandosi a questo principio, che l’art. 1751 cod. civ. in materia di indennità per la cessazione del rapporto di agenzia, può essere derogato dalla contrattazione collettiva ma solo in senso più favorevole all’agente e che il raffronto tra le discipline legale e contrattuale deve essere effettuato con riferimento al singolo caso concreto e quindi ex post. L’art. 1751 cod. civ. deve essere interpretato nel senso che il giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il risultato migliore.
La pronuncia costituisce un primo recepimento, anche se non integrale, dei principi affermati e interviene nel dibattito, sviluppato dalla giurisprudenza di legittimità, in merito alla derogabilità dei criteri, previsti dall’art. 1751 cod. civ., per la corresponsione e il calcolo dell’indennità per la cessazione del rapporto di agenzia.
Gli accordi collettivi sottoscritti dalle rappresentanze sindacali degli agenti e dalle maggiori confederazioni del commercio e dell’industria prevedono significative deroghe ai criteri dell’art. 1751 cod. civ. e quindi ai criteri della direttiva 86/653/CE, a cui l’articolo è informato.
Secondo la Corte il citato art. 1751 cod. civ. va interpretato nel senso che il giudice deve sempre applicare la norma che assicuri, alla luce delle vicende del rapporto concluso, il trattamento migliore.
I presupposti per la corresponsione dell’indennità per la cessazione dei rapporti di agenzia sono contenuti nell’art. 1751 cod. civ., per il quale il preponente è tenuto a corrispondere all’agente l’indennità se ricorrono le seguenti condizioni:

  • l’agente abbia procurato nuovi clienti, o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti, e il preponente riceva ancora vantaggi dagli affari con tali clienti;
  • l’indennità sia stabilita in misura equa, tenuto conto delle provvigioni che l’agente perde a seguito dell’interruzione del rapporto.

L’indennità per la cessazione del rapporto non è dovuta per l’art. 1751 comma 2 cod. civ., qualora:

  • la risoluzione del rapporto da parte del preponente sia imputabile ad una inadempienza dell’agente che non consenta, anche in via provvisoria, la prosecuzione del rapporto;
  • l’agente receda dal contratto, salvo i casi in cui il recesso dipenda da circostanze attribuibili:
    – al preponente;
    – all’agente (età, infermità, malattia), tali da non consentire la prosecuzione del rapporto;
    – l’agente ceda il contratto a un terzo, che subentra nei diritti e negli obblighi con il preponente.

Per la quantificazione dell’indennità, in base al 3° comma dell’art. 1751 cod. civ., l’importo totale dell’indennità non potrà superare quello di un’indennità annua calcolata in base alla media delle retribuzioni riscosse dall’agente negli ultimi cinque anni o, se il contratto risale a meno di cinque anni, nel periodo di efficacia del contratto.
L’altra fonte per la disciplina dell’indennità è costituita dagli accordi collettivi di categoria (i principali: l’Accordo Economico Collettivo del 20 marzo 2002 per il settore Industria e l’Accordo Economico Collettivo del 26 febbraio 2002 per il settore Commercio).
Gli accordi prevedono la suddivisione dell’indennità in tre distinti elementi:

  • l’indennità di risoluzione del rapporto, corrisposta dall’ENASARCO in base alle quote accantonate dal preponente presso il c.d. “FIRR” (Fondo Indennità Risoluzione Rapporto), dovuta all’agente anche se non ci sia stato da parte sua alcun incremento dalla clientela e/o dal fatturato;
  • l’indennità suppletiva di clientela, corrisposta dal preponente in caso di cessazione del rapporto per causa non imputabile all’agente;
  • l’indennità “meritocratica”, aggiuntiva rispetto alle due precedenti, corrisposta dal preponente nel caso in cui l’agente abbia incrementato gli affari con i clienti esistenti.

