Categorie approfondimento: Societario
12 Novembre 2015

Abuso dei soci di maggioranza

Di cosa si tratta

La giurisprudenza ha individuato nel tempo casi nei quali si può ravvisare l’abuso di potere che è causa di annullamento delle deliberazioni assembleari e che si realizza quando la delibera non trovi giustificazione nell’interesse della società oppure abbia quale fine il danneggiare la posizione degli altri soci nei loro diritti patrimoniali o ancora sia volta al perseguimento di un interesse particolare. Fuori da questi confini non vi è spazio per il controllo in sede giudiziaria del contenuto delle delibere assembleari.
La società, come la persona, è una entità viva che si muove, persegue fini, postula relazioni necessarie, produce conflitti; in questa sua dinamica, come si è trovato l’allineamento di interessi che ha motivato a farne parte, talora questi vanno a divergere per le più varie ragioni.
Quando poi si comincia a litigare in senso sostanziale tra i soci, gli interessi sociali non sono più al centro delle scelte e, nei casi in cui non si abbia adeguata regolamentazione, le soluzioni ai potenziali conflitti diventano difficili.
Contrariamente al passato riteniamo che il contenzioso societario sia aumentato non per la maggiore conflittualità in relazione ad altri settori, ma perché va riconosciuto che l’accelerazione dei giudizi, anche grazie alle sezioni specializzate, è diventato uno strumento al quale si può utilmente ricorrere. Nelle situazioni contenziose è facile che il pregiudizio alla società derivi dalla protrazione della condizione di conflitto, ma quando si può confidare, come ora, su risposte concrete e celeri, in luogo di sopportare, si reagisce con il ricorso al giudice.
È il perseguimento dell’interesse della società il vero elemento di riferimento delle scelte e tutto quanto non sia volto a tale fine è suscettibile di essere revisionato e controllato da una visione superiore. La devianza dall’interesse sociale si realizza con maggiore frequenza quando la maggioranza dei soci vuole attualizzare principalmente i propri interessi, perseguiti addirittura attraverso l’apparente opposto.
Così è nel caso di delibera di scioglimento anticipato della società, ove sono insindacabili le esigenze dell’economia individuale del socio che possano averlo indotto a votare quella determinazione.
Questo tipo di delibera di scioglimento di una società, una volta presa dai soci in corrette forme legali e con le maggioranze necessarie, può essere annullata, salvo il caso in cui ricorrano le ragioni tipiche previste (artt. 2377 e 2379 c.c.), sotto il profilo dell’abuso di potere, quando risulti preordinata dai soci di maggioranza per perseguire interessi diversi da quelli societari, ovvero per danneggiare i diritti degli altri partecipanti, mentre è preclusa ogni possibilità di impugnazione in sede giudiziaria sui motivi che hanno indotto la maggioranza alla decisione in quanto non è un interesse giuridicamente tutelato quello del socio alla conservazione della propria condizione di socio.
Quello societario è un contratto che come tutti i contratti va eseguito con correttezza e buona fede. Molto si potrebbe dire sul punto, ma ricorre come una costante nelle pronunzie in materia il richiamo a queste regole.
L’abuso, che già di suo esprime un giudizio negativo su una condotta, è causa di annullamento delle deliberazioni assembleari quando non vi sia giustificazione della scelta nell’interesse della società nel momento nel quale è adottato il provvedimento ed anche quando si abbia una deviazione dal perseguimento dello scopo pratico perseguito nel concreto contratto di società; questo poi è aggravato nei casi in cui la scelta sia ispirata al perseguimento da parte della maggioranza di un interesse diverso rispetto a quello sociale e più propriamente individuale.
Analoga conclusione si raggiunge nei casi in cui la scelta sia volta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali degli altri soci, quelli di minoranza, in quanto non pertinente ai fini da perseguire.
Non è quindi l’apparenza dell’operazione che a priori possa portare a conclusioni in ordine alla validità di una delibera sociale pregiudizievole, ma la dimostrazione che sia stata adottata per fini deviati. Questo porta ad affermare che, non solo vi sia la lesione ad un interesse sociale, ma anche che esista il conflitto di interessi; non rileva invece che il socio possa conseguire anche un interesse proprio.
Non può ritenersi impugnabile per conflitto di interessi la delibera di scioglimento anticipato della società in quanto la situazione di conflitto rilevante va valutata non con riferimento ai contrastanti interessi dei soci, ma al contrasto tra l’interesse del socio e l’interesse sociale, che è l’insieme degli interessi riconducibili al contratto di società tra i quali non è compreso l’interesse della società alla prosecuzione della propria attività, perché la stessa disciplina legale del fenomeno societario consente che la maggioranza ponga fine all’impresa comune, senza subordinare la decisione ad alcuna condizione.

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