Categorie approfondimento: Tributario e fiscale
22 Agosto 2016

Accordo Svizzera-Stati Uniti: effetti per i cittadini italiani e statunitensi?

Di cosa si tratta

Motivi professionali ci hanno portato ad analizzare l’accordo intervenuto tra Svizzera e Stati Uniti, avente ad oggetto lo scambio di informazioni di natura finanziaria, che, non di rado, potrebbe riguardare anche soggetti con cittadinanza italiana e statunitense.
Al tema ci ha portato un caso in concreto di una cittadina italiana con “doppio passaporto” della cui rilevanza si è resa conto avendo avuto l’opportunità di lavorare in un cantone elvetico. Ha con questo accertato che l’accordo tra i due Paesi dispiegava in queste situazioni pericolosi effetti; pericolosi perché il fisco americano è severo e la punizione penale è frequente.
Con la firma di un Joint Statement Regarding Tax Evasion Investigations, il 29 agosto 2013 Svizzera e Stati Uniti hanno definito la controversia fiscale relativa ai patrimoni detenuti dai cittadini statunitensi nelle banche svizzere, che si espongono a sanzioni pecuniarie significative.
L’accordo prevede l’applicazione di multe importanti (tra il 20 e il 50% dell’ammontare dei fondi sottratti al Fisco statunitense dai cittadini statunitensi su conti aperti in Svizzera a partire dal 1° agosto 2008) nei confronti delle banche svizzere che hanno gestito patrimoni statunitensi.
Il Joint Statement contempla l’obbligo per gli istituti di credito elvetici di scambiare informazioni sui propri clienti statunitensi in assoluta trasparenza. A tal fine, si impegnano a trasmettere all’Amministrazione finanziaria statunitense:
– le generalità dei titolari dei conti e tutte le altre informazioni dirette all’identificazione dei conti medesimi;
– le informazioni sui conti dei cittadini statunitensi, trasferiti dalla Svizzera in Paesi a fiscalità privilegiata.
Nel caso della signora sopra citata, alla richiesta di apertura di un conto sul quale depositare i suoi ricavi la banca l’ha informata dell’obbligo che aveva assunto e quindi degli effetti che la conoscenza da parte del fisco americano comportava per i suoi depositi.
L’accordo si applica agli istituti di credito elvetici nei confronti dei quali non è già pendente negli Stati Uniti un procedimento penale per evasione fiscale. L’adesione alle disposizioni dell’accordo consente alle banche svizzere di prevenire eventuali futuri procedimenti penali a loro carico.
L’accordo con gli Stati Uniti è foriero di conseguenze significative per gli istituti elvetici e per la “piazza finanziaria” svizzera in generale. Secondo l’Associazione dei banchieri svizzeri (ASB) le sanzioni previste dal Joint Statement sono “al limite dell’accettabile sul piano giuridico e del sopportabile sul piano economico”, anche se l’accordo potrebbe rappresentare “la sola soluzione in grado di risolvere definitivamente i problemi giuridici con gli Stati Uniti”.
Ai fini dell’applicazione delle sanzioni previste dall’accordo, gli istituti di credito svizzeri sono suddivisi in quattro categorie.
Le banche contro le quali un procedimento penale è già in corso appartengono alla categoria n. 1. Ad esse non si applicano le disposizioni del Joint Statement in quanto stanno già negoziando con le Autorità statunitensi il pagamento di sanzioni pecuniarie per la definizione del procedimento.
Nella categoria n. 2 vi sono le banche svizzere che, in ragione delle proprie pregresse pratiche, hanno fondati motivi per ritenere di aver violato la legislazione fiscale statunitense. Tali istituti avevano la facoltà di richiedere, entro il 31 dicembre 2013, alle Autorità statunitensi la conclusione di un accordo diretto ad evitare che venga dato inizio ad un procedimento penale nei loro confronti. A tal fine hanno trasmesso all’Amministrazione finanziaria statunitense:
– informazioni sulle operazioni transfrontaliere;
– gli elenchi dei clienti che hanno lasciato il territorio svizzero. Non vi è tuttavia l’obbligo di fornire i nominativi, ma devono indicare con quali modalità i clienti statunitensi sono stati contattati ed invitati ad usufruire dei servizi offerti dalle banche svizzere.
Gli istituti di credito i quali rientrano nella categoria n. 2 sono passibili di sanzione pecuniaria.
Le banche svizzere che ritengono di non avere violato la legislazione fiscale statunitense (appartenenti alla categoria n. 3) e quelle che svolgono attività a livello locale (appartenenti alla categoria n. 4) possono, tra il 1° luglio 2014 e il 31 ottobre 2014, presentarsi presso l’Amministrazione finanziaria statunitense per richiedere il rilascio della cd. “Non-Target Letter”.
La Svizzera si impegna ad incoraggiare gli istituti finanziari coinvolti ad aderire al programma e ad assicurare assistenza e cooperazione giudiziaria sulla base della Convenzione contro le doppie imposizioni con gli Stati Uniti. A loro volta, gli Stati Uniti riconoscono che la menzione di nominativi di collaboratori o di terze persone nei documenti trasmessi dalle banche svizzere non implica automaticamente una responsabilità penale a loro carico.
Al fine di evitare di incorrere in futuro in responsabilità penale, le banche elvetiche sono vivamente invitate ad aderire a quanto convenuto nel Joint Statement. Qualora le informazioni fornite dovessero risultare false, incomplete o erronee, non potrebbero sottrarsi ad eventuali procedimenti penali.
L’accettazione dell’accordo da parte delle banche che vi hanno aderito prevede, come primo passo, il calcolo degli importi nascosti appartenenti a titolari di conti statunitensi. A questo punto, scatta la fase 2, che consiste nel recupero delle somme sottratte al fisco Usa. In pratica, si tratta di calcoli che varieranno a seconda delle posizioni e degli importi riconducibili ai singoli contribuenti. Comunque, una volta definite le somme complessive che risultano stoccate sui conti di uno specifico istituto di credito, su queste scatterà una penale, pari al 20%. Nel corso della fase 3, l’importo della sanzione, a carico della banca, transiterà nelle casse dell’erario americano. A questo punto si passa alla fase 4, la più tecnica, in quanto prevede l’estensione d’un salvagente normativo a beneficio della banca in questione che sarà sollevata dall’apertura d’un giudizio, con relative procedure penali, di fronte a una Corte statunitense. In pratica, si provvederà a bloccare l’avvio del procedimento di contestazione.

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