Con l’eccezione della sola indennità “meritocratica”, i presupposti per la corresponsione dell’indennità previsti dagli accordi collettivi si differenziano dalla disciplina del codice, essendo il diritto accordato all’agente senza alcun riferimento a criteri meritocratici.
La sentenza 23 marzo 2006 (causa C-465/04), della Corte di Giustizia UE, investita pregiudizialmente dell’interpretazione degli artt. 17 e 19 della Direttiva 86/653/CE, cui è informato l’art. 1751 cod. civ. è intervenuta come si è riferito nell’articolo richiamato. Per questa le indennità per la cessazione del rapporto di agenzia non possono essere determinate, in via generale, secondo criteri diversi da quelli previsti nella Direttiva. Le deroghe, apportate dagli accordi economici collettivi, si configurano come legittime solo se viene provato che l’applicazione di tali accordi garantisce “sempre ed in ogni caso” all’agente un’indennità pari o superiore a quella legale. Inoltre il regime indennitario istituito dalla Direttiva ha carattere imperativo e può essere derogato, ai sensi del richiamato art. 19, solo a condizione che la deroga:
Sia favorevole all’agente;
sia pattuita “prima della scadenza del contratto”, il che implica che la natura (migliorativa o peggiorativa per l’agente) della suddetta deroga debba essere valutata dalle parti al momento in cui esse la prevedono, non dopo la cessazione del rapporto.
Non potendo le parti convenire una deroga che non si sa cosa comporti al momento della risoluzione del rapporto, potrebbe essere valida solo la pattuizione che assicuri all’agente “ex ante”, sempre e comunque, un’indennità nella misura massima. Una simile pattuizione non potrà aversi nell’ambito di un contratto collettivo di categoria. Deriva implicitamente l’affermazione, da parte della Corte di Giustizia, della nullità delle clausole degli accordi collettivi relative alla determinazione dell’indennità di fine rapporto.
Nella sentenza n. 21309/2006 va evidenziato come la Corte di Cassazione affermi la necessità di superare l’orientamento giurisprudenziale sino ad oggi maggioritario, che assumeva la prevalenza degli accordi economici collettivi sull’art. 1751 cod. civ., in considerazione del fatto che gli accordi, prevedendo l’erogazione dell’indennità in ogni caso, e non solo al ricorrere delle condizioni “meritocratiche” stabilite dal codice civile, avrebbero assicurato, in astratto ed ‘ex ante”, un trattamento di miglior favore all’agente. La valutazione del carattere di maggior favore o meno, del sistema previsto dagli accordi collettivi veniva effettuata non in concreto, sulla base dell’indennità liquidata di volta in volta dal giudice, ma in astratto, sulla base del mero confronto tra regolamentazione legale e contrattuale.
Alla luce dei principi affermati dalla Corte di Giustizia si dovrà procedere ad una valutazione “ex post”, successiva alla cessazione del rapporto, che consenta di applicare il sistema indennitario, legale o contrattuale, che nel singolo caso risulti migliore per l’agente. Le disposizioni degli accordi economici collettivi potranno essere considerate migliorative ed applicate solo ove sia possibile dimostrare che il trattamento concesso all’agente sia in concreto più favorevole rispetto a quello di cui all’art. 1751 cod. civ., mentre dovrà applicarsi inderogabilmente il suddetto art. 1751 cod. civ. negli altri casi.
La pronuncia della Corte di Cassazione tiene parzialmente conto dei principi della Corte di Giustizia, suscettibili di avere effetti di rilievo sul sistema italiano. Infatti dalla nullità delle clausole degli accordi collettivi relative all’indennità di fine rapporto, che deriva dalla sentenza comunitaria, conseguirebbe che:

  1. i preponenti non sarebbero più vincolati a corrispondere agli agenti le indennità previste dagli accordi, ma avrebbero solo l’obbligo di corrispondere l’indennità di cui all’art. 1751 cod. civ. qualora l’agente riesca a provare la sussistenza dei presupposti indicati;
  2. l’ENASARCO non potrebbe più chiedere ai preponenti il pagamento degli accantonamenti al FIRR;
  3. le prestazioni già eseguite in base a clausole contrattuali nulle, in quanto prive di causa, potrebbero essere assoggettate alle norme relative alla ripetizione dell’indebito (art. 2033 c.c.). In particolare, i preponenti potrebbero richiedere all’ENASARCO la restituzione degli accantonamenti già versati.

La sentenza della Cassazione è giunta a conclusioni diverse dalle esposte, limitandosi alla valutazione a posteriori, che assicuri all’agente l’applicazione del sistema indennitario di maggior favore.

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